Note di economia, politica e tecnologia

La scuola francese presenta il conto in piazza (apnews.com)

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Le proteste degli studenti delle superiori francesi hanno coinvolto 356 scuole e portato a 625 fermi in una sola giornata, secondo il ministero dell’Interno. Ottantatré agenti e gendarmi sono rimasti feriti; il ministro dell’Istruzione riferisce decine di feriti complessivi. Il movimento, nato nella regione parigina, si è esteso mentre gli studenti chiedono più docenti, classi meno affollate, edifici dignitosi e orari sostenibili.

La violenza non rende meno reali quelle richieste, né le richieste assolvono chi incendia e aggredisce. Ma il governo ha scelto soprattutto il lessico dell’ordine pubblico, mentre Macron accusa la sinistra radicale di legittimare gli scontri e Mélenchon denuncia la repressione. La scuola diventa così materiale da campagna presidenziale prima ancora che oggetto di politica scolastica.

Quando centinaia di licei si bloccano, ridurre tutto agli infiltrati è comodo quanto attribuire ogni arresto a una rivolta spontanea. I numeri dicono due cose insieme: la protesta ha superato la soglia della testimonianza e lo Stato ha risposto contando fermati e feriti più rapidamente di insegnanti mancanti e aule sovraffollate.

https://apnews.com/article/7afcf9f3f078303f2ea00db13200b1aa

Due governi, due idee di casa (rtp.pt)

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Il Parlamento portoghese ha approvato in prima lettura la riforma degli affitti del governo di centrodestra: procedure di sfratto più rapide e fine dei limiti ai canoni nei nuovi contratti, nella speranza che una maggiore libertà per i proprietari riporti immobili sul mercato. Tutta la sinistra ha votato contro; l’astensione di Chega è arrivata dopo un accordo con il PSD per riscrivere alcune tutele in commissione.

Il voto arriva un giorno dopo la scelta opposta della Spagna, che ha prorogato fino al 2030 la protezione dagli sfratti per gli inquilini vulnerabili e rafforzato i vincoli su affitti stagionali e per stanze. La stessa emergenza abitativa produce così due ricette confinanti: Madrid protegge chi è già dentro, Lisbona prova a convincere chi tiene le case fuori dal mercato.

Entrambe promettono più offerta e meno precarietà; entrambe scaricano il rischio sul lato che protegge meno. Il testo portoghese può ancora cambiare, e proprio l’accordo dell’ultimo minuto con Chega dimostra che la vera legge non è quella annunciata: è quella che sopravviverà alla commissione.

https://www.rtp.pt/noticias/politica/parlamento-aprova-nova-lei-do-arrendamento-com-abstencao-do-chega_e1768638

Varsavia toglie il binocolo dal grilletto (polskieradio.pl)

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La Polonia cambierà le regole d’ingaggio contro velivoli sospetti provenienti da est: per aprire il fuoco non sarà più indispensabile identificarli visivamente. Basterà una “identificazione positiva” costruita incrociando radar, sensori, traiettoria, velocità e assenza del segnale amico, purché il grado di certezza sia giudicato sufficiente.

La distinzione è decisiva: Varsavia non autorizza a sparare a ogni traccia sul radar, ma accorcia il tempo tra allarme e risposta. Missili da crociera e droni a reazione hanno trasformato una cautela pensata per il tempo di pace in un possibile ritardo operativo; il confine orientale della NATO viene ormai amministrato come una zona grigia tra pace formale e minaccia quotidiana.

La tecnologia promette più dati e meno secondi persi. La politica, però, resta responsabile dell’errore: quando il riconoscimento non passa più dagli occhi del pilota, una decisione più rapida può proteggere il territorio oppure trasformare un segnale ambiguo in un incidente internazionale.

https://www.polskieradio.pl/395/7784/artykul/3736366,poland-to-change-rules-on-shooting-down-suspect-foreign-aircraft

Il tetto nei comunicati, il conto nelle bollette (istat.it)

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A settembre l’inflazione italiana accelera al 4,2% annuo, dal 3,3% di agosto, secondo le stime preliminari dell’Istat. I prezzi aumentano dello 0,7% in un solo mese. La spinta arriva soprattutto dall’energia: la componente regolamentata sale del 25,9% e quella non regolamentata del 22,2%; gli alimentari non lavorati aumentano del 5,5%. L’inflazione di fondo resta molto più bassa, all’1,7%.

