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Salvini si dimette per ricandidarsi: la crisi della Lega passa dal trucco statutario (ilpost.it)

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Il 12 ottobre, al consiglio federale di Milano, Matteo Salvini si è dimesso da segretario della Lega. Per Il Post è un atto "simbolico", per l'Ansa un passaggio "formale ma necessario": serve a ricandidarsi al congresso straordinario convocato a Milano il 24 e 25 ottobre. Azzerati i vicesegretari, Alberto Di Rubba traghetta il partito, Lorenzo Fontana presiederà i lavori.

Il punto è che i tempi ristretti rendono quasi impossibile uno sfidante credibile: la rielezione è data per scontata. Eppure la leadership era stata messa in discussione da governatori del Nord e da dirigenti di peso, che da mesi chiedono più federalismo e più voce nelle decisioni. Salvini risponde con una segreteria ristretta e una promessa di maggior rilievo ai presidenti di regione, oltre a un nuovo simbolo per un partito che oggi si chiama "Lega per Salvini Premier".

La contraddizione è evidente: si evoca la resa dei conti interna, ma la si regola con lo statuto personale e un calendario a prova di dissenso. Il congresso rischia di essere meno un confronto che una conta di fedeltà, con i frondisti chiamati a scegliere se applaudire o uscire allo scoperto.

https://www.ilpost.it/2026/10/12/salvini-dimissioni-lega-trucco/

Meloni boccia il gasolio di Trump a Putin: rischioso, ma l'alleato non si tocca (avvenire.it)

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In Senato, alla vigilia del Consiglio europeo, Giorgia Meloni ha definito "molto rischiosa" l'intesa annunciata da Donald Trump il 9 ottobre: la sospensione per sei mesi delle sanzioni Usa sul diesel russo, con forniture promesse da Mosca (300mila tonnellate subito, 500mila a novembre, poi un milione). Tre i rischi indicati dalla premier: legittimazione per Mosca, nuove entrate per la guerra, indebolimento delle sanzioni.

La critica, però, è chirurgica: il rincaro dei carburanti, ha spiegato, dipende soprattutto dalla guerra in Iran e non da quella in Ucraina. Una lettura comoda, che sposta il problema lontano da Palazzo Chigi e lascia a Trump il ruolo di alleato "imprudente" più che di responsabile di una svolta. Zelensky, intanto, parla di segnale di debolezza; Ue e Regno Unito mantengono le proprie sanzioni.

La contraddizione è doppia. A Roma si chiede all'Europa un negoziatore comune e più compattezza, mentre l'unico vero allentamento delle sanzioni arriva da Washington, cioè dal partner su cui si è costruita la postura atlantista del governo. E sul fronte interno, chi per anni ha chiesto di "parlare con Mosca" scopre che a farlo, con un occhio ai prezzi e alle elezioni di midterm, è proprio l'alleato di riferimento.

https://www.avvenire.it/trump-la-russia-ci-fornira-subito-300000-tonnellate-di-gasolio-zelensky-allentare-le-sanzioni-e-segno-di-debolezza_114139

La tregua senza allarme (president.gov.ua)

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Cinque missili balistici russi hanno colpito Kyiv, centrando un impianto energetico e un edificio residenziale. Secondo Reuters e AP, il bilancio è di almeno due morti e 21 feriti. Zelensky denuncia che, per la seconda volta in pochi giorni, l’Ucraina non ha ricevuto dai partner alcun preavviso sui lanci; Trump sostiene invece che Washington continui a condividere intelligence.

Il punto politico non è soltanto l’ennesimo attacco alle infrastrutture civili. È il vuoto tra la «tregua energetica» annunciata da Trump e ciò che accade sul terreno: Mosca colpisce una centrale, Kyiv scopre i missili quando sono quasi arrivati e gli alleati si contraddicono perfino sull’allarme. Una tregua senza verifica e senza protezione non è diplomazia: è un comunicato esposto ai missili.

https://www.president.gov.ua/en/news/volodimir-zelenskij-i-mark-karni-obgovorili-rosijskij-udar-b-106881

La guerra ibrida alza il bersaglio (mi5.gov.uk)

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Il direttore dell’MI5 Ken McCallum sostiene che l’Iran stia ampliando la propria campagna clandestina nel Regno Unito: non più soltanto dissidenti, media iraniani e obiettivi israeliani, ma anche installazioni militari e siti ad alta sicurezza. Il presunto piano contro la base RAF Fairford, usata dagli Stati Uniti nella guerra contro Teheran, non sarebbe secondo lui un caso isolato.

