Note di economia, politica e tecnologia

La situazione internazionale

Esteri

Mar Cinese, lo speronamento ha due versioni (internazionale.it)

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Una nave della Guardia costiera cinese è entrata in collisione con la BRP Datu Magat Salamat, unità filippina impegnata in una missione di rifornimento ai pescatori vicino ad Abad Santos, nel Mar Cinese Meridionale. Manila segnala danni a ringhiere e coperta ma nessun ferito.

La Guardia costiera filippina parla di manovre pericolose e di speronamento deliberato. Pechino offre il racconto opposto: la nave filippina avrebbe ignorato gli avvertimenti, cambiato rotta e accelerato davanti alla prua cinese. I filmati documentano l'urto e la tensione a bordo; non risolvono da soli la disputa sull'intenzione.

È la grammatica della zona grigia: abbastanza pressione fisica da imporre una presenza, non abbastanza da assumersi apertamente il costo politico di un attacco. Così una contesa sulla sovranità diventa una serie di collisioni quasi amministrative, mentre ogni parte prepara in anticipo anche la propria versione dei fatti.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/18/china-vessel-rams-and-damages-philippine-fishing-boat-coast-guard-says

Riad compra 48 F-35, l’equilibrio resta per decreto (investing.com)

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Il Dipartimento di Stato americano ha autorizzato la possibile vendita all’Arabia Saudita di 48 caccia F-35, 49 motori e sistemi di supporto per un valore stimato di 24,3 miliardi di dollari. Il pacchetto è stato notificato al Congresso e non equivale ancora a una consegna definitiva, ma apre la strada al primo ingresso del velivolo stealth più avanzato degli Stati Uniti nell’arsenale saudita.

Washington afferma che l’operazione rafforzerà un importante alleato non NATO e «non altererà l’equilibrio militare» regionale. È la formula rituale con cui una trasformazione strategica viene presentata come semplice continuità: quarantotto F-35 arrivano nel Golfo, ma sulla carta nulla cambia.

Restano inoltre le preoccupazioni già emerse sui rapporti militari di Riad con Pechino e sulla possibile esposizione di tecnologie sensibili. Nel pieno di una guerra regionale, gli Stati Uniti rispondono all’instabilità vendendo capacità militari ancora più sofisticate. La deterrenza ha sempre una spiegazione; il mercato, quasi sempre, anche una fattura.

https://www.investing.com/news/stock-market-news/us-state-department-oks-possible-243-billion-military-aircraft-sale-to-saudi-arabia-4906175

ONU, Abbas entra dal monitor (marketscreener.com)

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L’Assemblea generale dell’ONU ha autorizzato Mahmoud Abbas a intervenire in video alla riunione dei leader mondiali della prossima settimana. È il secondo anno consecutivo che il presidente palestinese ricorre allo schermo dopo il diniego del visto statunitense. La risoluzione è passata con 152 voti favorevoli, tre contrari e quattro astensioni e consentirà la partecipazione a distanza anche ad altri alti funzionari palestinesi bloccati nell’anno successivo.

Washington sostiene che l’Autorità palestinese non abbia rispettato impegni di riforma, continui a corrispondere assegni alle famiglie di detenuti condannati per attacchi contro israeliani e usi i tribunali internazionali contro Israele. I palestinesi respingono queste motivazioni. L’accordo del 1947 sulla sede ONU impone generalmente agli Stati Uniti di garantire l’accesso ai diplomatici, mentre Washington rivendica eccezioni per sicurezza, estremismo e politica estera.

La contraddizione istituzionale è ormai stabile: il Paese che ospita l’ONU decide chi può raggiungerne il podio, poi l’Assemblea vota per riaprire il microfono da remoto. Non è solo una disputa sui visti. È il promemoria che perfino l’universalità delle Nazioni Unite passa dalla frontiera di uno Stato membro.

https://www.marketscreener.com/news/un-allows-palestinian-president-to-again-speak-via-video-after-us-denies-visa-ce785bd3de8cf02c

Iran, le sanzioni restano ma sparisce chi le controlla (marketscreener.com)

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Russia e Cina hanno posto il veto alla risoluzione statunitense che avrebbe prorogato per un anno il gruppo di esperti incaricato di monitorare le sanzioni ONU contro l’Iran. Il testo ha raccolto undici voti favorevoli, due astensioni e i due voti contrari decisivi di Mosca e Pechino. Le sanzioni restano formalmente in vigore, ma il Consiglio di Sicurezza perde il suo principale strumento indipendente per verificarne le violazioni.

È una soluzione perfetta per la diplomazia dell’ambiguità: le regole sopravvivono sulla carta, mentre il meccanismo che dovrebbe misurarne l’applicazione viene spento. Russia e Cina contestano la base giuridica del regime ripristinato nel 2025; Stati Uniti ed europei sostengono invece che Teheran abbia violato l’accordo nucleare. Il risultato concreto non risolve la disputa: oscura i fatti.