Mentre il governo celebra i tetti volontari alla pompa adottati da alcune compagnie, il costo della vita racconta una scala diversa. Un prezzo massimo esposto in qualche distributore può attenuare qualche pieno; non sostituisce una politica energetica capace di frenare l’ondata che entra nelle bollette, nei trasporti e infine nel carrello.

Il dato Istat è un fatto; l’efficacia del “price cap” è il giudizio politico da misurare. Per ora la comunicazione corre più veloce dei prezzi soltanto nei comunicati.

https://www.istat.it/comunicato-stampa/prezzi-al-consumo-dati-provvisori-settembre-2026/

La parità finisce sotto la riga (ansa.it)

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La riforma elettorale torna alla Camera per l’ultima lettura con capilista bloccati, preferenze per gli altri candidati e senza la quota 60-40 tra uomini e donne che il Rosatellum imponeva proprio nelle posizioni di testa. Il premio di maggioranza conserva un equilibrio di genere, ma scatta soltanto se una coalizione raggiunge il 42%.

Il risultato non è che il Parlamento sarà certamente senza donne, come suggeriscono le simulazioni più estreme. È però scritto nella legge che i seggi più sicuri possono tornare a essere quasi tutti maschili, soprattutto nei partiti piccoli e medi che eleggono un solo candidato per collegio. La parità viene spostata dalle garanzie alle buone intenzioni dei segretari.

Un governo guidato dalla prima presidente del Consiglio rischia così di firmare una norma che rende più fragile la presenza femminile nelle Camere. Non è un dettaglio tecnico: le regole elettorali spiegano chi può entrare nella stanza prima ancora che gli elettori aprano la porta.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/09/09/dal-premio-allindicazione-del-premier-la-riforma-punto-per-punto_6fb09be1-4bd1-41ae-bb01-bd628a333525.html

Brexit entra nella fase del “forse” (marketscreener.com)

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Il premier britannico Andy Burnham ha detto che tutte le opzioni per il futuro rapporto con l’Unione europea devono essere valutate: restare nell’assetto attuale, entrare in un’unione doganale, tornare nel mercato unico o «andare fino in fondo» con la riadesione. Ha aggiunto che servirà il consenso dell’opinione pubblica e che il vertice Regno Unito-UE di novembre dovrà iniziare a chiarire la rotta.

Non è una domanda di adesione e nemmeno una promessa elettorale. È però la fine di un tabù: un primo ministro britannico ammette apertamente che Brexit ha prodotto «più danni che benefici» e rimette sul tavolo ciò che la politica di Westminster aveva dichiarato impronunciabile.

Dieci anni dopo il referendum, lo slogan del controllo ripreso lascia spazio alla contabilità delle conseguenze. Londra non è ancora sulla via del ritorno; ha almeno smesso di fingere che discutere la destinazione significhi tradire il viaggio.

https://www.marketscreener.com/news/burnham-says-britain-should-weigh-eu-options-including-rejoining-bloc-ce785ad2da8aff22

La prima premier, sotto un re che decide (maroc.ma)

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Fatima Ezzahra El Mansouri è stata incaricata da Mohammed VI di formare il nuovo governo del Marocco. È la prima donna a guidare l’esecutivo del Paese e la seconda nel mondo arabo, dopo la tunisina Najla Bouden. Il suo partito, il PAM, è arrivato primo alle legislative, senza però ottenere la maggioranza: servirà una coalizione.

La nomina rompe un soffitto reale, ma non trasforma da sola l’architettura del potere. Il re sceglie il capo del governo nel partito vincitore e la monarchia conserva un’autorità decisiva sulle questioni strategiche, comprese difesa e politica estera. A ricordare la distanza tra istituzioni ed elettori c’è anche l’affluenza: appena il 38%, la più bassa dal 2007.

Il Marocco può celebrare una svolta storica senza confonderla con una democratizzazione compiuta. La rappresentanza conta; conta però anche dove risiede il potere quando finiscono le fotografie ufficiali e cominciano le decisioni.

https://maroc.ma/ar/%D8%A7%D9%84%D8%A3%D8%AE%D8%A8%D8%A7%D8%B1/%D8%AC%D9%84%D8%A7%D9%84%D8%A9-%D8%A7%D9%84%D9%85%D9%84%D9%83-%D9%8A%D8%B9%D9%8A%D9%86-%D8%A7%D9%84%D8%B3%D9%8A%D8%AF%D8%A9-%D9%81%D8%A7%D8%B7%D9%85%D8%A9-%D8%A7%D9%84%D8%B2%D9%87%D8%B1%D8%A7%D8%A1-%D8%A7%D9%84%D9%85%D9%86%D8%B5%D9%88%D8%B1%D9%8A-%D8%B1%D8%A6%D9%8A%D8%B3%D8%A9-%D9%84%D9%84%D8%AD%D9%83%D9%88%D9%85%D8%A9-%D9%88%D9%8A%D9%83%D9%84%D9%81%D9%87%D8%A7-%D8%AC%D9%84%D8%A7%D9%84%D8%AA%D9%87-%D8%A8%D8%AA%D8%B4%D9%83%D9%8A%D9%84

