Note di economia, politica e tecnologia

La situazione internazionale

Esteri

La propaganda di Trump la pagano i contribuenti (apnews.com)

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La Casa Bianca ha finanziato con denaro pubblico tre spot televisivi che celebrano Donald Trump, per una spesa vicina a 1,5 milioni di dollari. L’ultimo riprende quasi integralmente un video della campagna presidenziale del 2024, eliminando il marchio elettorale e aggiungendo la scritta: “Pagato dal governo degli Stati Uniti”.

L’amministrazione li definisce annunci di servizio pubblico. Ma lo spot rivendica risultati politici, attacca nemici ideologici e torna in onda a poche settimane dalle elezioni di metà mandato. Le contestazioni non arrivano soltanto dai democratici e dalle associazioni civiche: anche il leader repubblicano del Senato John Thune ha detto che non dovrebbe essere finanziato dai contribuenti.

Il passaggio è semplice e pericoloso: la comunicazione istituzionale smette di informare e comincia a fare campagna per chi controlla l’istituzione. Quando il governo compra il culto del proprio capo con i soldi dei cittadini, chiamarlo “servizio pubblico” è già parte della propaganda.

https://apnews.com/article/26ae03010d78221d1d93b06c0818d06d

Due prigionieri, un segreto e una crepa tra alleati (president.gov.ua)

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Volodymyr Zelensky ha annunciato all’Onu che l’Ucraina ha trasferito in Corea del Sud due soldati nordcoreani catturati. Seul sostiene che la divulgazione abbia violato un accordo di riservatezza pensato per proteggere i militari e le loro famiglie; una fonte della presidenza ucraina ha invece negato che quell’accordo esistesse.

Il trasferimento è confermato. L’intesa segreta, no: su questo le versioni dei due governi sono opposte. Ed è proprio la disputa a mostrare quanto i prigionieri siano diventati anche materiale diplomatico, stretto fra propaganda di guerra, sicurezza personale e rapporti tra alleati.

Zelensky voleva dimostrare all’Onu che Mosca internazionalizza il conflitto arruolando nordcoreani. Seul voleva evitare che quella prova diventasse pubblica. Quando la comunicazione politica entra in collisione con la protezione delle persone, il segreto smette di essere un dettaglio e diventa parte della guerra.

https://www.president.gov.ua/en/news/zvernennya-prezidenta-na-zagalnih-debatah-generalnoyi-asambl-106573

Iran, Trump respinge la tregua: i raid aspettano solo il voto di midterm (ansa.it)

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L'Iran ha proposto una tregua di sette giorni per riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare negoziati sul nucleare, in cambio della rimozione del blocco navale statunitense, dello sblocco degli asset congelati e della fine delle sanzioni petrolifere. Donald Trump ha respinto la proposta: "Hanno presentato un piano, l'ho rifiutato", ha dichiarato, convinto che la pressione economica della campagna "Operation Economic Outcast" costringerà Teheran a cedere senza contropartite.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e confermato da agenzie e testate italiane, Trump starebbe valutando la ripresa dei bombardamenti sull'Iran non subito, ma dopo le elezioni di midterm di novembre, quando avrebbe "le mani più libere" e l'iniziativa militare non peserebbe sulle urne. Nel frattempo la Casa Bianca continua a chiedere pubblicamente la riapertura di Hormuz, snodo cruciale per i prezzi del petrolio globale, riservandosi però la stessa mano dura che dice di voler evitare.

Il calendario elettorale come variabile di una decisione bellica non è un dettaglio da poco: significa che la data dei prossimi raid non dipende solo da Teheran, ma anche dal calcolo elettorale di Washington. Un promemoria di quanto la retorica sulla sicurezza internazionale finisca spesso per intrecciarsi con quella, più prosaica, del consenso interno.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/09/26/trump-dice-no-al-piano-iraniano-e-pensa-a-nuovi-raid-dopo-le-midterm_4c47d3f5-794e-47cd-bd5b-d91596797e92.html

Raid su Mosca, Putin frena sui negoziati ma assicura: nessuna ostilità con l'Europa (ansa.it)

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Il 25 settembre, giorno delle elezioni per la Duma, l'Ucraina ha lanciato quello che diverse agenzie definiscono un attacco "massiccio" contro Mosca. La risposta di Vladimir Putin è arrivata in serata: la Russia era pronta a riprendere i negoziati con Kiev, ma dopo i raid "valuteremo con attenzione quali passi intraprendere", aggiungendo che ogni decisione sarà presa "basandoci sugli interessi della Russia".

