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La situazione internazionale

Esteri

Mosca mette a bilancio una guerra senza fine (ca.marketscreener.com)

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La Russia prevede di spendere 17.100 miliardi di rubli per la difesa nel 2027: il 27% in più rispetto alla cifra programmata in precedenza e il livello più alto dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Nel triennio il conto militare arriverebbe a 50.000 miliardi, mentre la stima del deficit 2026 è stata raddoppiata dall’1,6 al 3,2% del PIL.

Un bilancio non è propaganda: è la gerarchia concreta delle priorità. Mosca può chiamare il conflitto “operazione speciale”, ma prepara conti pubblici da guerra lunga, finanziati con nuove tasse, più debito e minori margini per l’economia civile. La pace resta nei discorsi; negli stanziamenti non compare.

Il punto non è soltanto quanto costa combattere. È quanto futuro viene impegnato per rendere la guerra sostenibile anche domani. Quando la spesa militare diventa la voce intoccabile, ogni altra politica pubblica finisce per negoziare con ciò che resta.

https://ca.marketscreener.com/news/russia-raises-2027-military-spending-by-27-budget-documents-show-ce785adcd18bf02d

La casa entra al governo dalla piazza (elpais.com)

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Il governo spagnolo ha approvato due decreti sulla casa: protezione dagli sfratti per le persone vulnerabili fino al 2030, regole per affitti stagionali e stanze, limiti agli acquisti dei fondi e una proroga di due anni per molti contratti in scadenza. Non è ancora il punto finale: i testi dovranno essere convalidati dal Congresso, dove i voti restano incerti.

Il fatto politico è arrivato prima della norma. Lo sfratto di una donna di 87 anni e le tende montate alla Puerta del Sol hanno costretto l’esecutivo ad accelerare una trattativa rinviata per mesi. La piazza ha funzionato; le istituzioni, invece, hanno riconosciuto l’emergenza solo quando ha prodotto un simbolo impossibile da ignorare.

Ora contano il voto e l’attuazione. Se i decreti cadranno in Parlamento, la mobilitazione sarà stata usata come scenografia; se reggeranno, resterà comunque una domanda scomoda: perché per trasformare la casa da merce a diritto serve sempre prima uno scandalo?

https://elpais.com/espana/2026-09-29/el-gobierno-aprueba-la-proteccion-frente-a-los-desahucios-hasta-2030-y-la-prorroga-de-los-contratos-de-alquiler-hasta-2028.html

Svezia, Andersson getta la spugna: la vittoria di misura non basta a governare (agi.it)

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Magdalena Andersson, leader dei Socialdemocratici, ha rinunciato a formare il governo dopo le elezioni: "al momento non ho alcuna possibilità", ha detto. Il blocco di centrosinistra ha 176 seggi contro i 173 della destra, un margine di tre deputati che sulla carta è una vittoria ma nei fatti non produce una maggioranza di governo.

Il paradosso è tipicamente svedese: il blocco rosso-verde non è una coalizione, ma un insieme di partiti interdipendenti che si sopportano più che allearsi. Senza un accordo stabile con tutti (dalla Sinistra al Centro), i numeri non bastano. Ora la parola passa al presidente del Riksdag, Andreas Norlén, e la strada porta con ogni probabilità al premier uscente Ulf Kristersson.

Ma anche per la destra i conti non tornano: il suo blocco, Democratici Svedesi compresi, non ha una maggioranza sulla carta. Se anche questo tentativo fallisce, lo scenario è il ritorno alle urne. È il quadro di un sistema che sembrava il più ordinato d'Europa e oggi mostra la stessa frammentazione degli altri.

https://www.agi.it/estero/news/2026-09-28/svezia-governo-39281902/

La propaganda di Trump la pagano i contribuenti (apnews.com)

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La Casa Bianca ha finanziato con denaro pubblico tre spot televisivi che celebrano Donald Trump, per una spesa vicina a 1,5 milioni di dollari. L’ultimo riprende quasi integralmente un video della campagna presidenziale del 2024, eliminando il marchio elettorale e aggiungendo la scritta: “Pagato dal governo degli Stati Uniti”.

L’amministrazione li definisce annunci di servizio pubblico. Ma lo spot rivendica risultati politici, attacca nemici ideologici e torna in onda a poche settimane dalle elezioni di metà mandato. Le contestazioni non arrivano soltanto dai democratici e dalle associazioni civiche: anche il leader repubblicano del Senato John Thune ha detto che non dovrebbe essere finanziato dai contribuenti.