In una crisi nucleare, il controllo non è un dettaglio tecnico ma la condizione minima per distinguere la verifica dalla propaganda. Un Consiglio capace di imporre sanzioni ma incapace di sorvegliarle produce soprattutto comunicati, sospetti e nuove occasioni di escalation.

https://www.marketscreener.com/news/russia-china-end-mandate-for-independent-monitoring-of-un-sanctions-on-iran-ce785bd3de88f125

Qatargate, l’immunità finisce ad Atene (ca.marketscreener.com)

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Il Parlamento greco ha revocato con 264 voti l’immunità di Dimitris Avramopoulos, ex commissario europeo alla Migrazione e oggi deputato di Nuova Democrazia. La decisione consente alla giustizia belga di proseguire nel procedimento legato al Qatargate; un mandato d’arresto europeo era stato emesso a giugno per ipotesi di partecipazione a un gruppo criminale, corruzione pubblica e riciclaggio. Avramopoulos nega ogni illecito e ha annunciato che si presenterà volontariamente alle autorità belghe.

La revoca dell’immunità non è una condanna, ma toglie uno scudo istituzionale che stava bloccando gli accertamenti. È il minimo sindacale per un’Unione che pretende trasparenza dagli Stati membri mentre uno dei suoi maggiori scandali d’influenza continua a trascinarsi dal 2022.

Il punto politico è semplice: l’immunità tutela la funzione parlamentare, non può diventare una zona franca davanti a contestazioni tanto gravi. Ora servono prove, contraddittorio e tempi rapidi. La credibilità europea non si difende dichiarandosi innocenti o colpevoli nei talk show, ma lasciando lavorare la giustizia senza corsie protette.

https://ca.marketscreener.com/news/greek-parliament-lifts-immunity-of-ex-commissioner-amid-qatargate-probe-ce785bd3dc88f627

Vance: "La politica Usa non è subordinata a Israele". Netanyahu avvisato (gazzettadelsud.it)

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Il vicepresidente Usa JD Vance ha dichiarato, il 16 settembre a New York durante una conferenza organizzata da All-In Podcast, che Washington «non può permettere» che la propria strategia in Medio Oriente sia «subordinata allo Stato di Israele». Vance ha paragonato l'alleanza con Israele a quella con la Nato, sostenendo che nessun patto dovrebbe dettare in toto la politica estera americana, e ha ribadito che l'amministrazione Trump è pronta a divergere pubblicamente da Netanyahu quando lo riterrà necessario. Ha comunque definito Israele un «socio importante» sul piano militare e d'intelligence. Le dichiarazioni arrivano a circa un mese dalle elezioni israeliane.

È una frase che suona come una correzione di rotta rispetto alla linea di sostegno incondizionato più volte rivendicata dalla destra americana negli ultimi anni, e arriva dallo stesso schieramento politico che quella linea l'ha costruita. Il tempismo — a ridosso del voto israeliano — lascia aperta la domanda se si tratti di un principio di politica estera o di un messaggio calcolato per gli elettori, sia americani sia israeliani.

Per ora restano parole: Vance non ha annunciato alcuna misura concreta, e la stessa amministrazione continua a fornire sostegno militare e diplomatico a Israele su altri fronti regionali. La distanza tra la retorica dell'"America First" e i fatti sul terreno è, almeno per ora, tutta da dimostrare.

https://gazzettadelsud.it/articoli/mondo/2026/09/16/vance-la-politica-usa-non-puo-essere-subordinata-a-israele-il-vicepresidente-guarda-al-2028-e04687e6-b810-4338-b3d6-2e50465fbf06/

Canada europeo, Trump presenta il conto (cyprus.representation.ec.europa.eu)

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Ursula von der Leyen ha proposto di aprire al Canada la porta di un inedito status di «membro associato» dell’Unione europea. La formula non ha ancora regole né un percorso giuridico definito, ma dovrebbe accompagnare un’alleanza più stretta su commercio, difesa, tecnologia, energia e materie prime. Donald Trump ha risposto definendo l’ipotesi potenzialmente un «atto ostile» e minacciando dazi pesanti o tagli agli scambi con l’Europa.

La scena chiarisce la nuova grammatica transatlantica. Ottawa prova a diversificare i rapporti dopo lo scontro commerciale con Washington; Bruxelles offre una cornice politica; la Casa Bianca considera la scelta autonoma di due alleati una possibile aggressione. La sovranità piace molto, purché venga esercitata dagli Stati Uniti.

