Note di economia, politica e tecnologia

La situazione internazionale

Esteri

Columbia, la neutralità finisce in tribunale (apnews.com)

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Mahmoud Khalil e altri esponenti del Palestine Working Group hanno citato in giudizio la Columbia University, accusandola di non averli protetti da minacce, diffusione di dati personali e molestie, e di averli invece colpiti con procedimenti disciplinari. La causa sostiene che questa “indifferenza deliberata” abbia contribuito anche al clima che precedette l’arresto di Khalil da parte dell’immigrazione statunitense. Sono accuse ancora da provare in tribunale; Columbia non ha commentato il merito e afferma di voler garantire sicurezza e protezione dalle discriminazioni a tutta la comunità universitaria.

Il caso va oltre il singolo campus. Quando un’università modifica regole e disciplina sotto la pressione simultanea del governo, dei finanziatori e delle piazze, la neutralità istituzionale rischia di diventare il nome elegante della parte più forte. La causa stabilirà eventuali responsabilità giuridiche; il problema politico è già visibile: la tutela della libertà accademica vale poco se cambia intensità a seconda di chi sta parlando.

https://apnews.com/article/222bc1f0c8cd74c19f6bdc76dfd0b0de

Trump Jr., il regalo di nozze arriva da Mosca (propublica.org)

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Un’inchiesta di ProPublica documenta che Umar Kremlev, oligarca vicino a Vladimir Putin e presidente dell’International Boxing Association, ha sostenuto una parte rilevante dei festeggiamenti alle Bahamas per le nozze di Donald Trump Jr. e Bettina Anderson. La coppia ha confermato che Kremlev ha ospitato due serate successive al matrimonio, definendole un generoso regalo di un amico.

Non è la prova di uno scambio politico, e presentarla così sarebbe propaganda. È però un problema di trasparenza evidente: mentre la Casa Bianca tratta con Mosca sulla guerra in Ucraina, la famiglia del presidente accetta benefici privati da una figura legata al Cremlino. Chiamarlo “regalo tra amici” non scioglie il conflitto d’interessi; descrive precisamente il meccanismo che dovrebbe imporre domande pubbliche.

https://www.propublica.org/article/donald-trump-jr-wedding-bankrolled-russian-oligarch-umar-kremlev-putin

Cardiff, tre nazioni presentano il conto a Westminster (gov.scot)

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I leader nazionalisti di Scozia, Galles e Irlanda del Nord hanno firmato a Cardiff un accordo comune sul diritto all’autodeterminazione, chiedendo a Londra di preparare e facilitare il cambiamento costituzionale. John Swinney, Rhun ap Iorwerth e Michelle O’Neill hanno agito anche come capi dei rispettivi partiti: non è un atto che scioglie il Regno Unito, ma un coordinamento politico senza precedenti tra SNP, Plaid Cymru e Sinn Féin.

Il punto debole dell’Unione non è una dichiarazione solenne: è che Westminster continua a rivendicare l’ultima parola su comunità che chiedono di decidere da sole. Le tre nazioni hanno percorsi giuridici e consensi diversi, quindi l’indipendenza non è dietro l’angolo. Ma quando tre governi periferici parlano la stessa lingua costituzionale, liquidare tutto come folklore separatista significa ignorare la crepa finché non diventa confine.

https://www.gov.scot/news/cardiff-agreement-cytundeb-caerdydd-signed/

Trump frena Zelensky sulle raffinerie russe: la difesa ucraina ha un limite di prezzo (ansa.it)

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Il 13 settembre, parlando ai cronisti dal golf club di Doonbeg, in Irlanda, Donald Trump ha chiesto a Volodymyr Zelensky di fermare gli attacchi ucraini alle raffinerie russe, spiegando che quei raid stanno facendo salire i prezzi internazionali del petrolio. La richiesta arriva lo stesso giorno in cui la Russia colpisce porti, treni e stazioni di servizio ucraine, e mentre un convoglio viene colpito vicino al confine polacco.