Il passaggio è semplice e pericoloso: la comunicazione istituzionale smette di informare e comincia a fare campagna per chi controlla l’istituzione. Quando il governo compra il culto del proprio capo con i soldi dei cittadini, chiamarlo “servizio pubblico” è già parte della propaganda.

https://apnews.com/article/26ae03010d78221d1d93b06c0818d06d

Due prigionieri, un segreto e una crepa tra alleati (president.gov.ua)

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Volodymyr Zelensky ha annunciato all’Onu che l’Ucraina ha trasferito in Corea del Sud due soldati nordcoreani catturati. Seul sostiene che la divulgazione abbia violato un accordo di riservatezza pensato per proteggere i militari e le loro famiglie; una fonte della presidenza ucraina ha invece negato che quell’accordo esistesse.

Il trasferimento è confermato. L’intesa segreta, no: su questo le versioni dei due governi sono opposte. Ed è proprio la disputa a mostrare quanto i prigionieri siano diventati anche materiale diplomatico, stretto fra propaganda di guerra, sicurezza personale e rapporti tra alleati.

Zelensky voleva dimostrare all’Onu che Mosca internazionalizza il conflitto arruolando nordcoreani. Seul voleva evitare che quella prova diventasse pubblica. Quando la comunicazione politica entra in collisione con la protezione delle persone, il segreto smette di essere un dettaglio e diventa parte della guerra.

https://www.president.gov.ua/en/news/zvernennya-prezidenta-na-zagalnih-debatah-generalnoyi-asambl-106573

Iran, Trump respinge la tregua: i raid aspettano solo il voto di midterm (ansa.it)

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L'Iran ha proposto una tregua di sette giorni per riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare negoziati sul nucleare, in cambio della rimozione del blocco navale statunitense, dello sblocco degli asset congelati e della fine delle sanzioni petrolifere. Donald Trump ha respinto la proposta: "Hanno presentato un piano, l'ho rifiutato", ha dichiarato, convinto che la pressione economica della campagna "Operation Economic Outcast" costringerà Teheran a cedere senza contropartite.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e confermato da agenzie e testate italiane, Trump starebbe valutando la ripresa dei bombardamenti sull'Iran non subito, ma dopo le elezioni di midterm di novembre, quando avrebbe "le mani più libere" e l'iniziativa militare non peserebbe sulle urne. Nel frattempo la Casa Bianca continua a chiedere pubblicamente la riapertura di Hormuz, snodo cruciale per i prezzi del petrolio globale, riservandosi però la stessa mano dura che dice di voler evitare.

Il calendario elettorale come variabile di una decisione bellica non è un dettaglio da poco: significa che la data dei prossimi raid non dipende solo da Teheran, ma anche dal calcolo elettorale di Washington. Un promemoria di quanto la retorica sulla sicurezza internazionale finisca spesso per intrecciarsi con quella, più prosaica, del consenso interno.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/09/26/trump-dice-no-al-piano-iraniano-e-pensa-a-nuovi-raid-dopo-le-midterm_4c47d3f5-794e-47cd-bd5b-d91596797e92.html

Raid su Mosca, Putin frena sui negoziati ma assicura: nessuna ostilità con l'Europa (ansa.it)

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Il 25 settembre, giorno delle elezioni per la Duma, l'Ucraina ha lanciato quello che diverse agenzie definiscono un attacco "massiccio" contro Mosca. La risposta di Vladimir Putin è arrivata in serata: la Russia era pronta a riprendere i negoziati con Kiev, ma dopo i raid "valuteremo con attenzione quali passi intraprendere", aggiungendo che ogni decisione sarà presa "basandoci sugli interessi della Russia".

Nello stesso intervento Putin ha voluto rassicurare l'Europa: "Non ci stiamo preparando ad alcun tipo di ostilità con l'Europa, non abbiamo piani del genere", smentendo così i timori di un'escalation imminente contro la Nato, rilanciati nei giorni scorsi da diverse cancellerie europee. Resta aperta, senza impegno definitivo, anche la partecipazione russa al summit Apec di Shenzhen a metà novembre.