Nello stesso intervento Putin ha voluto rassicurare l'Europa: "Non ci stiamo preparando ad alcun tipo di ostilità con l'Europa, non abbiamo piani del genere", smentendo così i timori di un'escalation imminente contro la Nato, rilanciati nei giorni scorsi da diverse cancellerie europee. Resta aperta, senza impegno definitivo, anche la partecipazione russa al summit Apec di Shenzhen a metà novembre.

Il copione è ormai familiare: ogni gesto ucraino diventa il pretesto per congelare un negoziato che il Cremlino presenta come sempre a un passo dalla ripartenza, mentre la rassicurazione all'Europa arriva puntuale ogni volta che la tensione rischia di salire troppo. Difficile stabilire quanto sia calcolo negoziale e quanto genuina cautela: ma la sequenza minaccia-rassicurazione si ripete con una regolarità che dovrebbe insospettire chi la prende sempre alla lettera, a Mosca come a Bruxelles.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/09/25/putin-eravamo-pronti-a-riprendere-i-negoziati-ma-dopo-raid-ucraini-ci-rifletteremo_e620c030-a447-47d9-8e39-57884e1164d0.html

Trump e Xi, vertice da red carpet per due mesi di tregua (ilsole24ore.com)

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Il 23 settembre Xi Jinping è atterrato alla Joint Base Andrews accolto da Donald Trump come raramente accade a un leader straniero; il giorno dopo, alla Casa Bianca, il vertice si è chiuso con l'annuncio, dato dal segretario al Tesoro Scott Bessent, di una proroga di due mesi della tregua sui dazi: dal 10 novembre al 10 gennaio. Nessun accordo commerciale più ampio, nessuna cifra concreta, solo altro tempo per negoziare — lo stesso schema di rinvii che regge i rapporti Usa-Cina da oltre un anno.

Alla scenografia ha pensato il resto del programma: cena di Stato con imprenditori del calibro di Elon Musk e Tim Cook, dichiarazioni americane di "passi avanti", e Xi che ha usato il palco per chiedere a Washington di opporsi formalmente all'indipendenza di Taiwan, evocando la "trappola di Tucidide" da evitare. Trump ha incassato l'immagine di statista pacificatore; Pechino una vetrina diplomatica e, di fatto, altri centoventi giorni di respiro sulle tariffe.

Il paradosso è che la propaganda di entrambe le sponde ha bisogno di annunci solenni, mentre i contenuti restano provvisori: due mesi bastano a spostare il problema oltre le prossime scadenze politiche interne senza risolverlo, riproponendo la stessa formula già vista nell'estate 2025. Chi aspettava la svolta epocale può segnarsi la prossima data sul calendario: 10 gennaio.

https://www.ilsole24ore.com/art/trump-accoglie-xi-washington-tregua-dazi-prorogata-fino-gennaio-AJdT1CNB

Seul diventa bersaglio perché ospita Washington (news.sbs.co.kr)

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La Corea del Nord ha avvertito che la Corea del Sud diventerebbe un «bersaglio decisivo» di una rappresaglia collettiva se fungesse da snodo centrale del sistema di difesa guidato dagli Stati Uniti. La minaccia compare in un commento diffuso dalla KCNA e firmato da un dirigente dell’Istituto per gli studi sullo Stato nemico: è propaganda ufficiale, non l’annuncio di un’operazione imminente.

Pyongyang reagisce alle parole del comandante delle forze statunitensi in Corea, che ha descritto il Sud come un centro cruciale della difesa collettiva americana. Sul territorio sudcoreano sono schierati circa 28.500 militari statunitensi; esercitazioni e dispiegamenti congiunti sono da tempo presentati dal Nord come prove generali di aggressione.

Il paradosso della deterrenza è tutto qui: più Seul viene integrata nella rete militare americana per sentirsi protetta, più Pyongyang la indica come bersaglio per ciò che Washington potrebbe fare altrove. Non è una giustificazione della minaccia nordcoreana, ma il costo politico di un’alleanza che da scudo regionale rischia di diventare piattaforma globale.

https://news.sbs.co.kr/english/article.do?news_id=N1008769770

Washington e Pechino comprano altri due mesi (apnews.com)

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Stati Uniti e Cina hanno prorogato fino al 10 gennaio la tregua commerciale che sarebbe scaduta il 10 novembre. L’annuncio del segretario al Tesoro Scott Bessent coincide con l’arrivo di Xi Jinping a Washington per la prima visita di Stato negli Stati Uniti da oltre dieci anni e per il vertice con Donald Trump.

