Note di economia, politica e tecnologia

Il fronte yemenita chiama il Cairo (english.ahram.org.eg)

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Il Consiglio di difesa nazionale egiziano ha approvato il sostegno all’Arabia Saudita nell’escalation con gli Houthi. Abdel Fattah al-Sisi ha chiesto una seduta parlamentare d’emergenza per autorizzare un eventuale intervento se Riad lo domandasse. È una disponibilità operativa, non l’annuncio di truppe già schierate; gli Houthi hanno però già ammonito il Cairo a non intervenire.

La mossa arriva mentre gli attacchi contro il regno mettono sotto pressione anche le difese saudite. Nelle stesse ore un raid a Saada ha ucciso almeno nove persone, tra cui cinque bambini, secondo il ministero della Salute controllato dagli Houthi; Riad non ha commentato immediatamente l’accusa.

La formula diplomatica è «sostegno necessario e possibile». Quella politica è più semplice: il conflitto yemenita sta cercando nuovi partecipanti. Una richiesta saudita e un voto parlamentare possono trasformare una garanzia difensiva in un altro fronte regionale, con la consueta facilità con cui le coalizioni entrano nelle guerre e la rarità con cui ne escono.

https://english.ahram.org.eg/NewsContent/1/1237/580157/Egypt/Defence/ElSisi-calls-for-emergency-parliamentary-session-t.aspx

Milano, la piazza brucia e la politica sceglie la gara a chi condanna meglio (ilpost.it)

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Sabato, nella giornata di cortei contro il carovita, a Milano un corteo di circa 5.000 persone ("Italia in piazza", movimento organizzato online e dichiaratamente apartitico) è degenerato tra via Broletto, piazza Duomo e San Babila: pietre, barricate, idranti e lacrimogeni. Circa 50 persone sono state fermate, secondo Open quasi metà minorenni; Il Post riporta 15 agenti e 25 manifestanti feriti. Incidenti anche a Torino e Bologna, dove ci sono stati quattro arresti di minorenni e decine di agenti feriti.

Giorgia Meloni ha chiesto alle opposizioni di condannare le violenze "senza ambiguità", sostenendo che "ogni reticenza diventa giustificazione"; Tajani ha accusato parte dell'opposizione di alimentare le proteste. Il sindaco Sala ha definito le violenze ingiustificabili, pur riconoscendo che le ragioni della piazza sono comprensibili, e ha messo in guardia dalle strumentalizzazioni. Il tutto mentre la CGIL ha annunciato lo sciopero generale del 20 novembre.

Condannare è giusto e dovuto, ma è anche la via più comoda. Il governo chiede abiura alle opposizioni, ma tace su cosa abbia fatto in concreto per salari e carovita, il tema che ha portato in piazza migliaia di persone; le opposizioni, dal canto loro, devono smettere di cavarsela con formule sul disagio sociale e dire con chiarezza dove finisce la protesta. E c'è un dato che nessuno dei due campi sembra voler guardare: quanti dei fermati sono minorenni.

https://www.ilpost.it/2026/10/17/scontri-milano-manifestazione-carovita/

Trump congela le sanzioni a Mosca: la pace si compra a rate, il conto lo paga Kiev (ansa.it)

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Con un ordine esecutivo pubblicato venerdì sera la Casa Bianca ha sospeso l'applicazione delle nuove sanzioni e dei dazi fino al 100% previsti dal "Graham Act", la legge che Trump stesso aveva firmato a settembre contro gli acquirenti di energia russa. La motivazione ufficiale è l'"interesse nazionale"; secondo Reuters e Open, il vero nodo è il prezzo del diesel in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Il provvedimento arriva una settimana dopo l'intesa con Putin che permette a Mosca di vendere diesel sui mercati globali.

Il Cremlino parla di "momento storico", Zelensky di premio all'aggressore, e persino parlamentari repubblicani e democratici al Congresso (tra gli altri Tillis, Cornyn, Blumenthal, Beyer) criticano la mossa, che solleva dubbi sull'intento della legge. Bruxelles esprime delusione e continua a lavorare al 22° pacchetto di sanzioni.

La contraddizione è evidente per tutti: Washington firma una legge dura, poi la sospende appena diventa costosa alle urne. Ma l'Europa non ha molto da fare la morale: mentre rivendica fermezza, l'amministrazione americana le propone, secondo il New York Times, di tornare a comprare più gas russo nel quadro di un accordo di pace, e i governi europei – Roma compresa, con una Meloni che definisce "rischioso" l'accordo sul diesel – oscillano tra dissenso a parole e dipendenza dai fatti. La pace, per ora, è una trattativa in cui i prezzi dell'energia contano più dei principi.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/10/17/trump-sospende-sanzioni-e-dazi-alla-russia-sullexport_c94c6910-154f-4071-9bce-b30372b93263.html

Il Congresso sanziona, Trump sospende (whitehouse.gov)

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Donald Trump ha sospeso l’applicazione di parti decisive della nuova legge statunitense sulle sanzioni a Russia e Iran, due giorni prima dell’entrata in vigore. L’ordine presidenziale invoca l’«interesse nazionale» e usa il potere di deroga previsto dalla stessa norma approvata dal Congresso con un consenso bipartisan.