Il copione è ormai familiare: ogni gesto ucraino diventa il pretesto per congelare un negoziato che il Cremlino presenta come sempre a un passo dalla ripartenza, mentre la rassicurazione all'Europa arriva puntuale ogni volta che la tensione rischia di salire troppo. Difficile stabilire quanto sia calcolo negoziale e quanto genuina cautela: ma la sequenza minaccia-rassicurazione si ripete con una regolarità che dovrebbe insospettire chi la prende sempre alla lettera, a Mosca come a Bruxelles.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/09/25/putin-eravamo-pronti-a-riprendere-i-negoziati-ma-dopo-raid-ucraini-ci-rifletteremo_e620c030-a447-47d9-8e39-57884e1164d0.html

Trump e Xi, vertice da red carpet per due mesi di tregua (ilsole24ore.com)

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Il 23 settembre Xi Jinping è atterrato alla Joint Base Andrews accolto da Donald Trump come raramente accade a un leader straniero; il giorno dopo, alla Casa Bianca, il vertice si è chiuso con l'annuncio, dato dal segretario al Tesoro Scott Bessent, di una proroga di due mesi della tregua sui dazi: dal 10 novembre al 10 gennaio. Nessun accordo commerciale più ampio, nessuna cifra concreta, solo altro tempo per negoziare — lo stesso schema di rinvii che regge i rapporti Usa-Cina da oltre un anno.

Alla scenografia ha pensato il resto del programma: cena di Stato con imprenditori del calibro di Elon Musk e Tim Cook, dichiarazioni americane di "passi avanti", e Xi che ha usato il palco per chiedere a Washington di opporsi formalmente all'indipendenza di Taiwan, evocando la "trappola di Tucidide" da evitare. Trump ha incassato l'immagine di statista pacificatore; Pechino una vetrina diplomatica e, di fatto, altri centoventi giorni di respiro sulle tariffe.

Il paradosso è che la propaganda di entrambe le sponde ha bisogno di annunci solenni, mentre i contenuti restano provvisori: due mesi bastano a spostare il problema oltre le prossime scadenze politiche interne senza risolverlo, riproponendo la stessa formula già vista nell'estate 2025. Chi aspettava la svolta epocale può segnarsi la prossima data sul calendario: 10 gennaio.

https://www.ilsole24ore.com/art/trump-accoglie-xi-washington-tregua-dazi-prorogata-fino-gennaio-AJdT1CNB

Seul diventa bersaglio perché ospita Washington (news.sbs.co.kr)

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La Corea del Nord ha avvertito che la Corea del Sud diventerebbe un «bersaglio decisivo» di una rappresaglia collettiva se fungesse da snodo centrale del sistema di difesa guidato dagli Stati Uniti. La minaccia compare in un commento diffuso dalla KCNA e firmato da un dirigente dell’Istituto per gli studi sullo Stato nemico: è propaganda ufficiale, non l’annuncio di un’operazione imminente.

Pyongyang reagisce alle parole del comandante delle forze statunitensi in Corea, che ha descritto il Sud come un centro cruciale della difesa collettiva americana. Sul territorio sudcoreano sono schierati circa 28.500 militari statunitensi; esercitazioni e dispiegamenti congiunti sono da tempo presentati dal Nord come prove generali di aggressione.

Il paradosso della deterrenza è tutto qui: più Seul viene integrata nella rete militare americana per sentirsi protetta, più Pyongyang la indica come bersaglio per ciò che Washington potrebbe fare altrove. Non è una giustificazione della minaccia nordcoreana, ma il costo politico di un’alleanza che da scudo regionale rischia di diventare piattaforma globale.

https://news.sbs.co.kr/english/article.do?news_id=N1008769770

Washington e Pechino comprano altri due mesi (apnews.com)

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Stati Uniti e Cina hanno prorogato fino al 10 gennaio la tregua commerciale che sarebbe scaduta il 10 novembre. L’annuncio del segretario al Tesoro Scott Bessent coincide con l’arrivo di Xi Jinping a Washington per la prima visita di Stato negli Stati Uniti da oltre dieci anni e per il vertice con Donald Trump.

La sospensione limita per altri due mesi nuovi dazi e restrizioni, ma non risolve i dossier che dividono le due potenze: tariffe ancora elevate, controlli tecnologici, intelligenza artificiale, materie prime e squilibri commerciali. L’esito concreto, prima ancora del vertice, è dunque un’altra scadenza.

La tregua evita una nuova escalation e questo conta. Ma una politica commerciale governata da proroghe resta una crisi amministrata, non un accordo: Washington e Pechino comprano tempo mentre imprese e mercati continuano a pagare l’incertezza.

https://apnews.com/article/e560910c897fedb0448eda4cdbfdbaea