Note di economia, politica e tecnologia

Quindici miliardi di rassicurazioni (audiovisual.ec.europa.eu)

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La Commissione europea dice di aver ricevuto da Roma rassicurazioni sufficienti: l’Italia userà una «larga maggioranza» dei 14,9 miliardi di prestiti SAFE destinati agli acquisti militari. Ma l’importo finale non è pubblico e l’accordo di prestito non è ancora firmato. Gli eventuali fondi rinunciati saranno riallocati ad altri Paesi.

La direzione politica, dunque, sembra decisa prima che lo siano cifra e contratto. Bruxelles può chiamarlo avanzamento; per i cittadini resta un impegno finanziario e strategico raccontato per approssimazioni, mentre ogni altra voce di spesa viene misurata al centesimo.

La difesa europea può essere una scelta legittima. Proprio per questo merita numeri, priorità e responsabilità esplicite: le rassicurazioni servono alle istituzioni, la trasparenza servirebbe al Paese.

https://audiovisual.ec.europa.eu/en/media/video/I-293530

Ceuta contro Madrid: "Non trasformateci in un CETI" (lanacion.com.ar)

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Migliaia di persone hanno manifestato a Ceuta chiedendo le dimissioni di Pedro Sánchez, dopo che un decreto reale del governo centrale ha destinato centri sportivi e strutture scolastiche cittadine all'accoglienza di migranti senza consultare le autorità locali. Il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, ha accusato Madrid di violare gli impegni presi e di voler trasformare l'intera Ceuta in un CETI, il centro di soggiorno temporaneo per immigrati che dovrebbe restare un'eccezione e non la normalità urbana.

La vicenda mette a nudo una contraddizione ricorrente nella gestione europea dei flussi migratori: le decisioni si prendono nei ministeri della capitale, i costi sociali e logistici ricadono sulle città di frontiera, spesso senza un piano che distingua l'emergenza dalla gestione strutturale. Chiedere l'accelerazione delle espulsioni e strutture dedicate, come fa il governo locale, non equivale automaticamente a indicare soluzioni praticabili; ma imporre un decreto che requisisce palestre e scuole a ridosso della riapertura dell'anno scolastico, senza consultazione, non è esattamente il modello di governance che l'esecutivo spagnolo rivendica a parole.

Il risultato è la piazza: migliaia di ceutini in corteo, il governo locale sul piede di guerra con quello nazionale, e una crisi migratoria che il centro continua a gestire per decreto anziché per pianificazione.

https://www.lanacion.com.ar/el-mundo/miles-de-personas-marcharon-en-ceuta-contra-la-crisis-migratoria-y-reclamaron-la-renuncia-de-pedro-nid09082026/

Carburanti a 3 euro: il vertice last minute che (ri)scopre l'ovvio (ansa.it)

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Vigilia di scadenza, vertice d'urgenza: a Palazzo Chigi si riuniscono in videoconferenza Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi per decidere se prorogare lo sconto sulle accise sui carburanti, in scadenza il 26 agosto. Nel frattempo il gasolio ha già superato i 3,10 euro al litro in autostrada, mentre sulla viabilità ordinaria benzina e gasolio restano intorno ai 2 euro: un differenziale di quasi un euro al litro che racconta più del regime delle concessioni autostradali che della "crisi energetica" evocata nei comunicati.

Il copione è noto: uno sgravio fiscale presentato come temporaneo, introdotto per attutire un caro-prezzi, viene prorogato di scadenza in scadenza fino a diventare strutturale nei fatti ma precario negli annunci, costringendo governo dopo governo a convocare vertici sull'orlo della mezzanotte invece di intervenire sulle cause di fondo, dalla fiscalità sui carburanti alla governance delle concessioni autostradali. Su questo secondo punto, nessuna riunione romana sembra avere fretta di intervenire.

Il rischio, per l'ennesima volta, è che la soluzione sia un'ulteriore proroga cosmetica: utile a spegnere la protesta di fine agosto, inutile a spiegare perché in autostrada si continui a pagare un euro in più al litro rispetto alla strada accanto.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/08/25/nuovi-rialzi-per-i-carburanti-riunione-con-meloni-alla-vigilia-della_fb725722-357f-4d7f-b1c6-fa89004ea853.html

Quattordici culle, l’inchiesta dopo il fuoco (apnews.com)

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Quattordici neonati sono morti nell’incendio della nursery del Pakistan Institute of Medical Sciences, uno dei maggiori ospedali pubblici di Islamabad. Nel reparto c’erano quindici bambini e uno è stato salvato. Le prime ricostruzioni indicano un guasto elettrico o l’esplosione del compressore di un condizionatore; una commissione interistituzionale dovrà riferire entro ventiquattr’ore su cause, misure antincendio e risposta all’emergenza.

