Note di economia, politica e tecnologia

La situazione internazionale

Esteri

Ad Haiti lo Stato arriva dopo le bande (apnews.com)

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Una coalizione di bande armate ha assaltato Kenscoff, comunità agricola sulle colline sopra Port-au-Prince, incendiando case e uccidendo decine di persone. EFE ha contato almeno venti corpi; il sindaco e un’organizzazione haitiana per i diritti umani stimano tra trenta e quaranta morti, precisando che il bilancio resta incompleto.

Kenscoff domina vie strategiche verso la capitale e il sud del Paese. Non è un luogo colpito per caso né per la prima volta: le bande allargano il territorio, mentre polizia e missione internazionale continuano a inseguire l’emergenza invece di prevenirla. I residenti hanno protestato chiedendo la rimozione del capo locale della polizia.

Quando lo Stato compare soltanto per contare i corpi, la sicurezza è già diventata propaganda. Haiti non soffre di una misteriosa fatalità tropicale: soffre di istituzioni svuotate, forze insufficienti e una comunità internazionale capace di convocare missioni molto più rapidamente di quanto riesca a proteggerne i destinatari.

https://apnews.com/article/485903ee45cd5ffc1b5270b268ba31e3

Il voto per posta entra nell’incertezza di Stato (supremecourt.gov)

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La Corte suprema americana ha sospeso un blocco giudiziario che impediva all’amministrazione Trump di attuare parti del decreto sul voto postale prima delle elezioni di metà mandato. La maggioranza non ha stabilito che il piano sia legittimo: ha giudicato prematura l’azione degli Stati ricorrenti. Un’altra ingiunzione resta in vigore e nuove cause sono già possibili.

Il decreto affida al governo federale e al servizio postale ruoli inediti nella verifica degli elettori e nella distribuzione delle schede, terreno che la Costituzione assegna anzitutto agli Stati e al Congresso. Anche senza un verdetto definitivo, il risultato immediato è politico: a poche settimane dall’invio delle prime schede, nessuno sa con certezza quali regole varranno.

Una democrazia può sopportare norme severe; sopporta molto meno norme mobili. Se la sicurezza del voto diventa un cantiere aperto alla vigilia delle urne, il primo effetto non è la fiducia promessa da Trump ma il sospetto — e il sospetto, quando arriva dal potere, è già una forma di pressione sull’elettore.

https://www.supremecourt.gov/opinions/25pdf/26a124_hgci.pdf

Damasco esce dalla lista, la memoria resta (apnews.com)

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Gli Stati Uniti hanno cancellato la Siria dall’elenco degli Stati sponsor del terrorismo, chiudendo una designazione durata dal 1979. Dopo i 45 giorni di esame congressuale, cadono altri vincoli su aiuti, finanza e investimenti; Washington ha revocato anche la designazione antiterrorismo di Hayat Tahrir al-Sham.

È una scelta comprensibile se serve a ricostruire un Paese devastato e a evitare che l’isolamento produca un altro Stato fallito. Ma la normalizzazione economica non è un certificato di innocenza: il nuovo potere di Ahmed al-Sharaa va giudicato sulla protezione delle minoranze, sull’esclusione dei gruppi jihadisti e sulla capacità di rendere conto degli abusi.

Le liste nere sono strumenti politici, non archivi della memoria. Toglierne un nome può aprire banche e cantieri; non dovrebbe chiudere il fascicolo delle responsabilità né trasformare la convenienza diplomatica in assoluzione retroattiva.

https://apnews.com/article/d88f76c1d91b11185ae4065f85abc2f9

Bambini morti a Krasnodar, l'Ue risponde con altri 6,1 miliardi a Kiev (ansa.it)

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Detriti di droni ucraini abbattuti sopra Krasnodar, in Russia meridionale, sono caduti su un asilo privato: secondo le autorita locali, citate da media di Mosca e Kiev, sono morti due bambini e altri sette sono rimasti feriti, insieme a due adulti. Nella stessa zona ha preso fuoco anche un magazzino della piattaforma e-commerce Ozon, colpita per il terzo giorno consecutivo nell'ambito della campagna ucraina contro la logistica russa.