È una valutazione d’intelligence, non una sentenza: i dettagli operativi restano in gran parte riservati e l’Iran nega le accuse occidentali di sabotaggio. Ma l’allarme arriva mentre l’MI5 dichiara di dedicare alle minacce statali più risorse che durante la Guerra fredda e indica anche la Russia come protagonista dell’escalation ibrida in Europa.

La linea tra guerra e pace si assottiglia quando gli Stati appaltano pressioni, incendi, sorveglianza e violenza a intermediari negabili. Il vantaggio è politico: colpire senza rivendicare, accusare senza poter mostrare tutto. Il rischio è che l’Europa diventi un campo di battaglia senza dichiarazione di guerra e con prove che il pubblico deve accettare sulla fiducia.

https://www.mi5.gov.uk/mi5-director-general-delivers-annual-threat-update

Ventinue miliardi, dettagli dopo (ansa.it)

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Camera e Senato hanno autorizzato lo scostamento di bilancio richiesto dal governo: circa 28,8 miliardi di maggiore indebitamento nel biennio 2027-2028, ripartiti in linea generale tra difesa e sicurezza energetica. L’attivazione della clausola europea resta subordinata al passaggio formale in Consiglio UE.

Il Parlamento ha dunque approvato lo spazio finanziario prima che sia definita con precisione la destinazione delle risorse. Il Documento indica i grandi contenitori; la manovra dovrà ancora stabilire quanto andrà agli armamenti, quanto alle bollette, quanto agli investimenti e con quali effetti permanenti sui conti.

L’emergenza può giustificare flessibilità, non vaghezza. Chiedere quasi ventinove miliardi e rinviare i dettagli significa invertire l’ordine democratico: prima si autorizza il debito, poi si scopre la politica che quel debito finanzierà.

https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/topnews/2026/10/13/ok-della-camera-alla-risoluzione-sullo-scostamento-con-219-si-e-110-no_b69a56f7-fb1f-4dee-b127-8df7cb0cbe61.html

Salvini si dimette per ricandidarsi: il congresso della Lega come rito di conferma (ilfattoquotidiano.it)

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Matteo Salvini si è dimesso da segretario della Lega. Un atto formale, richiesto dal regolamento interno, per potersi ricandidare al congresso straordinario di Milano del 24-25 ottobre, dove al momento è l'unico candidato. Si dimettono anche i vicesegretari Durigon, Sardone e Stefani; il tesoriere Alberto Di Rubba regge il partito fino all'assise, presieduta da Lorenzo Fontana.

Il paradosso è tutto nella procedura: ci si dimette per essere rieletti, con un candidato solo e delegati in larga parte gli stessi che lo hanno confermato a Firenze. Il segretario promette una nuova segreteria politica per «condividere onori e oneri» e un simbolo aggiornato («Il mondo cambia»), ma sulla linea il cambiamento è meno evidente: pensioni a 64 anni, tetto della flat tax a 100mila euro per le partite Iva, contributo delle banche. Promesse da legge di bilancio che pesano sul rapporto con gli alleati e con i conti pubblici.

Sul fronte interno Salvini nega l'esistenza di dissidenti, mentre si parla di un fronte nordista che chiede più attenzione ai territori. Sul fronte della coalizione, intanto, lancia le primarie dei milanesi per scegliere il candidato del centrodestra a Milano: formula democratica invocata fuori, regole più asciutte dentro casa. Un congresso che rischia di essere più cerimonia che resa dei conti.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/12/lega-salvini-si-dimette-congresso-annuncia-nuovo-simbolo/8536026/

L’ex presidente sceglie i ribelli (apnews.com)

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Joseph Kabila, presidente della Repubblica Democratica del Congo dal 2001 al 2019, ha assunto la guida del nuovo Front pour la Refondation de la Nation. La coalizione politico-militare ingloba i vertici dell’AFC/M23, il movimento ribelle che controlla ampie zone dell’est del Paese, e dichiara di voler rovesciare il potere di Kinshasa «con ogni mezzo», compresa la forza.

