Note di economia, politica e tecnologia

Il Brasile al ballottaggio delle accuse (apnews.com)

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A una settimana dal ballottaggio brasiliano, Lula e Flávio Bolsonaro hanno finalmente disputato il primo confronto televisivo. Bolsonaro aveva chiuso il primo turno davanti, 47% contro 45%, e i sondaggi descrivono una corsa serrata. Il dibattito, però, ha offerto soprattutto accuse reciproche su corruzione, famiglie e sicurezza, con poche proposte per il futuro.

La verifica di Folha de S.Paulo ha rilevato falsità, esagerazioni e dati imprecisi da entrambe le parti. Bolsonaro ha promesso una «guerra al narcoterrorismo» e processi da adulti per i minori accusati di reati gravi; Lula ha risposto difendendo la propria gestione e attaccando i legami dell’avversario con Donald Trump.

Il Brasile deve scegliere il presidente il 25 ottobre, ma il primo faccia a faccia ha trasformato una decisione enorme in un processo alle biografie. Quando due candidati in sostanziale parità preferiscono il dossier personale al programma, non stanno chiarendo l’alternativa: stanno chiedendo agli elettori quale paura debba prevalere.

https://apnews.com/article/d80a6c41edf9c9e0ac5cfd0afeb53ed7

Milano, la protesta diventa saccheggio e la politica litiga sul colpevole (tg24.sky.it)

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Dopo i cortei del 17 ottobre contro carovita, benzina e pressione fiscale, degenerati in scontri a Milano e in altre città, il giorno dopo il centro del capoluogo lombardo ha visto gruppi di giovani lanciare sedie e tavolini contro le vetrine e saccheggiare un supermercato. Una sessantina le persone accompagnate in questura; Meloni ha convocato una riunione sull'ordine pubblico.

Il copione politico è già scritto. La Lega chiede un decreto urgente con fermo preventivo anche per i minorenni e un nuovo reato di danneggiamento di gruppo; Piantedosi attacca Sala dandogli del "radical chic", il sindaco replica che "la decenza non guasterebbe". Si discute di chi è la colpa, molto meno di cosa è successo davvero.

Resta una domanda scomoda per tutti: protesta sociale e razzia sono la stessa cosa? Chi minimizza parlando di rabbia giovanile fatica a spiegare il saccheggio di un Carrefour; chi invoca solo repressione dovrebbe ricordare che a governare la sicurezza, da un po', è proprio chi ora chiede un nuovo decreto.

https://tg24.sky.it/cronaca/2026/10/18/milano-proteste-ultime-notizie-diretta

Meloni non firma il Dpcm sui magistrati: la sentenza si può ignorare? (ansa.it)

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La premier ha annunciato che "in coscienza" non firmerà il Dpcm che dà attuazione agli adeguamenti retributivi dei magistrati: circa un miliardo di euro, dice Palazzo Chigi, "dieci volte" quanto serve per placare l'autotrasporto. L'Anm parla di diritti da far valere e valuta il ricorso.

I fatti, però, sono meno comodi della frase a effetto. Il meccanismo di adeguamento è previsto per legge e il metodo di calcolo del governo è stato bocciato da Tar e Consiglio di Stato, con l'Avvocatura dello Stato uscita sconfitta. Più che un aumento, in gran parte sono arretrati dovuti. Non a caso la manovra ha già un fondo sentenze da 1,9 miliardi per il 2027. Anche le cifre sono contese: Anm e Corte dei conti le ritengono sovrastimate.

Che un governo scelga le priorità di spesa è legittimo. Meno lineare è dire "non posso firmare" davanti a un atto dovuto e lasciare, di fatto, al Consiglio di Stato la via del commissario che sposterebbe altrove la responsabilità politica. Ma anche la magistratura associata dovrebbe interrogarsi: rivendicare il diritto è sacrosanto, farlo mentre i tribunali cadono a pezzi e mancano cancellieri rende il quadro, a molti cittadini, poco commovente.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/10/18/fonti-chigi-meloni-non-firma-il-dpcm-per-aumenti-da-1-miliardo-ai-magistrati_91f8da6f-3aa1-4323-bfcd-b3c42aac4a2c.html

Patriot in cambio delle raffinerie (videoembed.ansa.it)

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Volodymyr Zelensky ha accusato l’amministrazione Trump di aver compiuto passi per «convincere l’Ucraina a capitolare». Nell’intervista a Bloomberg ha indicato il rallentamento di Starlink sul fronte e i ritardi degli intercettori Patriot; Washington contesta questa ricostruzione, mentre Kiev conferma che la condivisione d’intelligence, sospesa per un periodo, è ripresa.