La notizia arriva nelle stesse ore in cui l'Unione europea annuncia altri 6,1 miliardi di euro per la difesa di Kiev e i "Volenterosi" si riuniscono per rilanciare il sostegno militare all'Ucraina, nel giorno del 35esimo anniversario dell'indipendenza. Un bilancio di vittime civili russe finora confermato solo da fonti russe e ucraine, senza verifiche indipendenti sul terreno, ma comunque ripreso rapidamente dalle agenzie internazionali.

Il doppio binario e evidente: le vittime civili diventano priorita politica quando servono a giustificare nuovi impegni economici e militari; quando a cadere sono bambini dall'altra parte del fronte, restano una notizia di cronaca da verificare, senza vertici ne stanziamenti a seguire.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/08/24/detriti-di-droni-ucraini-su-un-asilo-della-citta-russa-di-krasnodar-morti-2-bambini_bd0344a6-6c51-410e-ac89-f6e3a4932067.html

La pace europea arriva in munizioni (elpais.com)

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La Commissione europea ha approvato altri 6,1 miliardi di euro per sistemi antiaerei e antimissile, missili, munizioni e radar destinati all’Ucraina. L’annuncio cade nel giorno dell’indipendenza ucraina e mentre a Kiev si riunisce la Coalizione dei volenterosi: simbolismo politico e capacità militare ormai viaggiano nello stesso pacchetto.

Il sostegno è comprensibile: senza difese, una trattativa con Mosca sarebbe soltanto la ratifica della forza. Ma Bruxelles continua a presentare ogni nuova spesa come se bastasse la parola “difesa” a risolverne tutte le conseguenze. Missili, radar e produzione bellica servono a proteggere; alimentano anche una guerra che l’Europa dice di voler chiudere senza ancora mostrare un percorso negoziale altrettanto concreto.

La contraddizione non è spendere per Kiev. È avere cifre, scadenze e forniture per le armi, mentre la diplomazia resta affidata a formule come “pace giusta e duratura”. L’Europa sta imparando a essere una potenza militare; deve ancora dimostrare di saper trasformare quella forza in politica.

https://elpais.com/internacional/2026-08-24/costa-y-burnham-llegan-a-kiev-para-conmemorar-con-zelenski-el-dia-de-la-independencia-ucrania.html

I droni non leggono le bandiere sugli asili (internazionale.it)

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Due bambini sono morti e altre nove persone, fra cui sette minori, sono rimaste ferite quando detriti di droni abbattuti hanno colpito un centro privato per l’infanzia a Krasnodar. La ricostruzione viene dalle autorità russe ed è riportata da Reuters; nella stessa notte un attacco russo ha ucciso tre persone nell’area di Kharkiv.

Ricordare entrambi i fatti non significa pareggiare aggressore e aggredito. La responsabilità politica dell’invasione resta russa. Significa rifiutare l’altra scorciatoia: considerare inevitabile ogni vittima civile quando il drone viaggia nella direzione che riteniamo giusta.

Kiev colpisce la logistica russa perché sostiene lo sforzo bellico di Mosca. Ma quando i frammenti cadono su un asilo, la parola “logistica” non assolve nessuno e la propaganda non restituisce i bambini. Una guerra può avere responsabilità storiche chiarissime e continuare a produrre tragedie che non meritano attenuanti editoriali.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/08/24/drone-attack-kills-two-children-burns-logistics-hub-in-russia-s-krasnodar

In Congo la pace ha ancora bisogno di istruzioni (aa.com.tr)

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Il governo della Repubblica Democratica del Congo e l’AFC/M23 hanno concluso cinque giorni di colloqui in Svizzera impegnandosi a proseguire il processo di Doha. Hanno discusso una sequenza per i negoziati, regole comuni per segnalare le violazioni del cessate il fuoco e un meccanismo per risolvere gli ostacoli; la prima missione di verifica è prevista a Minembwe.

È un passo, ma la diplomazia ha il vizio di chiamare progresso anche l’accordo su come misurare il mancato rispetto degli accordi precedenti. Il quadro di pace esiste già, così come le promesse su cessate il fuoco, prigionieri e accesso umanitario. Ciò che continua a mancare è la distanza fra la firma e il terreno.

