Note di economia, politica e tecnologia

Ballottaggio anti-Vannacci: la destra ha paura dei suoi elettori (lapresse.it)

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A pochi giorni dal voto in commissione, il centrodestra riscopre il ballottaggio: l'emendamento del senatore di Fratelli d'Italia Marcello Pera propone un secondo turno tra le prime due coalizioni se nessuna supera il 48%, purché entrambe abbiano già superato il 38%, mentre Forza Italia rilancia con una soglia al 40%. La Lega, per ora, frena. L'obiettivo più o meno dichiarato è uno solo: contenere l'ascesa di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale, che nei sondaggi erode consensi proprio agli alleati di governo.

Vannacci non si è fatto attendere: "il problema, per qualcuno, sono gli italiani che hanno deciso di votare per lui", ha detto, accusando la maggioranza di cambiare le regole quando il consenso popolare non va nella direzione gradita. È un'accusa che suona familiare a chi segue la politica italiana da più di una legislatura: la riforma elettorale come strumento per disinnescare avversari interni prima ancora che esterni, con la scusa della governabilità.

Sul fronte opposto, le opposizioni, da Elly Schlein a Giuseppe Conte, attaccano il centrodestra per essersi concentrato su un tecnicismo elettorale mentre il Paese affronta inflazione e potere d'acquisto in calo, senza però offrire una propria proposta alternativa sulla legge. Il dibattito parlamentare è fissato per il 9 settembre: fino ad allora ogni partito terrà aperte tutte le opzioni, compresa quella di accusare gli altri di praticare esattamente ciò che si accinge a fare a sua volta.

https://www.lapresse.it/politica/2026/09/01/legge-elettorale-nodo-sul-ballottaggio-vannacci-al-centrodestra-mossa-della-paura/

Hormuz, la guerra che nessuno chiama guerra (agi.it)

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Nello Stretto di Hormuz gli Stati Uniti hanno colpito obiettivi delle Guardie della Rivoluzione iraniane, secondo quanto riferito dal Centcom, in risposta a tentativi di sabotaggio contro navi mercantili e personale militare americano nella zona. Poche ore dopo Teheran ha risposto con missili e droni contro basi statunitensi nella regione, mentre il presidente iraniano Massoud Pezeshkian, a colloquio con Putin, ha promesso la vittoria bollando l'attacco americano come ingiustificabile.

Donald Trump, dal canto suo, ha minacciato via Truth Social una rappresaglia "di portata e intensità molto maggiori" se l'Iran dovesse reagire ulteriormente, la stessa retorica muscolare già sentita nei round precedenti di un'escalation che dura da mesi. Ogni parte si dichiara vittima ed ognuna rivendica la propria azione come mera "difesa": è il linguaggio tipico delle guerre che nessuno chiama guerra, finché il prezzo del petrolio, salito di oltre il 4% in poche ore, non lo ricorda a tutti.

Nel frattempo si contano vittime civili, almeno due morti in un attacco vicino Sirik durante un matrimonio, e danni a infrastrutture energetiche, mentre le cancellerie occidentali, Italia compresa, si limitano ad auspicare "moderazione". Una formula che si ripete a ogni escalation e che finora non ha fermato nessuna delle due parti.

https://www.agi.it/estero/news/2026-09-01/usa-iran-guerra-38822622/

Il Pacifico, 580 milioni di influenza (it.marketscreener.com)

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Stati Uniti e Australia hanno annunciato complessivamente circa 580 milioni di dollari di nuovi impegni per le isole del Pacifico durante il Forum regionale a Palau. Canberra destina circa 430 milioni alla lotta contro il narcotraffico, con sorveglianza aerea e formazione; Washington ha annunciato oltre 150 milioni per energia, infrastrutture, sanità e sicurezza.

Le cifre e i programmi sono confermati dagli annunci governativi e da Reuters. È un’interpretazione, invece, leggere ogni dollaro come semplice acquisto di fedeltà: i progetti rispondono anche a bisogni reali di paesi piccoli e vulnerabili.

Ma il contesto non è neutrale. Il presidente di Palau aveva chiesto alle grandi potenze di non trasformare il Forum in un teatro della competizione geopolitica, mentre Pechino contestava la presenza taiwanese. La risposta delle potenze è arrivata nella lingua più universale della diplomazia: fondi, sicurezza e una gara a chi si presenta come il partner meno interessato.

https://it.marketscreener.com/notizie/usa-e-australia-stanziano-580-mio-usd-a-sostegno-delle-isole-del-pacifico-ce7858d2dd88f027

Washington colpisce, Teheran rilancia (internazionale.it)

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Gli Stati Uniti hanno avviato una nuova serie di attacchi contro obiettivi dei Guardiani della rivoluzione in Iran. Il Centcom li presenta come risposta a tentati attacchi contro la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz e contro militari americani nella regione. Teheran ha poi annunciato una rappresaglia con missili e droni contro interessi statunitensi.

