Note di economia, politica e tecnologia

La situazione internazionale

Esteri

Islamabad chiude le strade prima della protesta (internazionale.it)

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Il Pakistan ha disposto la chiusura a tempo indeterminato delle principali autostrade e strade verso Islamabad, schierando decine di migliaia di agenti e container in vista della marcia del 27 settembre. I sostenitori del PTI chiedono la liberazione dell’ex premier Imran Khan, detenuto dal 2023; il governo presenta il dispositivo come misura di ordine pubblico.

La protesta non è ancora iniziata, ma la capitale viene già isolata. È una forma preventiva di sicurezza che tratta la mobilitazione politica come un assedio prima che esista un reato, scaricando il costo su milioni di cittadini, pendolari e attività economiche.

Quando un governo deve chiudere le autostrade per impedire agli oppositori di arrivare in piazza, il problema non è soltanto la protesta. È un sistema politico che misura la propria stabilità in container, posti di blocco e chilometri di strada negati.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/23/pakistan-tightens-security-ahead-of-march-planned-by-imran-khan-s-party

Zelensky pronto a vedere Putin, Trump apre ai Patriot: la pace resta un annuncio (ansa.it)

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Dopo l'incontro bilaterale con Donald Trump a margine dell'Assemblea generale dell'Onu, Volodymyr Zelensky ha dichiarato di essere «pronto a incontrare Putin in qualsiasi momento» e ha chiesto agli Stati Uniti di organizzare un vertice trilaterale in cui, ha detto, «tutte le questioni delicate» possano essere discusse direttamente dai capi di Stato. Una proposta che ricalca quelle avanzate più volte negli ultimi mesi, finora senza alcun seguito concreto.

Sul fronte militare, Zelensky ha riferito che Trump si è detto «positivo» sulla concessione delle licenze di produzione dei missili Patriot all'Ucraina, con trattative in corso con il produttore Raytheon (RTX): la produzione, se confermata, potrebbe partire tra uno e un anno e mezzo. Un orizzonte che rende la richiesta di un «pacchetto per l'inverno» più una prospettiva di medio periodo che una risposta immediata alle esigenze della prossima stagione fredda.

Resta la distanza, ormai consolidata, tra gli annunci diplomatici e i tempi reali: un vertice trilaterale evocato da mesi senza mai concretizzarsi, un sistema d'arma promesso con un orizzonte pluriennale mentre l'inverno è alle porte, un negoziato che procede a colpi di dichiarazioni alla stampa più che di accordi firmati. Ognuno degli attori — Kiev che rilancia la disponibilità al dialogo, Washington che apre ma non si impegna su tempi certi, Mosca che per ora non ha replicato — ha buone ragioni per non chiudere la partita in fretta.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/09/23/zelensky-pronto-a-incontrare-putin-in-qualunque-momento_0b9247c1-835a-452b-b867-a36bac66b863.html

Il caccia colpito e la missione che resta (difesa.it)

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Dopo l’attacco Houthi alla base saudita di Ta’if, nel quale è stato distrutto un caccia italiano senza vittime tra il personale, il governo valuta di spostare uomini e mezzi verso aree più sicure. La Difesa ha già rafforzato la protezione degli assetti aerei, ma assicura che le attività operative continueranno nel quadro degli impegni internazionali.

Il portavoce Houthi sostiene che l’aereo italiano non fosse un bersaglio intenzionale. È una precisazione diplomatica, non una garanzia militare: quando si schierano mezzi in una base coinvolta nella guerra, la distinzione tra partecipante, alleato e danno collaterale diventa molto più fragile dei comunicati.

Roma prova così a tenere insieme due messaggi opposti: non siamo in guerra, ma i nostri caccia possono essere colpiti; riduciamo il rischio, ma non la missione. Spostare gli assetti protegge il personale. Non sostituisce però una spiegazione politica su obiettivi, limiti e durata della presenza italiana nel Golfo.

https://www.difesa.it/il-ministro/comunicati/comunicato-stampa-n-34-del-21-settembre-2026/112537.html

Washington vuole sanzionare il tribunale che indaga (apnews.com)

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Secondo funzionari informati dei colloqui, l’amministrazione Trump si prepara a sanzionare la Corte penale internazionale come istituzione, dopo aver già colpito giudici e procuratori. Il provvedimento non è ancora stato annunciato; l’Aia teme che possa bloccare servizi informatici, assicurazioni, assunzioni e pagamenti ordinari.