Stati Uniti, Qatar, Unione Africana, Togo e Svizzera possono costruire tavoli e calendari. Non possono trasformarli da soli in sicurezza per i civili dell’est congolese. La verifica del cessate il fuoco sarà credibile soltanto se produrrà conseguenze per chi lo viola; altrimenti sarà un’altra procedura impeccabile per documentare una guerra che continua.

https://www.aa.com.tr/en/africa/dr-congo-m23-rebel-group-agree-on-roadmap-for-comprehensive-peace-talks/4034875

La centrale è piccola, il precedente no (theguardian.com)

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Un attacco informatico attribuito a hacker legati all’Iran ha fermato per quattro giorni un piccolo impianto di generazione elettrica britannico. Il governo di Londra conferma l’incidente e precisa che la rete nazionale non ha corso rischi; l’attribuzione a Teheran, invece, resta quella riferita dal Telegraph, non una conclusione pubblica delle autorità.

La distinzione conta: trasformare subito un’attribuzione d’intelligence in una sentenza sarebbe propaganda. Ma sarebbe altrettanto comodo liquidare tutto perché la centrale era piccola. La vulnerabilità dimostrata vale più dei megawatt perduti: un’infrastruttura fisica è stata fermata da remoto, mentre Londra avverte da mesi che gli attori iraniani prendono di mira anche i sistemi industriali.

La guerra ibrida prospera proprio in questa zona grigia: danni limitati, responsabilità negabile, pressione politica reale. I governi celebrano la resilienza perché il blackout nazionale non c’è stato; la domanda seria è perché un impianto abbia potuto restare spento quattro giorni prima che il precedente diventasse una notizia.

https://www.theguardian.com/world/2026/aug/23/iran-linked-hackers-blamed-cyber-attack-british-power-plant

Teheran trasforma le sanzioni in bersagli (apnews.com)

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Il nuovo capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha avvertito i Paesi vicini: chi parteciperà alla pressione economica annunciata dagli Stati Uniti sarà considerato un nemico. Teheran minaccia di colpirne gli interessi e le rotte petrolifere alternative allo Stretto di Hormuz.

Washington promette un «D-Day economico» contro l’Iran; Teheran risponde traducendo le sanzioni in possibili bersagli militari. È la consueta escalation per delega: le grandi potenze fissano il campo di battaglia, mentre ai Paesi della regione viene chiesto di scegliere una parte sapendo che qualunque scelta può trasformarli in obiettivi.

Le sanzioni non sono un gesto neutro e spesso scaricano sui civili il costo della pressione politica. Ma dichiarare nemico chiunque le applichi cancella deliberatamente la distanza tra dissenso, coercizione economica e guerra. Quando ogni rapporto commerciale diventa un atto ostile, la diplomazia non fallisce soltanto: viene resa materialmente pericolosa.

https://apnews.com/article/467d9b2970e0b9855ac9a68ef90c8e75

Putin scopre che la guerra può tornare indietro (apnews.com)

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Droni ucraini hanno colpito per la prima volta un centro logistico di Ozon nella regione russa di Samara, oltre ad altri obiettivi industriali. L’azienda ha fermato le attività e riferito di feriti; Kiev sostiene che questi hub custodiscano anche beni a doppio uso destinati allo sforzo bellico. Mosca parla invece di attacchi contro infrastrutture civili.

Vladimir Putin ha accusato l’Ucraina di aver «aperto il vaso di Pandora» e promesso rappresaglie contro i settori economici più sensibili di Kiev. Dopo quattro anni di missili e droni sulle città ucraine, il Cremlino scopre così una categoria nuova: la guerra intollerabile è quella che attraversa il confine nella direzione sbagliata.

Questo non rende automaticamente legittimo ogni bersaglio scelto da Kiev: un magazzino commerciale resta un obiettivo controverso e l’allargamento della guerra economica aumenta il rischio per i civili. Ma la minaccia russa rivela una pretesa ormai logora: bombardare sarebbe strategia, essere colpiti terrorismo. La sovranità, nella dottrina di Mosca, continua a valere a senso unico.

https://apnews.com/article/5e6f60963f2662907441e95c635470c4