Il presidente ucraino ha anche offerto uno scambio esplicito: fermare gli attacchi alle raffinerie russe, come chiede Trump, in cambio di più missili Patriot. Non è ancora un accordo, ma fotografa quanto sia diventata transazionale la sicurezza ucraina: protezione delle città contro tutela del prezzo americano del diesel.

La parola «capitolazione» è l’accusa di Zelensky, non un fatto dimostrato. I fatti però descrivono una pressione coerente: sanzioni contro Mosca sospese, critiche agli attacchi ucraini sull’energia e strumenti militari essenziali trasformati in leve negoziali. Quando l’alleato decide quali carte puoi giocare, il tavolo della pace somiglia sempre più a quello del creditore.

https://videoembed.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/10/18/zelensky-trump-spinge-lucraina-alla-capitolazione-di-fronte-alla-russia_52691173-164f-4cda-8039-7c2e93b79264.html

Il fronte yemenita chiama il Cairo (english.ahram.org.eg)

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Il Consiglio di difesa nazionale egiziano ha approvato il sostegno all’Arabia Saudita nell’escalation con gli Houthi. Abdel Fattah al-Sisi ha chiesto una seduta parlamentare d’emergenza per autorizzare un eventuale intervento se Riad lo domandasse. È una disponibilità operativa, non l’annuncio di truppe già schierate; gli Houthi hanno però già ammonito il Cairo a non intervenire.

La mossa arriva mentre gli attacchi contro il regno mettono sotto pressione anche le difese saudite. Nelle stesse ore un raid a Saada ha ucciso almeno nove persone, tra cui cinque bambini, secondo il ministero della Salute controllato dagli Houthi; Riad non ha commentato immediatamente l’accusa.

La formula diplomatica è «sostegno necessario e possibile». Quella politica è più semplice: il conflitto yemenita sta cercando nuovi partecipanti. Una richiesta saudita e un voto parlamentare possono trasformare una garanzia difensiva in un altro fronte regionale, con la consueta facilità con cui le coalizioni entrano nelle guerre e la rarità con cui ne escono.

https://english.ahram.org.eg/NewsContent/1/1237/580157/Egypt/Defence/ElSisi-calls-for-emergency-parliamentary-session-t.aspx

Milano, la piazza brucia e la politica sceglie la gara a chi condanna meglio (ilpost.it)

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Sabato, nella giornata di cortei contro il carovita, a Milano un corteo di circa 5.000 persone ("Italia in piazza", movimento organizzato online e dichiaratamente apartitico) è degenerato tra via Broletto, piazza Duomo e San Babila: pietre, barricate, idranti e lacrimogeni. Circa 50 persone sono state fermate, secondo Open quasi metà minorenni; Il Post riporta 15 agenti e 25 manifestanti feriti. Incidenti anche a Torino e Bologna, dove ci sono stati quattro arresti di minorenni e decine di agenti feriti.

Giorgia Meloni ha chiesto alle opposizioni di condannare le violenze "senza ambiguità", sostenendo che "ogni reticenza diventa giustificazione"; Tajani ha accusato parte dell'opposizione di alimentare le proteste. Il sindaco Sala ha definito le violenze ingiustificabili, pur riconoscendo che le ragioni della piazza sono comprensibili, e ha messo in guardia dalle strumentalizzazioni. Il tutto mentre la CGIL ha annunciato lo sciopero generale del 20 novembre.

Condannare è giusto e dovuto, ma è anche la via più comoda. Il governo chiede abiura alle opposizioni, ma tace su cosa abbia fatto in concreto per salari e carovita, il tema che ha portato in piazza migliaia di persone; le opposizioni, dal canto loro, devono smettere di cavarsela con formule sul disagio sociale e dire con chiarezza dove finisce la protesta. E c'è un dato che nessuno dei due campi sembra voler guardare: quanti dei fermati sono minorenni.

https://www.ilpost.it/2026/10/17/scontri-milano-manifestazione-carovita/

Trump congela le sanzioni a Mosca: la pace si compra a rate, il conto lo paga Kiev (ansa.it)

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Con un ordine esecutivo pubblicato venerdì sera la Casa Bianca ha sospeso l'applicazione delle nuove sanzioni e dei dazi fino al 100% previsti dal "Graham Act", la legge che Trump stesso aveva firmato a settembre contro gli acquirenti di energia russa. La motivazione ufficiale è l'"interesse nazionale"; secondo Reuters e Open, il vero nodo è il prezzo del diesel in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Il provvedimento arriva una settimana dopo l'intesa con Putin che permette a Mosca di vendere diesel sui mercati globali.

