Note di economia, politica e tecnologia

Meloni, il sostegno a Kiev è "per Roma": la conversione atlantista dei sovranisti (lapresse.it)

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In un'intervista a Il Foglio, Giorgia Meloni ha rivendicato il sostegno militare dell'Italia all'Ucraina non come atto di solidarietà internazionale ma come investimento nella sicurezza nazionale: "ho sostenuto l'Ucraina per Roma", ha detto, spiegando che è meglio non essere attaccabili dalla Russia. La premier ha riconosciuto che la misura resta impopolare nell'opinione pubblica, ma ha rivendicato la coerenza della propria linea, respingendo l'accusa di demagogia sul tema.

La dichiarazione arriva mentre si discute di un possibile incontro tra Zelensky e Putin a margine del G20 di dicembre a Miami, e mentre il governo continua a difendere l'aumento della spesa per la difesa in un contesto di bollette energetiche alte e consumi delle famiglie in calo. Tradurre l'aiuto a Kiev in un calcolo di interesse nazionale è una mossa retorica comprensibile — rende la spesa più difendibile agli occhi di un elettorato scettico — ma certifica anche che la stagione della retorica sovranista, quella che opponeva l'interesse nazionale alle alleanze atlantiche, è ormai alle spalle.

Resta una domanda che né maggioranza né opposizione pongono con la stessa nettezza: se la spesa per la difesa è, come dice la premier, una priorità di sicurezza nazionale, perché il dibattito pubblico continua a trattarla come un capitolo di politica estera qualsiasi, anziché misurarla con lo stesso metro riservato a sanità, pensioni o bollette?

https://www.lapresse.it/politica/2026/09/12/ucraina-meloni-ho-sostenuto-kiev-per-difendere-roma-immigrazione-noi-esempio-in-europa/

Salis, conto pignorato: la paladina dei lavoratori non paga i suoi (tg24.sky.it)

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Il conto corrente su cui Ilaria Salis riceve lo stipendio da eurodeputata è stato pignorato per circa 7.000 euro di spese legali non saldate. Il pignoramento discende da una sentenza di primo grado — non definitiva, il ricorso in appello è fissato per ottobre — che ha condannato l'esponente di Alleanza Verdi e Sinistra a versare complessivamente circa 300.000 euro a due ex collaboratori parlamentari, Valentina Dadda e François Gelmetti, licenziati secondo il tribunale senza giusta causa.

I legali di Salis respingono la lettura data alla vicenda: sostengono che gli atti di precetto e pignoramento non siano mai arrivati all'indirizzo corretto, e negano che la loro assistita si sia sottratta a qualsiasi obbligo. La causa non è ancora chiusa, e la versione difensiva merita di essere registrata prima di trarre conclusioni definitive nel merito giudiziario.

Resta però la cornice politica, che è quella che davvero interessa: una parlamentare che ha costruito gran parte della propria proposta pubblica sulla tutela del lavoro e dei diritti dei più deboli si trova ora, almeno secondo un giudice di primo grado, dall'altra parte del tavolo — quella di chi licenzia senza giusta causa. Non è una sentenza morale, è solo l'osservazione che quando il discorso è il proprio mestiere, la distanza dalla prassi pesa doppio.

https://tg24.sky.it/cronaca/2026/09/13/ilaria-salis-conto-corrente-pignorato

Hormuz, un morto e nessun colpevole (apnews.com)

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Una nave commerciale iraniana è stata colpita da un proiettile al largo dell’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz. Secondo i media statali iraniani, un membro dell’equipaggio è morto e quattro sono rimasti feriti. UK Maritime Trade Operations ha confermato di aver ricevuto la segnalazione di una nave colpita durante il transito, senza attribuire l’attacco.

Il governatore di Qeshm ha parlato di “nemico terrorista”, ma le autorità iraniane non hanno identificato né il proiettile né il responsabile. È la distinzione che conta: il fatto è confermato, la colpa no. In uno stretto attraversato da guerra, blocchi e attacchi ripetuti, l’attribuzione diventa parte dello scontro prima ancora che dell’indagine.

Hormuz è ormai il luogo dove una nave può essere colpita, un marinaio morire e il mercato reagire mentre resta ignoto chi abbia sparato. La sicurezza energetica mondiale continua così a dipendere da un corridoio in cui le conseguenze sono immediate e le responsabilità arrivano, forse, dopo.

https://apnews.com/article/aa034da0d8226f5a3b4794b10afb8b3b

Miami, il vertice che ancora non esiste (amp.dw.com)

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Volodymyr Zelensky ha detto a Deutsche Welle che sarebbe pronto ad andare al G20 di Miami e incontrare Vladimir Putin, se il presidente russo partecipasse al vertice di dicembre. Washington ha annunciato l’intenzione di invitare Mosca, ma Putin non ha ancora confermato la presenza e l’Ucraina, che non fa parte del G20, dovrebbe essere invitata come ospite.