Il punto non è scegliere adesso tra cortocircuito e compressore. Un singolo guasto diventa una strage soltanto quando i livelli di protezione successivi — manutenzione, rilevazione, compartimentazione, evacuazione — non riescono a contenerlo. In un reparto neonatale, la sicurezza non può dipendere dal fatto che una macchina decida di non rompersi.

Il primo ministro promette che i responsabili saranno puniti. È la formula rituale pronunciata dopo ogni disastro evitabile: severissima con il colpevole futuro, silenziosa sui controlli passati. Le famiglie non hanno bisogno soltanto di un nome da arrestare, ma di sapere chi certificava che quelle quattordici culle fossero davvero protette.

https://apnews.com/article/277ecc4d3dc2e87b7be49e2911c43c0b

Il deputato col martello, l’esercito come scorta (abc.net.au)

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Il deputato israeliano di estrema destra Zvi Sukkot si è fatto filmare mentre colpiva con una mazza un monumento palestinese a Madama, in Cisgiordania occupata. Era entrato nel villaggio con una scorta militare ottenuta per una visita autorizzata; l’esercito afferma che lui e i suoi collaboratori hanno nascosto le proprie intenzioni e agito senza permesso. Quando i soldati hanno ricevuto istruzioni, il tour è stato interrotto.

Sukkot sostiene che il monumento celebrasse responsabili di attentati contro israeliani. Anche se fosse questa l’intera storia della lapide, un parlamentare non diventa per questo giudice, squadra di demolizione e regista della propria campagna elettorale. Se un simbolo viola la legge, lo rimuove un’autorità seguendo una procedura; se lo abbatte un politico protetto dai fucili dello Stato, la procedura diventa scenografia.

L’esercito accusa il deputato di manipolazione, ma le immagini mostrano il problema più grande: nella Cisgiordania occupata il confine tra istituzione e militanza può ridursi al tempo necessario perché arrivi una telefonata al comandante. Il martello era di Sukkot; l’uniforme, però, apparteneva a Israele.

https://www.abc.net.au/news/2026-08-25/israeli-politician-sledgehammers-palestinian-memorial/107077828

Tre droni, una firma ancora assente (tagesschau.de)

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L’inchiesta sul tentato attacco all’aeroporto di Lipsia/Halle non riguarda più un solo drone esplosivo. NDR, WDR e Süddeutsche Zeitung riferiscono che gli investigatori hanno trovato un terzo velivolo in un campo vicino allo scalo e una sostanza compatibile, nelle prime analisi, con circa 50 grammi di esplosivo militare RDX. Il 4 agosto un primo drone armato era stato disinnescato accanto alla pista; un altro oggetto avrebbe urtato un aereo cargo.

La procura federale e il BKA indagano, ma non hanno attribuito pubblicamente l’operazione. Il cancelliere Friedrich Merz promette conseguenze e dice che il governo comunicherà presto le proprie conclusioni. È la sequenza corretta: prima le prove, poi il colpevole — soprattutto quando ogni sospetto può diventare materia di escalation tra potenze nucleari.

La guerra ibrida vive proprio nello spazio tra l’attacco evidente e la firma negabile. Lipsia mostra che le infrastrutture europee sono già un fronte; mostra anche che gridare subito “Russia” non le rende più sicure. Servono difese credibili, indagini trasparenti e responsabilità dimostrate: la propaganda, da qualunque parte arrivi, è il quarto drone.

https://www.tagesschau.de/investigativ/ndr-wdr/drohne-leipzig-110.html

Un milione di bambini fuori bilancio (unicef.org)

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In Afghanistan 3,7 milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta; circa un milione è in condizioni gravi e potenzialmente letali. L’UNICEF riferisce che oltre mezzo milione di minori è stato ricoverato dall’inizio dell’anno e che i casi più gravi con complicazioni sono aumentati di un terzo rispetto a luglio 2025. In alcuni ospedali del sud ci sono tre o quattro bambini malnutriti per ogni letto.

Non è un’emergenza improvvisa. Conflitti, frontiere chiuse, disastri climatici, povertà e riduzione degli aiuti hanno trasformato la fame in infrastruttura permanente. Nel 2025 i tagli avevano già costretto alla chiusura di 142 centri sanitari; oggi gli ospedali assorbono ciò che la prevenzione non riesce più a fermare.