Netanyahu querela mezza stampa israeliana: il tribunale al posto della smentita (jpost.com)

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Il 29 settembre Benjamin Netanyahu ha depositato querele per diffamazione contro Haaretz, Yedioth Aharonoth, Ynet, Canale 12 e sei giornalisti, tra cui Barak Ravid, chiedendo 2,6 milioni di shekel. Al centro le ricostruzioni secondo cui, prima del 7 ottobre 2023, sarebbe stato avvertito dal presidente emiratino bin Zayed e dal capo dell'intelligence egiziana Abbas Kamel. Il premier nega: dagli archivi del suo ufficio non risulta alcun contatto diretto con bin Zayed tra il 1° settembre e il 7 ottobre.

La smentita ha però un punto debole: un funzionario emiratino ha negato un avvertimento personale del presidente, ma una prima risposta non escludeva in modo categorico che una comunicazione ci fosse stata. Un registro assente non è una prova negativa, e chi governa da anni sa bene quanto contino i canali non ufficiali. Il Likud parla di 'menzogna totale' orchestrata da avversari politici e ostili stranieri in vista del voto: un'accusa che, per ora, resta un'affermazione politica.

La querela contro sei giornalisti in blocco ha un sapore intimidatorio, e la stampa che la subisce non è esente da critiche: le fonti anonime vanno pesate, non solo pubblicate. Ma trascinare in tribunale i cronisti a poche settimane dalle elezioni, sul tema più scomodo per il premier, è un modo discutibile di chiudere il dibattito. Se le carte reggono, le aule sono il luogo giusto per dimostrarlo, con documenti e non con comunicati.

https://www.jpost.com/israel-news/crime-in-israel/article-910114

L’ONU cerca la prima donna dietro porte chiuse (internazionale.it)

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Rebeca Grynspan, ex vicepresidente del Costa Rica e già alla guida dell’UNCTAD, è in testa nell’ultimo sondaggio informale del Consiglio di sicurezza per scegliere il prossimo segretario generale dell’ONU. Ha raccolto dieci incoraggiamenti, tre contrari e due “nessuna opinione”; subito dietro c’è un’altra donna, la diplomatica guyanese Carolyn Rodrigues-Birkett.

Dopo ottant’anni, le Nazioni Unite potrebbero finalmente affidarsi a una donna. Ma il passaggio che dovrebbe segnare una svolta avviene ancora dentro un meccanismo opaco: i voti sono segreti e non si sa se uno dei no venga da Stati Uniti, Cina, Russia, Francia o Regno Unito. Basta il veto di una potenza per cancellare la favorita senza spiegazioni pubbliche.

La contraddizione è perfetta: l’organizzazione che predica rappresentanza e trasparenza sceglie il proprio vertice attraverso trattative riservate tra pochi Stati. Il genere della vincitrice sarebbe storico; il metodo, molto meno.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/30/costa-rica-s-grynspan-narrowly-ahead-in-race-to-be-next-un-chief-sources-say

Mosca mette a bilancio una guerra senza fine (ca.marketscreener.com)

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La Russia prevede di spendere 17.100 miliardi di rubli per la difesa nel 2027: il 27% in più rispetto alla cifra programmata in precedenza e il livello più alto dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Nel triennio il conto militare arriverebbe a 50.000 miliardi, mentre la stima del deficit 2026 è stata raddoppiata dall’1,6 al 3,2% del PIL.

Un bilancio non è propaganda: è la gerarchia concreta delle priorità. Mosca può chiamare il conflitto “operazione speciale”, ma prepara conti pubblici da guerra lunga, finanziati con nuove tasse, più debito e minori margini per l’economia civile. La pace resta nei discorsi; negli stanziamenti non compare.

Il punto non è soltanto quanto costa combattere. È quanto futuro viene impegnato per rendere la guerra sostenibile anche domani. Quando la spesa militare diventa la voce intoccabile, ogni altra politica pubblica finisce per negoziare con ciò che resta.

https://ca.marketscreener.com/news/russia-raises-2027-military-spending-by-27-budget-documents-show-ce785adcd18bf02d