Per ora esistono una proposta europea e una minaccia americana, non un’adesione canadese. Ma la sproporzione è già politica: a un progetto ancora da definire Trump risponde con la coercizione economica. Se perfino la cooperazione tra democrazie diventa ostilità quando sfugge al controllo di Washington, l’alleanza occidentale somiglia sempre meno a un patto e sempre più a una gerarchia.

https://cyprus.representation.ec.europa.eu/news/2026-state-union-address-president-von-der-leyen-2026-09-16_en

Washington sanziona Mosca, ma consegna la leva a Trump (marketscreener.com)

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La Camera statunitense ha approvato con 262 voti contro 159 il pacchetto di sanzioni contro Russia e Iran già passato al Senato. Il testo colpisce energia, difesa e flotta ombra russa e arriva ora sulla scrivania di Donald Trump. È il tentativo più ambizioso del Congresso di stringere il finanziamento della guerra in Ucraina dal ritorno del presidente alla Casa Bianca.

Ma il cuore politico della legge è anche il suo paradosso: per frenare Mosca, il Congresso autorizza Trump a imporre dazi fino al 100 per cento ai grandi compratori di energia russa, dalla Cina all’India, lasciandogli ampi margini di applicazione e deroga. Il potere legislativo rompe l’immobilismo sulle sanzioni ampliando proprio la discrezionalità presidenziale che molti parlamentari dichiarano di voler contenere.

Il provvedimento non è ancora legge e Trump è atteso alla firma. Se lo userà come strumento contro la macchina bellica russa o come leva tariffaria nelle trattative con altri Paesi dipenderà meno dalle intenzioni solenni del Congresso che dalle scelte di un presidente cui il Congresso stesso ha appena consegnato la leva.

https://www.marketscreener.com/news/latest/House-passes-Russia-sanctions-bill-championed-by-Graham-sending-it-to-Trump-12065411/

Parigi tratta un ostaggio con le sanzioni europee (marketscreener.com)

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La Francia sta chiedendo all’Unione europea di togliere il miliardario russo-uzbeko Alisher Usmanov dalla lista delle sanzioni, secondo diplomatici europei citati da Reuters, Euronews e Le Monde. Dietro la richiesta ci sarebbe la pressione dell’Azerbaigian, che detiene cittadini francesi: Parigi cercherebbe spazio per ottenerne la liberazione. Il governo francese non ha confermato pubblicamente uno scambio e il nesso resta attribuito a fonti diplomatiche.

La mossa ha contribuito a rinviare di sette giorni il rinnovo semestrale delle misure, che richiede l’unanimità dei Ventisette. Usmanov è sanzionato dall’UE dal 2022; contesta da tempo le motivazioni dell’inserimento. Francia e Slovacchia chiedono ora di rimuoverlo, mentre Bruxelles continua a presentare il regime sanzionatorio come pressione coordinata sulla macchina bellica russa.

È qui che la politica estera europea mostra il suo prezzo reale. Le sanzioni sono proclamate comuni finché non entrano in collisione con un interesse nazionale urgente; a quel punto un oligarca diventa moneta negoziale e l’unanimità si trasforma in diritto di riscatto. Salvare cittadini detenuti è un dovere. Fingere che non abbia costi collettivi, invece, è soltanto retorica.

https://www.marketscreener.com/news/french-seeks-lifting-of-eu-sanctions-on-billionaire-after-pressure-by-azerbaijan-diplomats-say-ce785bd2de8df22c

Russia, la pace ammessa solo in collegio (marketscreener.com)

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Polina Lermant, 24 anni, distribuisce a Mosca volantini che invitano a «votare per la pace» mentre alle sue spalle scorrono annunci per l’arruolamento. È candidata in un collegio uninominale per Yabloko, l’unico partito registrato che si oppone apertamente alla guerra in Ucraina. La sua candidatura compare negli elenchi del partito, ma la lista federale di Yabloko è stata esclusa dalle elezioni dalla Corte suprema russa.

Il pluralismo sopravvive così in formato tascabile: qualche candidato locale resta sulla scheda, mentre la forza nazionale che propone cessate il fuoco e negoziati viene rimossa. Nel frattempo due dirigenti del partito, Lev Shlosberg e Maxim Kruglov, sono stati condannati a lunghe pene detentive per dichiarazioni e contenuti contro la guerra. Lermant dice di temere la stessa sorte.

Le elezioni iniziano venerdì e Russia Unita è largamente favorita. Il punto non è se una candidata ventiquattrenne possa rovesciare il sistema, ma perché un sistema tanto sicuro della propria maggioranza debba restringere fino a questo punto lo spazio di chi pronuncia la parola pace.

https://www.marketscreener.com/news/russian-anti-war-candidate-puts-fears-aside-to-mount-long-shot-bid-for-parliament-ce785bd2da8df725