Il Cremlino parla di "momento storico", Zelensky di premio all'aggressore, e persino parlamentari repubblicani e democratici al Congresso (tra gli altri Tillis, Cornyn, Blumenthal, Beyer) criticano la mossa, che solleva dubbi sull'intento della legge. Bruxelles esprime delusione e continua a lavorare al 22° pacchetto di sanzioni.

La contraddizione è evidente per tutti: Washington firma una legge dura, poi la sospende appena diventa costosa alle urne. Ma l'Europa non ha molto da fare la morale: mentre rivendica fermezza, l'amministrazione americana le propone, secondo il New York Times, di tornare a comprare più gas russo nel quadro di un accordo di pace, e i governi europei – Roma compresa, con una Meloni che definisce "rischioso" l'accordo sul diesel – oscillano tra dissenso a parole e dipendenza dai fatti. La pace, per ora, è una trattativa in cui i prezzi dell'energia contano più dei principi.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/10/17/trump-sospende-sanzioni-e-dazi-alla-russia-sullexport_c94c6910-154f-4071-9bce-b30372b93263.html

Il Congresso sanziona, Trump sospende (whitehouse.gov)

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Donald Trump ha sospeso l’applicazione di parti decisive della nuova legge statunitense sulle sanzioni a Russia e Iran, due giorni prima dell’entrata in vigore. L’ordine presidenziale invoca l’«interesse nazionale» e usa il potere di deroga previsto dalla stessa norma approvata dal Congresso con un consenso bipartisan.

La contraddizione istituzionale è limpida: deputati e senatori costruiscono pressione economica su Mosca, la Casa Bianca apre la valvola prima ancora che il meccanismo inizi a funzionare. Repubblicani e democratici protestano insieme, ma per ora non emerge una via rapida per rovesciare la decisione. Intanto Putin incassa un vantaggio concreto senza una concessione pubblica equivalente.

Dopo l’accordo sul diesel russo, la sospensione delle sanzioni non sembra più un’eccezione energetica ma una linea politica. Chiamarla diplomazia non basta: se le leve vengono allentate prima del negoziato, il tavolo resta, ma la pressione cambia lato.

https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2026/10/implementing-the-lindsey-o-graham-sanctioning-russia-and-iran-act-of-2026/

Mezzo milione in piazza, quattrocento fermati (apnews.com)

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In Francia la protesta contro il carovita si è saldata con la mobilitazione degli studenti per le condizioni delle scuole e con il ritorno dei gilet gialli. Il ministero dell’Interno conta circa 550 mila partecipanti in 110 cortei; gli organizzatori ne rivendicano 800 mila. I fermati sono circa quattrocento.

Incendi, saccheggi e scontri hanno segnato diverse città, offrendo al governo il terreno più semplice: parlare di ordine pubblico. La violenza va isolata senza esitazioni, ma centinaia di migliaia di persone non scendono in strada perché alcune vetrine finiscono in frantumi. Protestano per salari, pensioni, prezzi e servizi pubblici; ridurre tutto alle immagini dei disordini è un modo comodo per non discutere il conto sociale.

La novità politica è la convergenza: studenti, sindacati e pezzi del vecchio movimento dei gilet gialli hanno trovato nello stesso giorno un linguaggio comune. Macron può chiedere calma e la polizia può liberare le strade. Resta però la domanda che nessun idrante risolve: quanto a lungo un governo può trattare il costo della vita come un problema di sicurezza?

https://apnews.com/article/44b9d3ba91ffad4029f975dced7e31cb

Il raccolto sotto attacco (apnews.com)

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In almeno otto villaggi della Cisgiordania occupata, coloni israeliani hanno assalito raccoglitori di olive, incendiato alberi e automobili e ferito residenti e una fotogiornalista statunitense. La Mezzaluna Rossa palestinese riferisce di aver soccorso quattordici persone; sull’episodio di Abu Falah, le ricostruzioni palestinese e militare israeliana divergono.

Non è una disputa stagionale tra vicini. L’ulivo è reddito, accesso alla terra e continuità della presenza palestinese: trasformare il raccolto in un percorso a ostacoli significa esercitare controllo senza doverlo scrivere in una legge. Le organizzazioni umanitarie descrivono un aumento degli attacchi, mentre le denunce di inerzia o protezione da parte dell’esercito restano al centro dello scontro sulle responsabilità.

Netanyahu parla da tempo di una minoranza estremista. Ma quando la violenza si ripete, attraversa più villaggi e produce impunità, la formula dei «pochi teppisti» smette di spiegare e comincia a coprire. A due settimane dal voto israeliano, anche la sicurezza di chi raccoglie olive diventa una misura molto concreta dello Stato di diritto.

https://apnews.com/article/078194df041b835ec95cad9c3d3ac060