L’avvio dei raid americani è confermato direttamente dal comando militare Usa e da Reuters e AP. L’annuncio della risposta iraniana proviene invece dai media di Stato e semiufficiali: bersagli colpiti, danni e bilancio restano ancora da verificare in modo indipendente.

Poche ore prima il presidente iraniano Pezeshkian offriva di tornare all’intesa di giugno se Washington avesse rispettato i propri impegni. La diplomazia continua dunque a parlare al condizionale mentre le armi coniugano tutto al presente: ciascuna parte definisce la propria escalation una risposta e lascia all’altra la responsabilità del primo colpo.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/01/us-striking-iranian-targets-around-strait-of-hormuz-axios-reports

Gerusalemme, il permesso che chiude le scuole (english.wafa.ps)

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Le scuole cristiane di Gerusalemme hanno sospeso le lezioni dopo il mancato rinnovo dei permessi d’ingresso per oltre 70 insegnanti e dipendenti residenti in Cisgiordania. La protesta coinvolge più di 8.500 studenti e continuerà finché il personale non potrà raggiungere gli istituti.

Questi sono i fatti comunicati dal Segretariato delle istituzioni educative cristiane e riscontrati da più testate. Non è emersa, al momento della pubblicazione, una spiegazione pubblica delle autorità israeliane sul mancato rinnovo: attribuire un’intenzione ulteriore sarebbe quindi arbitrario.

L’effetto politico, invece, è già visibile. Un sistema amministrativo presentato come strumento di sicurezza può fermare un intero pezzo di scuola senza bisogno di un ordine di chiusura. Il controllo non compare sulla lavagna, ma decide chi può entrare in aula e chi resta fuori.

https://english.wafa.ps/Pages/Details/174268

Torna la guerra a Hormuz, tra raid "difensivi" e narrazioni di comodo (ansa.it)

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Le forze statunitensi hanno colpito il 31 agosto due lanciatori iraniani sull'isola di Larak, nello stretto di Hormuz. Il Centcom definisce l'azione difensiva, sostenendo di aver anticipato un lancio di missili carichi di mine navali da parte dei pasdaran verso lo stretto. Teheran conta due morti e due feriti tra le proprie forze, e risponde colpendo con missili le basi americane di Muwaffaq Salti e Aqaba, in Giordania: quasi tutti i missili sarebbero stati intercettati, secondo fonti statunitensi, senza danni rilevanti.

Il linguaggio scelto da Washington, un'azione difensiva per un raid che colpisce per primo installazioni militari su suolo iraniano, meriterebbe più attenzione di quanta ne riceva. È lo schema retorico già visto nei mesi precedenti di questo conflitto a bassa intensità: si colpisce, si etichetta come prevenzione, e si lascia che sia la controparte a portare il peso simbolico dell'escalation quando risponde. Il presidente iraniano Pezeshkian dichiara di non volere la guerra ma promette risposta alle aggressioni: una postura speculare a quella americana, e altrettanto poco verificabile nelle reali intenzioni.

Nel frattempo lo stretto di Hormuz, da cui transita una parte rilevante del petrolio mondiale, torna a essere terreno di scontro diretto tra le due potenze, con una superpetroliera in fiamme secondo le prime ricostruzioni. Le cancellerie occidentali, per ora, si limitano a osservare.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/08/31/tornano-i-raid-usa-in-iran-attacco-su-larak.-teheran-prende-di-mira-le-basi_d6d9581a-b7ae-4731-b009-3307af788336.html

La legge elettorale si riscrive quando fa comodo (ansa.it)

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Fino a poche settimane fa Roberto Vannacci veniva liquidato come fenomeno di nicchia, quasi irrilevante nei radar del centrodestra. Ora che i sondaggi lo danno sopra la Lega e in crescita costante, lo stesso centrodestra riscopre il ballottaggio: la proposta del senatore Pera (FdI) prevede un secondo turno se nessuna coalizione supera il 48% al primo turno, con soglia minima al 38%. Forza Italia lavora a una propria versione con soglia al 40%, la Lega frena. Tre partiti dello stesso schieramento, tre soglie diverse: la differenza non è tecnica, è la misura della paura di ciascuno.