Washington sostiene che la Corte non abbia giurisdizione su cittadini di Stati che non aderiscono allo Statuto di Roma, come Stati Uniti e Israele. Ma una cosa è contestare la competenza in tribunale; un’altra è usare il peso finanziario americano per rendere materialmente impossibile al tribunale funzionare.

La contraddizione è brutale: si difende la sovranità nazionale cercando di spegnere l’istituzione nata per intervenire quando i sistemi nazionali non perseguono i crimini più gravi. Se la giustizia internazionale vale soltanto contro gli avversari, non è più giustizia: è un altro strumento della potenza.

https://apnews.com/article/2c1cc314732f920c2de59396d3b556f6

NATO, l'allarme corre più veloce delle prove (theguardian.com)

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Responsabili dell’intelligence europea hanno avvertito che la Russia potrebbe “testare” la NATO nel giro di mesi, probabilmente con un’azione limitata o ibrida più che con un’invasione convenzionale. Ma gli stessi funzionari non hanno indicato prove specifiche di un piano imminente; autorità baltiche hanno invitato a non trasformare uno scenario possibile in una certezza.

Il rischio non è inventato: incursioni di droni, sabotaggi e operazioni clandestine attribuite a Mosca hanno già alzato la pressione sull’Europa. La distinzione decisiva, però, resta quella fra capacità, intenzione e previsione. Confonderle produce titoli apocalittici proprio mentre servirebbero informazioni verificabili e una deterrenza credibile.

Prepararsi è prudenza; annunciare una guerra “entro mesi” senza mostrare gli elementi dell’allarme è comunicazione strategica. Può rafforzare la NATO, ma può anche regalare al Cremlino ciò che cerca: società europee spaventate, polarizzate e pronte a interpretare ogni incidente come l’inizio della guerra.

https://www.theguardian.com/world/2026/sep/20/baltic-spy-chiefs-warn-moscow-is-preparing-for-more-decisive-action-in-europe

Allarme attacco russo alla Nato entro mesi: i baltici non ci credono (agi.it)

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Il premier polacco Donald Tusk ha riferito al parlamento di Varsavia le valutazioni dell'intelligence europea secondo cui la Russia starebbe pianificando azioni più dirette contro il territorio Nato, con droni o missili, nel giro di "mesi, non anni". Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito queste valutazioni "fondate e ben documentate" e ha convocato una riunione d'emergenza con i principali leader europei. Sulla stessa linea il capo dei servizi cechi Michal Koudelka, che non esclude "invasioni su piccola scala" ai confini orientali dell'alleanza.

A raffreddare i toni sono, paradossalmente, i servizi dei Paesi più esposti a un'eventuale escalation: quelli baltici. Il direttore dell'intelligence lettone Normunds Mežviets ha dichiarato di non vedere "indicazioni di un attacco imminente", aggiungendo che enfatizzare il pericolo rischia di fare comodo proprio al Cremlino, alimentando paura e incertezza nelle società occidentali.

La spaccatura non è di poco conto: chi vive a ridosso del confine russo minimizza, chi ne è più lontano lancia l'allarme. Entrambe le posizioni hanno una loro logica politica, oltre che di intelligence — Varsavia e Parigi hanno interesse a tenere alta la pressione su riarmo e coesione atlantica, i baltici a non alimentare un clima da vigilia di guerra permanente sul proprio territorio. Resta il fatto che l'allarme arriva dopo mesi di incidenti concreti, dai droni abbattuti sui cieli di Lituania ed Estonia alle provocazioni navali nel Baltico: la differenza tra chi grida al lupo e chi lo ha già visto passare non è sempre facile da tracciare dall'esterno.

https://www.agi.it/estero/news/2026-09-21/attacco-russo-nato-intelligence-39161169/

Germania, due voti contro Merz in direzioni opposte (ndr.de)

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Le proiezioni delle televisioni pubbliche tedesche consegnano due sconfitte molto diverse al cancelliere Friedrich Merz. In Meclemburgo-Pomerania Occidentale l'AfD arriva intorno al 38%, davanti alla SPD, mentre la CDU precipita a circa il 5%, il suo peggior risultato in un'elezione regionale dal dopoguerra. A Berlino, invece, il primo partito è Die Linke, attorno al 25-26%.

Non è una Germania che marcia ordinatamente verso destra. È una Germania che, da due estremi opposti, rifiuta i partiti del governo federale. L'AfD conquista un altro Land dell'est ma resta isolata dal veto degli altri partiti; la sinistra vince nella capitale senza che questo cancelli l'avanzata dell'estrema destra.