L'amministrazione americana continua a presentarsi come garante della sicurezza di Kiev, ma la richiesta di Trump limita uno dei pochi strumenti con cui l'Ucraina può colpire l'economia di guerra russa: le esportazioni di greggio che finanziano l'invasione. Nessun appello equivalente è arrivato a Mosca per gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine, che nel frattempo proseguono senza sosta.

A Roma il ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce che l'Italia "non si lascia intimidire dalla Russia", mentre si allinea a una linea americana che cambia in base a variabili che con la sicurezza di Kiev hanno poco a che fare, a partire dal prezzo del petrolio alla pompa negli Stati Uniti. Resta da vedere se la richiesta di Trump sia un primo passo verso un negoziato o solo l'ennesimo compromesso tra sostegno dichiarato e interessi economici interni.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/09/13/trump-zelensky-smetta-di-colpire-le-raffinerie-russe_ed51aff7-908c-487e-bb7f-c8c58a12b3d9.html

Trump unisce l’Irlanda con una frase (apnews.com)

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Donald Trump ha detto che vorrebbe vedere un’Irlanda unita e che la riunificazione “potrebbe anche avvenire ora”. Il presidente statunitense ha ribadito la posizione durante la visita in Irlanda, rompendo con la tradizionale cautela dei presidenti americani su una questione che divide nazionalisti e unionisti e ha alle spalle decenni di violenza.

Il punto non è se l’unità irlandese sia auspicabile. L’Accordo del Venerdì Santo stabilisce che il futuro dell’Irlanda del Nord dipende dal consenso democratico degli elettori a nord e a sud del confine. Non dalla preferenza di Londra, Dublino o Washington, e neppure dall’intuizione di un presidente in visita al proprio campo da golf.

Trump tratta una delle architetture di pace più delicate d’Europa come una soluzione immobiliare: due pezzi confinanti, dunque basta unirli. La provocazione può entusiasmare i nazionalisti e irritare gli unionisti; ciò che non può fare è sostituire il processo politico che quella pace rende possibile.

https://apnews.com/article/7fc7d5cd140a6d902136660909a4c22e

Hormuz, un morto e nessun colpevole (apnews.com)

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Una nave commerciale iraniana è stata colpita da un proiettile al largo dell’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz. Secondo i media statali iraniani, un membro dell’equipaggio è morto e quattro sono rimasti feriti. UK Maritime Trade Operations ha confermato di aver ricevuto la segnalazione di una nave colpita durante il transito, senza attribuire l’attacco.

Il governatore di Qeshm ha parlato di “nemico terrorista”, ma le autorità iraniane non hanno identificato né il proiettile né il responsabile. È la distinzione che conta: il fatto è confermato, la colpa no. In uno stretto attraversato da guerra, blocchi e attacchi ripetuti, l’attribuzione diventa parte dello scontro prima ancora che dell’indagine.

Hormuz è ormai il luogo dove una nave può essere colpita, un marinaio morire e il mercato reagire mentre resta ignoto chi abbia sparato. La sicurezza energetica mondiale continua così a dipendere da un corridoio in cui le conseguenze sono immediate e le responsabilità arrivano, forse, dopo.

https://apnews.com/article/aa034da0d8226f5a3b4794b10afb8b3b

Miami, il vertice che ancora non esiste (amp.dw.com)

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Volodymyr Zelensky ha detto a Deutsche Welle che sarebbe pronto ad andare al G20 di Miami e incontrare Vladimir Putin, se il presidente russo partecipasse al vertice di dicembre. Washington ha annunciato l’intenzione di invitare Mosca, ma Putin non ha ancora confermato la presenza e l’Ucraina, che non fa parte del G20, dovrebbe essere invitata come ospite.

È un’apertura politica, non un appuntamento fissato. Zelensky sostiene che contino i risultati e non le parole; il Cremlino, intanto, mantiene l’ambiguità sulla partecipazione. Trasformare la disponibilità in “vertice Putin-Zelensky” significa saltare proprio il passaggio decisivo: il consenso di Mosca a sedersi allo stesso tavolo.