Vannacci ha buon gioco a chiedere perché si cambino le regole per un soggetto definito irrilevante fino a ieri. È un'obiezione che mette in imbarazzo anche chi, da sinistra, insegue da mesi un'intesa sul maggioritario per arginare la propria frammentazione: il campo largo si guarda bene dal criticare nel merito un ballottaggio che, se ben calibrato, premierebbe anche le coalizioni ampie. Le opposizioni di Conte, Schlein e Bonelli parlano di manovra dettata dalla paura, ma nessuno propone di lasciare la legge elettorale così com'è.

Il paradosso è tutto qui: la riforma nasce dichiaratamente per contenere un consenso elettorale legittimo, non per migliorare la rappresentanza, e viene scritta a partita in corso da chi quelle regole dovrebbe applicare in modo neutro. Non è la prima volta che accade in Italia, e difficilmente sarà l'ultima.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/08/31/vannacci-ballottaggio-mossa-della-paura-ma-non-eravamo-irrilevanti_3bca94a1-820c-4437-8baf-4719fb00575e.html

La legge elettorale col sondaggio incorporato (ansa.it)

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Alla vigilia degli emendamenti, il centrodestra ha rimesso il ballottaggio dentro la riforma elettorale. Marcello Pera ha depositato una proposta: premio al primo turno sopra il 48 per cento; altrimenti secondo turno fra coalizioni sopra il 38. Forza Italia lavora su una soglia diversa, mentre Lega e Noi Moderati frenano.

Il fatto verificato è la divisione della maggioranza e l’arrivo di formule concorrenti. Che siano cucite contro l’ascesa di Vannacci è una lettura politica, alimentata dagli stessi tempi e dai sondaggi, non una motivazione scritta nell’emendamento.

Resta però la contraddizione: una legge presentata come garanzia di stabilità cambia geometria mentre cambiano le convenienze dei partiti. Se le regole del voto inseguono ogni sondaggio, il problema non è più soltanto chi vincerà: è chi decide il campo mentre la partita è già cominciata.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/08/31/rebus-ballottaggio-dal-centrodestra-verranno-presentati-piu-emendamenti_05a6f9be-e7cd-46d8-bf56-f444b803669b.html

L’ultimo pacco, l’ultimo contratto (rainews.it)

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Pasquale Andriotta, corriere di 42 anni impiegato nell’appalto BRT di Piacenza-Caorso, è morto dopo un arresto cardiaco mentre effettuava una consegna. Era l’ultimo giorno del suo contratto a termine. Nelle stesse ore i colleghi scioperavano contro carichi crescenti, carenza di personale e turni giudicati insostenibili.

Non è accertato che le condizioni di lavoro abbiano causato il malore: stabilirlo spetta agli accertamenti, e trasformare una coincidenza drammatica in una sentenza sarebbe scorretto. È invece accertato il contesto che il sindacato chiede di verificare: quanti lavoratori fossero in servizio, quante consegne fossero state assegnate e quali precauzioni fossero state adottate con il caldo.

La logistica ci ha abituati a considerare normale che tutto arrivi subito. Meno visibile è la catena di appalti, contratti brevi e turni che rende possibile quella puntualità. Prima di celebrare l’efficienza dell’ultimo miglio, sarebbe il caso di sapere quanto pesa su chi lo percorre.

https://www.rainews.it/tgr/emiliaromagna/articoli/2026/08/piacenza-corriere-muore-a-42-anni-durante-una-consegna-2ea6385b-d7ce-4896-8d9e-8b5a5ce1de3e.html

La demografia non si governa per decreto (istat.it)

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Le nuove proiezioni dell’Istat stimano che la popolazione italiana scenderà da 58,9 milioni nel 2025 a 55 milioni nel 2050 e a 45,8 milioni nel 2080. Non è una profezia puntuale: è lo scenario mediano di un modello soggetto a incertezza. Ma la direzione del calo compare in tutti gli scenari considerati dall’istituto.

Cambieranno anche le famiglie: aumenteranno le persone sole, mentre nel 2050 le coppie con figli saranno meno numerose di quelle senza figli. Dietro il numero nazionale ci sono conseguenze molto concrete per lavoro, pensioni, sanità, scuola e assistenza.

La politica risponde da anni con bonus, ministeri ribattezzati e appelli alla natalità. L’Istat ricorda brutalmente che la demografia non obbedisce agli slogan: se lavoro, casa, servizi e tempi di cura rendono costoso costruire una famiglia, nessun decreto può ordinare ai cittadini di farla. Il problema non è convincere gli italiani a produrre figli per il welfare; è rendere il Paese abitabile per chi dovrebbe sostenerlo.

https://www.istat.it/comunicato-stampa/previsioni-della-popolazione-residente-delle-famiglie-e-delle-forze-di-lavoro-base-1-1-2025/