La contraddizione istituzionale è limpida: deputati e senatori costruiscono pressione economica su Mosca, la Casa Bianca apre la valvola prima ancora che il meccanismo inizi a funzionare. Repubblicani e democratici protestano insieme, ma per ora non emerge una via rapida per rovesciare la decisione. Intanto Putin incassa un vantaggio concreto senza una concessione pubblica equivalente.

Dopo l’accordo sul diesel russo, la sospensione delle sanzioni non sembra più un’eccezione energetica ma una linea politica. Chiamarla diplomazia non basta: se le leve vengono allentate prima del negoziato, il tavolo resta, ma la pressione cambia lato.

https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2026/10/implementing-the-lindsey-o-graham-sanctioning-russia-and-iran-act-of-2026/

Mezzo milione in piazza, quattrocento fermati (apnews.com)

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In Francia la protesta contro il carovita si è saldata con la mobilitazione degli studenti per le condizioni delle scuole e con il ritorno dei gilet gialli. Il ministero dell’Interno conta circa 550 mila partecipanti in 110 cortei; gli organizzatori ne rivendicano 800 mila. I fermati sono circa quattrocento.

Incendi, saccheggi e scontri hanno segnato diverse città, offrendo al governo il terreno più semplice: parlare di ordine pubblico. La violenza va isolata senza esitazioni, ma centinaia di migliaia di persone non scendono in strada perché alcune vetrine finiscono in frantumi. Protestano per salari, pensioni, prezzi e servizi pubblici; ridurre tutto alle immagini dei disordini è un modo comodo per non discutere il conto sociale.

La novità politica è la convergenza: studenti, sindacati e pezzi del vecchio movimento dei gilet gialli hanno trovato nello stesso giorno un linguaggio comune. Macron può chiedere calma e la polizia può liberare le strade. Resta però la domanda che nessun idrante risolve: quanto a lungo un governo può trattare il costo della vita come un problema di sicurezza?

https://apnews.com/article/44b9d3ba91ffad4029f975dced7e31cb

Il raccolto sotto attacco (apnews.com)

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In almeno otto villaggi della Cisgiordania occupata, coloni israeliani hanno assalito raccoglitori di olive, incendiato alberi e automobili e ferito residenti e una fotogiornalista statunitense. La Mezzaluna Rossa palestinese riferisce di aver soccorso quattordici persone; sull’episodio di Abu Falah, le ricostruzioni palestinese e militare israeliana divergono.

Non è una disputa stagionale tra vicini. L’ulivo è reddito, accesso alla terra e continuità della presenza palestinese: trasformare il raccolto in un percorso a ostacoli significa esercitare controllo senza doverlo scrivere in una legge. Le organizzazioni umanitarie descrivono un aumento degli attacchi, mentre le denunce di inerzia o protezione da parte dell’esercito restano al centro dello scontro sulle responsabilità.

Netanyahu parla da tempo di una minoranza estremista. Ma quando la violenza si ripete, attraversa più villaggi e produce impunità, la formula dei «pochi teppisti» smette di spiegare e comincia a coprire. A due settimane dal voto israeliano, anche la sicurezza di chi raccoglie olive diventa una misura molto concreta dello Stato di diritto.

https://apnews.com/article/078194df041b835ec95cad9c3d3ac060

Crosetto bacchetta Washington su Kiev: l'errore è americano, il silenzio è italiano (uk.lapresse.it)

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Alla BBC, il 17 ottobre, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito "un errore grave" la scelta degli Stati Uniti di restringere l'accesso di Kiev a satelliti e intelligence, avvertendo che mosse del genere rischiano di prolungare la guerra invece di avvicinare la pace. Parole nette, per un ministro di un governo che fa dell'atlantismo la propria carta d'identità.

Il contesto, però, è meno lineare di come lo si racconta. Kiev denuncia limiti non annunciati a Starlink sui terminali in movimento (il tetto sarebbe attorno ai 160 km/h, quanto volano i droni) e Zelensky parla di notti in cui sarebbero mancati gli avvisi sui missili russi; Axios e Financial Times, citando fonti anonime, riferiscono minacce americane di sospendere l'intelligence per fermare gli attacchi alle raffinerie russe. Trump nega di voler interrompere la condivisione di informazioni, Musk scarica la responsabilità su Starshield e sul Pentagono. Conferme ufficiali di Washington: nessuna.