È un’apertura politica, non un appuntamento fissato. Zelensky sostiene che contino i risultati e non le parole; il Cremlino, intanto, mantiene l’ambiguità sulla partecipazione. Trasformare la disponibilità in “vertice Putin-Zelensky” significa saltare proprio il passaggio decisivo: il consenso di Mosca a sedersi allo stesso tavolo.

La diplomazia ha bisogno anche di scenari possibili. Il giornalismo, però, dovrebbe distinguere una porta aperta da un incontro concordato. Altrimenti la pace avanza soprattutto nei titoli, mentre sul terreno resta ferma.

https://amp.dw.com/en/dw-exclusive-zelenskyy-offers-to-meet-putin-at-g20-in-miami/a-79241703

Cile, Kast salta la cerimonia sul golpe: primo caso dal ritorno alla democrazia (ansa.it)

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Per la prima volta dal ritorno alla democrazia, il governo cileno non ha organizzato alcuna cerimonia ufficiale per l'anniversario dell'11 settembre 1973, giorno del golpe di Pinochet contro Salvador Allende. Il presidente José Antonio Kast ha mantenuto l'agenda ordinaria, con una visita nella regione di Los Ríos, mentre La Moneda ha giustificato la scelta con la necessità di "guardare avanti" invece che al passato.

La decisione ha suscitato critiche anche dentro la sua stessa coalizione, oltre che dalle opposizioni, che ricordano come il presidente rappresenti tutti i cileni, comprese le famiglie delle vittime della dittatura. L'ex presidente Gabriel Boric si è recato sulla tomba di Allende dichiarando che "la storia non si cancella". Kast, dal canto suo, fu tra i cileni che nel 1988 votarono "Sì" alla continuazione del regime di Pinochet, nel plebiscito che di fatto ne segnò la fine.

Le autorità di Santiago si preparano comunque a possibili tensioni nella capitale. Resta il paradosso istituzionale: un presidente che non ha mai preso le distanze dal golpe è il primo, oggi, a poterne cancellare la memoria ufficiale — senza più bisogno di fingere il contrario.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/09/11/a-53-anni-dal-golpe-in-cile-contro-salvador-allende-non-si-terra-la-cerimonia_8a22eb37-b533-4f3d-bc9d-b59171159dae.html

Bonino, l'elogio bipartisan arriva solo da morta (ansa.it)

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Emma Bonino è morta l'11 settembre a Roma, a 78 anni, per una crisi respiratoria dopo giorni di ricovero. Cinquant'anni di battaglie — dal Partito Radicale al ministero degli Esteri, dalla Commissione europea a +Europa — raccontano una carriera scomoda per definizione: divorzio, aborto, diritti civili, portati avanti quasi sempre controcorrente rispetto ai governi di turno, di qualunque colore.

Poche ore dopo la notizia, il cordoglio è arrivato da ogni angolo dello schieramento politico. Giorgia Meloni ha parlato di "una voce forte e riconoscibile della politica italiana", ammettendo storie "lontane" ma un peso pubblico innegabile. Roberta Metsola, dal Parlamento europeo, ha ricordato chi "non ha mai aspettato che il mondo fosse pronto". Parole probabilmente sincere, arrivate però — come spesso accade — solo quando la voce scomoda si è spenta.

In vita, Bonino è stata più volte isolata dal proprio schieramento di riferimento e osteggiata da quelli opposti; diverse battaglie che ha portato avanti restano tuttora lontane dall'agenda di gran parte del Parlamento che oggi la celebra. Resta da vedere se il lutto trasversale lascerà qualcosa in più di un comunicato.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/09/11/addio-a-emma-bonino-una-vita-in-prima-linea-per-i-diritti_759e1d37-70c0-4a4e-836e-dc86007ae0b8.html

Hong Kong, sette anni per ricordare Tiananmen (apnews.com)

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Un tribunale di Hong Kong ha condannato Lee Cheuk-yan a sette anni, Chow Hang-tung a sette anni e tre mesi e Albert Ho a cinque anni e due mesi. I tre guidavano l’organizzazione che per decenni ha promosso le veglie annuali in memoria della repressione di piazza Tiananmen del 1989.