La sospensione limita per altri due mesi nuovi dazi e restrizioni, ma non risolve i dossier che dividono le due potenze: tariffe ancora elevate, controlli tecnologici, intelligenza artificiale, materie prime e squilibri commerciali. L’esito concreto, prima ancora del vertice, è dunque un’altra scadenza.

La tregua evita una nuova escalation e questo conta. Ma una politica commerciale governata da proroghe resta una crisi amministrata, non un accordo: Washington e Pechino comprano tempo mentre imprese e mercati continuano a pagare l’incertezza.

https://apnews.com/article/e560910c897fedb0448eda4cdbfdbaea

Droni russi pronti a colpire l'Italia dal mare, dice la Cia. Roma non fiata (open.online)

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Secondo il quotidiano spagnolo El Mundo, la Cia ha raccolto e condiviso con gli alleati europei informazioni su un piano russo per colpire Italia, Francia e Spagna con droni Gerbera lanciati dal mare: velivoli di circa due metri, capaci di 160 km/h e 600 km di autonomia, trasportabili smontati su navi mercantili e lanciabili con catapulte a 200-300 km dalla costa, con 4-5 chili di esplosivo a bordo, sufficienti a innescare incendi o bloccare porti e aeroporti. I tre paesi sarebbero nel mirino perche' tutti al voto nel 2027 e tutti attraversati da forze politiche radicali con legami, piu' o meno espliciti, verso Mosca.

L'allarme risale alla visita a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe, il 25 agosto, e sarebbe stato condiviso nelle settimane successive con i governi europei. In Francia la notizia ha avuto un seguito istituzionale immediato: Emmanuel Macron ha convocato i leader politici il 16 settembre per informarli della minaccia. In Italia, al momento, nessuna reazione pubblica del governo risulta registrata, nonostante il paese compaia esplicitamente tra i bersagli indicati dai servizi Usa.

Resta da vedere se il silenzio italiano rifletta una gestione riservata dell'informazione, come spesso accade sui dossier di intelligence, o semplicemente l'ennesimo scarto tra gli annunci enfatici sulla sicurezza nazionale e la gestione concreta delle minacce quando arrivano davvero sul tavolo.

https://www.open.online/2026/09/24/droni-russi-attacchi-italia-spagna-francia-allarme-cia/

Miami riapre la porta a Putin (noticias.uol.com.br)

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Gli Stati Uniti hanno invitato Vladimir Putin al vertice del G20 del 14 e 15 dicembre a Miami. Lo ha confermato il segretario di Stato Marco Rubio dopo l’incontro con il ministro russo Sergej Lavrov a New York; la partecipazione del presidente russo non è ancora confermata.

Rubio presenta l’invito come un’occasione di dialogo. Nello stesso giorno, però, il Cremlino ha ribadito che non esistono ancora le condizioni per negoziati di pace sull’Ucraina, mentre gli attacchi proseguono. L’apertura diplomatica è dunque reale; il suo risultato, per ora, soltanto ipotetico.

Parlare con l’avversario può essere necessario. Ma se il ritorno ai grandi tavoli non è accompagnato da passi verificabili verso la de-escalation, il dialogo rischia di diventare normalizzazione: una fotografia internazionale concessa prima che cambi qualcosa sul campo.

https://noticias.uol.com.br/ultimas-noticias/afp/2026/09/23/eua-convida-putin-para-cupula-do-g20-em-dezembro.htm

Kiev brucia mentre si discute la tregua (internazionale.it)

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Un attacco russo con droni ha colpito Kiev poche ore dopo l’incontro tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump dedicato anche agli sforzi di pace. Secondo le autorità cittadine, il bilancio aggiornato è di almeno due morti e 22 feriti; sono state colpite infrastrutture ferroviarie, depositi e stazioni di servizio.

Zelensky aveva appena dichiarato la disponibilità a una tregua sugli obiettivi energetici, a condizione di reciprocità. La risposta sul terreno è arrivata prima di qualunque intesa: una delle stazioni di servizio colpite sarebbe la sesta struttura di Ukrnafta attaccata nelle ultime settimane.

I colloqui continuano a produrre formule diplomatiche, mentre i droni producono fatti compiuti. Finché ogni apertura viene accompagnata da un nuovo elenco di bersagli civili e infrastrutturali, la parola “tregua” rischia di descrivere più la conferenza stampa che la guerra.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/23/russia-hits-kyiv-petrol-stations-kills-one