La diplomazia ha bisogno anche di scenari possibili. Il giornalismo, però, dovrebbe distinguere una porta aperta da un incontro concordato. Altrimenti la pace avanza soprattutto nei titoli, mentre sul terreno resta ferma.

https://amp.dw.com/en/dw-exclusive-zelenskyy-offers-to-meet-putin-at-g20-in-miami/a-79241703

Cile, Kast salta la cerimonia sul golpe: primo caso dal ritorno alla democrazia (ansa.it)

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Per la prima volta dal ritorno alla democrazia, il governo cileno non ha organizzato alcuna cerimonia ufficiale per l'anniversario dell'11 settembre 1973, giorno del golpe di Pinochet contro Salvador Allende. Il presidente José Antonio Kast ha mantenuto l'agenda ordinaria, con una visita nella regione di Los Ríos, mentre La Moneda ha giustificato la scelta con la necessità di "guardare avanti" invece che al passato.

La decisione ha suscitato critiche anche dentro la sua stessa coalizione, oltre che dalle opposizioni, che ricordano come il presidente rappresenti tutti i cileni, comprese le famiglie delle vittime della dittatura. L'ex presidente Gabriel Boric si è recato sulla tomba di Allende dichiarando che "la storia non si cancella". Kast, dal canto suo, fu tra i cileni che nel 1988 votarono "Sì" alla continuazione del regime di Pinochet, nel plebiscito che di fatto ne segnò la fine.

Le autorità di Santiago si preparano comunque a possibili tensioni nella capitale. Resta il paradosso istituzionale: un presidente che non ha mai preso le distanze dal golpe è il primo, oggi, a poterne cancellare la memoria ufficiale — senza più bisogno di fingere il contrario.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/09/11/a-53-anni-dal-golpe-in-cile-contro-salvador-allende-non-si-terra-la-cerimonia_8a22eb37-b533-4f3d-bc9d-b59171159dae.html

Hong Kong, sette anni per ricordare Tiananmen (apnews.com)

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Un tribunale di Hong Kong ha condannato Lee Cheuk-yan a sette anni, Chow Hang-tung a sette anni e tre mesi e Albert Ho a cinque anni e due mesi. I tre guidavano l’organizzazione che per decenni ha promosso le veglie annuali in memoria della repressione di piazza Tiananmen del 1989.

Sono stati riconosciuti colpevoli di incitamento alla sovversione in base alla legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nel 2020. Lee e Chow si erano dichiarati non colpevoli; Ho, che ha ammesso l’accusa, ha ricevuto una pena inferiore. Le autorità sostengono che il caso riguardi attività illegali, non la libertà di espressione.

La formula giudiziaria è “sicurezza nazionale”; il risultato politico è che commemorare un massacro e chiedere la fine del partito unico porta in carcere. A Hong Kong la memoria non è stata semplicemente vietata: è stata trasformata in prova di sovversione.

https://apnews.com/article/1e91bf6d80c11ae3802481e0ac6b324a

Madrid restituisce ai saharawi una cittadinanza perduta (congreso.es)

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Il Congresso spagnolo ha approvato la proposta di legge che apre una via specifica alla cittadinanza per i saharawi nati nel Sahara Occidentale quando il territorio era amministrato dalla Spagna. Il testo riguarda i nati prima del 29 settembre 1977 e amplia i documenti utilizzabili per dimostrare il legame con l’ex provincia, dai registri spagnoli al censimento dell’ONU. Ora la norma passa al Senato.

La misura può interessare decine di migliaia di persone tra territori controllati dal Marocco, campi profughi di Tindouf e diaspora europea. Rabat non ha ancora reagito ufficialmente, ma la scelta riconosce un’identità distinta proprio mentre il futuro del Sahara Occidentale resta irrisolto e il referendum di autodeterminazione non si è mai tenuto.

Cinquant’anni dopo il ritiro coloniale, Madrid prova a restituire con un passaporto ciò che abbandonò con un confine. È una riparazione concreta, ma anche l’ammissione tardiva che la decolonizzazione non finisce quando parte l’ultima bandiera: continua nella vita degli apolidi e nei debiti che gli Stati preferiscono chiamare storia.

https://www.congreso.es/gl/notas-de-prensa?_notasprensa_mvcPath=detalle&_notasprensa_notaId=52114&p_p_id=notasprensa&p_p_lifecycle=0&p_p_mode=view&p_p_state=normal