Non è più soltanto l’accusa del governo contro un ex capo di Stato sospettato di sostenere la ribellione. È una scelta politica esplicita: chi ha governato per diciotto anni si mette alla testa di un fronte armato contro il successore. La biografia istituzionale diventa così una risorsa della guerra.

La nascita del FRN complica inoltre i fragili negoziati con l’M23. Mentre la diplomazia continua a parlare di processi di pace, sul terreno le sigle cambiano e la catena di comando sale di livello. In Congo la pace resta il comunicato; il potere, ancora una volta, si organizza con le armi.

https://apnews.com/article/f17c608d521bae51e1d0b811a33f1f61

La pena di morte diventa palinsesto (apnews.com)

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Il Pentagono ha annunciato che l’esecuzione di Nidal Hasan, condannato per aver ucciso tredici persone a Fort Hood nel 2009, sarà trasmessa in diretta. Il 3 dicembre un plotone d’esecuzione militare non dovrà soltanto applicare una sentenza: dovrà produrre uno spettacolo pubblico.

L’Alto commissariato ONU per i diritti umani ha definito la trasmissione equivalente a un’esecuzione pubblica e incompatibile con il divieto assoluto di tortura. Le condanne sono arrivate anche dall’Australia e da esponenti politici e religiosi statunitensi, compresi sostenitori della pena capitale.

Qui non si discute la gravità del crimine né si riscrive il processo. Si discute la scelta dello Stato di trasformare la morte inflitta in contenuto da distribuire. Quando la giustizia cerca pubblico, telecamere e audience, smette di limitarsi a punire: mette in scena il proprio potere.

https://apnews.com/article/818853afc1be5c70fe41c5b781a8d559

La legge elettorale nasce già imputata (rainews.it)

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La nuova legge elettorale ha appena lasciato il Parlamento e già trenta ricorsi aspettano il 26 ottobre, giorno indicato dai promotori per il deposito nelle Corti d’appello. La Rete per un voto libero e uguale contesta sei profili: dal premio di maggioranza alla sua applicazione al Senato, dalla scelta degli eletti alla parità di genere, fino al candidato premier in scheda e alle firme richieste alle liste.

Sono contestazioni, non una sentenza: spetterà ai giudici decidere se rinviare le questioni alla Consulta. Ma il dato politico è già scritto. Una maggioranza che presenta la riforma come garanzia di stabilità consegna al Paese una legge accompagnata, fin dal primo giorno, da un contenzioso costituzionale organizzato.

Il problema non è che l’opposizione cerchi nei tribunali ciò che ha perso in Aula. Il problema è una politica che tratta le regole del voto come bottino della maggioranza del momento, salvo poi stupirsi quando la legittimità della partita viene contestata prima ancora del calcio d’inizio.

https://www.rainews.it/amp/articoli/2026/10/fatta-la-legge-elettorale-pronti-i-ricorsi-alla-consulta-41fcaf7a-5a47-44ed-b31a-9adb57c6f1dd.html

L’Europa sanziona, Washington compra diesel (apnews.com)

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I ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno approvato quasi 1.600 nuove iscrizioni nelle liste delle sanzioni contro persone e aziende legate al complesso militare-industriale russo. Secondo Kaja Kallas, oltre la metà riguarda la catena produttiva dei missili balistici impiegati contro l’Ucraina.

La decisione arriva mentre Washington percorre la direzione opposta: Donald Trump ha concordato l’acquisto di diesel russo e un alleggerimento delle restrizioni energetiche, giustificandolo con i prezzi del carburante negli Stati Uniti. Bruxelles tenta di restringere la capacità bellica di Mosca; la Casa Bianca riapre un canale economico che può restituirle valuta e legittimità.

Non è una semplice differenza di strumenti. È una politica occidentale che impartisce due ordini contrari nello stesso momento: isolare la macchina militare russa e normalizzarne una fonte di entrate. Le sanzioni possono essere numerose quanto si vuole; senza una strategia comune rischiano di diventare un inventario molto lungo della propria incoerenza.

https://apnews.com/article/12e244a70e6930f47acefde1754fa264