Merz definisce il risultato un disastro e promette di proseguire con le riforme. È la risposta classica di un potere che interpreta due proteste contrarie come un problema di comunicazione. Il muro contro l'AfD può ancora impedirle di governare; non può però sostituire il consenso che CDU e SPD stanno perdendo in direzioni incompatibili.

https://www.ndr.de/nachrichten/mecklenburg-vorpommern/landtagswahl/landtagswahl-mv-afd-vor-spd-mehrheitsverhaeltnisse-noch-unklar%2Cmvwahl-370.html

Mosca, mille droni smentiscono la tregua (apnews.com)

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La Russia afferma di aver abbattuto oltre mille droni ucraini durante un attacco che il sindaco di Mosca ha definito il più grande mai diretto contro la capitale. Secondo le autorità locali, due persone sono morte nella regione moscovita, centinaia sono state evacuate e alcuni velivoli hanno raggiunto la raffineria di Mosca e un edificio residenziale. Kiev non ha commentato l'operazione.

Il Cremlino sostiene che l'obiettivo fosse sabotare l'ultimo giorno delle elezioni parlamentari, ma questa intenzione non è stata verificata in modo indipendente. È invece certo che l'offensiva ha colpito ancora il sistema petrolifero russo, nonostante l'annuncio di Trump secondo cui Mosca e Kiev avrebbero concordato di fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche.

Nelle stesse ore i raid russi in Ucraina hanno ucciso almeno sette persone, tra cui bambini, secondo le autorità ucraine. La guerra dei droni cancella così la distinzione rassicurante tra fronte e retrovia: le raffinerie diventano bersagli, i condomini danni collaterali e ogni tregua energetica vale finché uno dei due contendenti decide di verificarla con un'esplosione.

https://apnews.com/article/5f7889d027c0247ca2c2c64425b9ffa9

Cuba riaccende la rete, non la normalità (efe.com)

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Cuba ha ricollegato tutte le province alla rete elettrica dopo circa 32 ore di blackout nazionale, ma le autorità avvertono che le interruzioni restano pesanti. Il collasso è partito da un guasto su una linea ad alta tensione tra Matanzas e Cienfuegos, aggravato dal maltempo; le diverse fonti contano almeno sei grandi blackout dall'inizio dell'anno.

Attribuire tutto a un singolo cavo sarebbe comodo. La rete è vecchia, le centrali soffrono anni di scarsa manutenzione e il combustibile non basta. La pressione statunitense sulle forniture di petrolio, imposta da gennaio, ha aggravato una crisi che il governo cubano non è riuscito a correggere: responsabilità esterna e fallimento interno convivono, anche quando la propaganda pretende di sceglierne uno solo.

La corrente è tornata sulle linee, non nella vita quotidiana. Trasporti, acqua, cibo e ospedali dipendono da un sistema che ormai considera il ripristino un successo e la continuità un lusso. Quando un Paese intero si spegne ripetutamente, il blackout smette di essere un incidente tecnico e diventa una misura del potere.

https://efe.com/mundo/2026-09-20/cuba-sistema-energetico-apagon-general/

Iran, la pace arriva con un ultimatum (aljazeera.com)

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L'Iran afferma di aver trasmesso agli Stati Uniti, attraverso il Qatar, le condizioni per riaprire il negoziato: fine della guerra su tutti i fronti, sblocco dei fondi iraniani e rimozione del blocco navale. Lo ha dichiarato ad Al Jazeera Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale. Washington non ha ancora confermato di aver ricevuto o accettato la proposta.

La novità non è una resa né un cessate il fuoco già concordato. È un'offerta pubblica accompagnata dalla minaccia di una «guerra decisiva» se gli Stati Uniti rifiutassero. Rispetto a precedenti richieste iraniane, nel messaggio illustrato da Rezaei non compare però il risarcimento dei danni di guerra: un restringimento del pacchetto che può indicare spazio per una trattativa, non la sua riuscita.

La diplomazia mediorientale continua così a parlare due lingue nello stesso comunicato: quella del compromesso e quella della deterrenza. Il Qatar porta il messaggio, ma finché le parti misurano la credibilità del negoziato con missili, blocchi e beni congelati, la pace resta una voce del bilancio militare.

https://www.aljazeera.com/news/2026/9/19/iran-says-conditions-to-re-engage-in-talks-end-war-sent-to-us-via-qatar