La contraddizione è tutta politica. Pochi giorni fa Meloni, in Senato, ha giudicato "molto rischiosa" la sospensione delle sanzioni sul diesel russo, ma ha ribadito che l'alleato non si tocca. Ora il suo ministro della Difesa dice in inglese, a una tv straniera, quello che a Roma si preferisce sussurrare. Una linea, due toni: critica quanto basta per la platea europea, mai abbastanza da costare qualcosa a Palazzo Chigi.

Ed è qui che l'Europa dovrebbe porsi la domanda scomoda: se dopo quattro anni la tenuta della difesa ucraina dipende ancora da un tetto di velocità deciso da un'azienda privata o da un umore alla Casa Bianca, il problema non è solo l'errore di Washington, ma la dipendenza che gli alleati hanno accettato di coltivare.

https://uk.lapresse.it/politics-en/2026/10/17/ukraine-crosetto-it-is-a-serious-mistake-to-restrict-kyivs-access-to-satellites/

La sovranità finisce dove si spegne il satellite (ansa.it)

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Guido Crosetto definisce un «grave errore» la scelta americana di limitare all’Ucraina l’accesso ai sistemi satellitari e alle informazioni d’intelligence. Il ministro sostiene che mostrare debolezza a Mosca non accorcia la guerra: alimenta l’idea che si possa ancora vincerla.

Il punto politico supera Kiev. Un alleato che può chiudere dati, connessioni e allarmi con una decisione unilaterale non offre soltanto protezione: conserva un interruttore. L’Europa ha discusso per anni di autonomia strategica, continuando però a noleggiare altrove perfino gli occhi con cui guarda il campo di battaglia.

Crosetto promette che il sostegno italiano continuerà, pur ammettendo che nuovi invii saranno più difficili da far approvare avvicinandosi le elezioni. La fermezza, dunque, resta appesa a due dipendenze: quella tecnologica da Washington e quella politica dal calendario elettorale.

https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/mondo/europa/2026/10/17/crosetto-alla-bbc-grave-errore-limitare-a-kiev-laccesso-ai-satelliti_77c61077-d5b9-467c-b894-d3390a8cbbd7.html

Centomila euro, ma il conto non torna (ansa.it)

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La manovra contiene un fondo da 1,9 miliardi per dare esecuzione a sentenze. Secondo una ricostruzione del Sole 24 Ore, circa 970 milioni servirebbero agli adeguamenti retributivi dei magistrati imposti da decisioni del Consiglio di Stato: in media oltre 70 mila euro lordi di arretrati e circa 20 mila euro annui di aumento strutturale. L’Associazione nazionale magistrati contesta però il calcolo e sostiene che gli importi individuali sarebbero inferiori a un quarto.

Il fatto verificato è l’obbligo di ricalcolare le retribuzioni; la cifra di 970 milioni attribuita alle toghe non compare invece come ripartizione nominativa nelle tabelle pubbliche del documento di bilancio. Fra «centomila euro a testa» e «meno di un quarto» non c’è una sfumatura: c’è un buco informativo da centinaia di milioni.

La polemica politica è inevitabile, soprattutto mentre si cercano risorse da banche, imprese e contribuenti. Ma proprio per questo il governo dovrebbe pubblicare subito base di calcolo, platea, arretrati e costo strutturale. Se il conto è dovuto, va spiegato; se è gonfiato, va corretto. Lasciare il numero nel nebbione trasforma una sentenza in propaganda contro i magistrati o in un privilegio difeso al buio.

https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/10/16/sole24ore-ai-magistrati-in-manovra-quasi-100mila-euro-a-testa_b6cd7128-3e6f-4c14-951d-d05be93b6389.html

La regolarizzazione diventa un caso europeo (consilium.europa.eu)

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Italia, Danimarca e Polonia hanno portato al Consiglio europeo una critica indiretta alla regolarizzazione straordinaria decisa dalla Spagna per circa 600 mila migranti. La tesi è che misure nazionali di questo tipo possano creare incentivi agli ingressi irregolari e produrre effetti sugli altri Paesi dell’area Schengen. Madrid replica con i dati sul calo degli arrivi e ricorda che i permessi restano competenza nazionale.

Il compromesso finale non consegna a Bruxelles un veto sulle sanatorie: chiede più coordinamento quando una scelta interna può avere conseguenze sugli altri Stati membri. È una formula prudente, ma scopre la contraddizione permanente dell’Unione: frontiere interne aperte, politiche migratorie ancora nazionali e governi pronti a europeizzare solo le decisioni prese dagli altri.

Una regolarizzazione può essere discussa per efficacia, lavoro nero e capacità amministrativa. Trasformarla in un processo alle intenzioni serve meno. Se Schengen rende davvero comuni gli effetti, allora occorrono criteri comuni e responsabilità condivise; se la competenza resta nazionale, non può diventare sovranità a geometria variabile, intoccabile quando chiude e sospetta quando regolarizza.

https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/10/16/european-council-conclusions-15-and-16-october-2026/