L’Occidente ha abbandonato Kabul militarmente e ora rischia di farlo anche contabilmente. Si può non riconoscere il regime talebano senza smettere di riconoscere i bambini: quando il finanziamento umanitario diventa una nota sacrificabile, la fermezza politica finisce per pesare sui corpi che non governano nulla.

https://www.unicef.org/press-releases/hospitals-overwhelmed-child-malnutrition-surges-across-afghanistan

Il sostegno "fermo" dell'Italia a Kiev, fermo da dieci mesi (borsaitaliana.it)

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Al vertice virtuale dei Volenterosi per i 35 anni dell'indipendenza ucraina, Giorgia Meloni ha rinnovato "il fermo sostegno dell'Italia alla sovranità, all'integrità territoriale e all'indipendenza dell'Ucraina", promettendo generatori elettrici per l'inverno e vicinanza per i danni degli attacchi russi alle infrastrutture civili. Parole nette, in linea con quelle pronunciate a ogni vertice dall'inizio della guerra.

I fatti raccontano però un'altra tempistica: sono quasi dieci mesi che l'Italia non approva un nuovo pacchetto di aiuti militari a Kiev, un ritardo definito inusuale anche da osservatori vicini alla maggioranza. A frenare non è solo la cautela diplomatica ma anche resistenze interne alla coalizione di governo, mentre l'esecutivo deve ancora decidere come utilizzare i fondi europei Safe entro le prossime settimane. Un eventuale pacchetto con batterie antiaeree potrebbe arrivare non prima di fine settembre, mentre Bruxelles ha già stanziato altri 6,1 miliardi di euro per la difesa ucraina.

Sullo sfondo si consuma anche un altro scontro, tutto interno alla maggioranza: Forza Italia, per voce del vicepremier Tajani, respinge l'idea di tassare gli extraprofitti petroliferi ("il concetto di extraprofitto nel diritto non esiste"), mentre Lega e Fratelli d'Italia sarebbero disposte a recuperare gettito dal settore energetico. Tra un sostegno dichiarato "fermo" e aiuti concreti che restano in stand-by, il divario tra annuncio e attuazione resta la cifra più costante della politica estera italiana di questi mesi.

https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/teleborsa/economia/ucraina-meloni-ribadisce-fermo-sostegno-dell-italia-a-kiev-111_2026-08-24_TLB.html

Vannacci e il paradosso della libertà a targhe alterne (tg24.sky.it)

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Il programma di Futuro Nazionale, presentato da Roberto Vannacci l'11 agosto e completato nei dettagli il 24, mette nero su bianco quello che finora era stato solo suggerito nei comizi: l'aborto "non è un diritto", un ministero della Vita e della Famiglia, fascia protetta in tv per contenuti definiti "genderisti", e il matrimonio eterosessuale come unico istituto di coppia riconosciuto, con adozioni negate a coppie omosessuali e single.

Colpisce la scelta lessicale più che i contenuti in sé, già ampiamente anticipati: chi si richiama alla libertà individuale come architrave ideologica propone qui un impianto che entra nella tv, nella famiglia, nel corpo delle persone, fino a immaginare sanzioni penali per interventi medici sui minori. Non è un'incoerenza nuova nel panorama politico italiano — la destra sovranista non è la sola a maneggiare con disinvoltura il concetto di libertà a targhe alterne — ma la distanza tra la retorica anti-Stato sull'economia e l'iper-regolamentazione proposta sui corpi resta difficile da liquidare come dettaglio.

Il programma ha già sollevato polemiche, in particolare per l'abolizione dell'aggravante di femminicidio, sostituita da una cornice più generica che diversi osservatori leggono come un arretramento simbolico oltre che giuridico. Resta da vedere quanto di questo testo sopravviva alla campagna elettorale e quanto sia, come spesso accade con i programmi di ogni colore, materiale negoziabile una volta ottenuti i voti.

https://tg24.sky.it/politica/2026/08/24/vannacci-programma-futuro-nazionale

Ad Haiti lo Stato arriva dopo le bande (apnews.com)

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Una coalizione di bande armate ha assaltato Kenscoff, comunità agricola sulle colline sopra Port-au-Prince, incendiando case e uccidendo decine di persone. EFE ha contato almeno venti corpi; il sindaco e un’organizzazione haitiana per i diritti umani stimano tra trenta e quaranta morti, precisando che il bilancio resta incompleto.

Kenscoff domina vie strategiche verso la capitale e il sud del Paese. Non è un luogo colpito per caso né per la prima volta: le bande allargano il territorio, mentre polizia e missione internazionale continuano a inseguire l’emergenza invece di prevenirla. I residenti hanno protestato chiedendo la rimozione del capo locale della polizia.

Quando lo Stato compare soltanto per contare i corpi, la sicurezza è già diventata propaganda. Haiti non soffre di una misteriosa fatalità tropicale: soffre di istituzioni svuotate, forze insufficienti e una comunità internazionale capace di convocare missioni molto più rapidamente di quanto riesca a proteggerne i destinatari.

https://apnews.com/article/485903ee45cd5ffc1b5270b268ba31e3