Sono stati riconosciuti colpevoli di incitamento alla sovversione in base alla legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nel 2020. Lee e Chow si erano dichiarati non colpevoli; Ho, che ha ammesso l’accusa, ha ricevuto una pena inferiore. Le autorità sostengono che il caso riguardi attività illegali, non la libertà di espressione.

La formula giudiziaria è “sicurezza nazionale”; il risultato politico è che commemorare un massacro e chiedere la fine del partito unico porta in carcere. A Hong Kong la memoria non è stata semplicemente vietata: è stata trasformata in prova di sovversione.

https://apnews.com/article/1e91bf6d80c11ae3802481e0ac6b324a

Bonino, il radicalismo che resta senza eredi (apnews.com)

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Emma Bonino è morta a Roma a 78 anni. La notizia è stata annunciata da +Europa dopo il ricovero dei giorni scorsi per una crisi respiratoria. In mezzo secolo di vita pubblica è stata parlamentare, commissaria europea e ministra degli Esteri, ma soprattutto una protagonista delle battaglie per aborto, divorzio, diritti civili e giustizia internazionale.

La politica italiana la celebrerà con l’unanimità riservata ai morti illustri. È la forma più comoda del riconoscimento: rende omaggio alla combattente quando le sue battaglie non possono più disturbare gli equilibri del giorno.

Il punto non è trasformare Bonino in un’icona senza contraddizioni. È ricordare che la sua idea di politica pretendeva costi personali, conflitto pubblico e obiettivi misurabili. In un sistema che chiama “coraggio” una dichiarazione televisiva, il vuoto più evidente non è soltanto quello lasciato da una leader: è l’assenza di eredi per quel metodo.

https://apnews.com/article/2f7abf0541386d7e14a980c98e4a07d6

Il caro benzina diventa un lasciapassare per le trivelle (videoembed.ansa.it)

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Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto energia che, secondo quanto annunciato da Giorgia Meloni, accelera ricerca, esplorazione ed estrazione di petrolio e gas in Italia. Lo Stato potrà nominare commissari per aiutare le Regioni a ridurre i tempi di permessi e concessioni sugli idrocarburi.

La misura viene presentata insieme agli interventi contro il caro carburanti e con l’argomento della minore dipendenza dalle importazioni. Il testo definitivo e i suoi dettagli applicativi dovranno essere valutati dopo la pubblicazione; ciò che è già chiaro è la scelta politica di rispondere alla crisi dei prezzi aumentando e velocizzando la produzione fossile nazionale.

L’emergenza energetica diventa così il grimaldello per comprimere procedure nate anche per valutare territori e impatti ambientali. Produrre in casa non rende automaticamente più economico il petrolio venduto su un mercato globale; rende però più semplice presentare ogni ritardo amministrativo come il nemico, e ogni nuova trivella come una politica sociale.

https://videoembed.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/09/10/meloni-nel-decreto-misure-per-accelerare-la-produzione-di-petrolio-e-gas_8309149e-92a7-4585-b52f-a69beb2d05a2.html

Madrid restituisce ai saharawi una cittadinanza perduta (congreso.es)

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Il Congresso spagnolo ha approvato la proposta di legge che apre una via specifica alla cittadinanza per i saharawi nati nel Sahara Occidentale quando il territorio era amministrato dalla Spagna. Il testo riguarda i nati prima del 29 settembre 1977 e amplia i documenti utilizzabili per dimostrare il legame con l’ex provincia, dai registri spagnoli al censimento dell’ONU. Ora la norma passa al Senato.

La misura può interessare decine di migliaia di persone tra territori controllati dal Marocco, campi profughi di Tindouf e diaspora europea. Rabat non ha ancora reagito ufficialmente, ma la scelta riconosce un’identità distinta proprio mentre il futuro del Sahara Occidentale resta irrisolto e il referendum di autodeterminazione non si è mai tenuto.

Cinquant’anni dopo il ritiro coloniale, Madrid prova a restituire con un passaporto ciò che abbandonò con un confine. È una riparazione concreta, ma anche l’ammissione tardiva che la decolonizzazione non finisce quando parte l’ultima bandiera: continua nella vita degli apolidi e nei debiti che gli Stati preferiscono chiamare storia.

https://www.congreso.es/gl/notas-de-prensa?_notasprensa_mvcPath=detalle&_notasprensa_notaId=52114&p_p_id=notasprensa&p_p_lifecycle=0&p_p_mode=view&p_p_state=normal