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Tutto quello che si vorrebbe dire ma che non si può dire

Politica

Il voto sotto scorta, le prove sotto chiave (ansa.it)

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Il direttore del Dis Vittorio Rizzi ha annunciato che, su indicazione del Copasir, sono già operative misure per proteggere le prossime elezioni dalle interferenze straniere. Il presidente del Comitato Lorenzo Guerini invita a non drammatizzare ma riconosce che l’Italia non è immune; l’attenzione riguarda soprattutto la Russia, senza escludere altri attori.

Il rischio è concreto in Europa, ma sul caso italiano le autorità non hanno presentato pubblicamente prove di una specifica operazione in corso. La distinzione conta: difendere le urne da campagne coordinate, attacchi informatici e finanziamenti occulti è doveroso; trasformare ogni dissenso in sospetto geopolitico sarebbe invece una scorciatoia pericolosa.

Nel governo va già in scena il cortocircuito: Tajani alza l’allarme, la Lega denuncia l’“ossessione” antirussa. Così la sicurezza elettorale diventa l’ennesimo derby identitario. Se le istituzioni chiedono fiducia, devono offrire criteri verificabili e trasparenza compatibile con le indagini: una democrazia non si protegge soltanto dai manipolatori stranieri, ma anche dall’uso domestico della paura.

https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/politica/2026/09/03/le-interferenze-russe-agitano-il-governo-il-pd-allattacco-sui-visti_84b43030-bae5-4848-b06e-9bbb1eda3adf.html

Militari in partito con Vannacci: la neutralità delle armi finisce in Procura (ansa.it)

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La Procura militare di Roma ha aperto un fascicolo su un gruppo di militari in servizio che avrebbero assunto ruoli di dirigenza e propaganda all'interno di Futuro Nazionale, il partito fondato dal generale Roberto Vannacci. L'indagine nasce da un esposto del Sindacato dei Militari Italiani, depositato il 2 settembre, e punta a verificare se la partecipazione attiva alla vita di un movimento politico da parte di chi porta le stellette violi i doveri di lealtà, neutralità e imparzialità previsti per le Forze Armate.

Il nodo giuridico non è affatto scontato, e proprio questo rende la vicenda interessante. Nessuna norma penale vieta espressamente a un militare in servizio di avere un ruolo in un partito; a stabilire che si tratti comunque di una violazione è stata una sentenza del Consiglio di Stato del 2017, mentre pronunce del 2011 e del 2016 erano arrivate a conclusioni opposte. L'avvocato di Vannacci, Giorgio Carta, ha buon gioco a ricordare che la giurisprudenza amministrativa non è unanime, e che al massimo si parla di un illecito disciplinare, non di reato.

Resta però una contraddizione che in queste ore quasi nessuno affronta di petto: la neutralità delle Forze Armate è un principio costituzionale pensato per restare sopra le parti, non un dettaglio da chiarire in tribunale dopo che un generale ha già fondato un partito portandosi dietro simpatizzanti in uniforme. Che l'attenzione istituzionale sia arrivata solo dopo un esposto sindacale e alcuni articoli di stampa estera dice più sulla reattività delle istituzioni italiane che sulla reale gravità dei fatti.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/09/03/indagine-sui-militari-che-hanno-aderito-al-partito-di-vannacci_e42ad605-d75f-41a5-874a-dce5e8efc580.html

Vannacci, quando le divise entrano nel partito (ansa.it)

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La Procura militare di Roma ha avviato accertamenti preliminari dopo un esposto del Sindacato dei Militari su presunte adesioni di personale in servizio attivo a Futuro Nazionale, il partito guidato da Roberto Vannacci. L’esposto riguarda anche il generale, il coordinatore Massimiliano Simoni e il responsabile del programma Lorenzo Gasperini; tra le contestazioni avanzate dal sindacato compare la presunta ricostituzione del partito fascista.

È essenziale non confondere un esposto con una sentenza: al momento non c’è alcun accertamento di colpevolezza e la Procura parla di verifiche preliminari. Il punto istituzionale, però, esiste già. I militari possono avere opinioni e diritti politici, ma l’eventuale partecipazione attiva di personale in servizio alla direzione o alla propaganda di un partito tocca direttamente la neutralità delle Forze armate.

Vannacci ha costruito capitale politico proprio sul prestigio della divisa. Ora quella sovrapposizione mostra il suo costo: quando l’uniforme diventa un marchio elettorale, il confine tra cittadino militante e istituzione rischia di diventare materiale da Procura. La democrazia non deve temere le idee; deve pretendere che le armi dello Stato restino fuori dalle tessere di partito.

https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/politica/2026/09/03/indagine-sui-militari-che-hanno-aderito-al-partito-di-vannacci_e42ad605-d75f-41a5-874a-dce5e8efc580.html

Il record di Meloni: durare non basta (apnews.com)

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Il governo Meloni ha raggiunto quota 1.413 giorni e supera il primato di durata continuativa del Berlusconi II, fermo a 1.412. A seconda del criterio di conteggio, il sorpasso viene collocato tra il 3 e il 4 settembre; il dato politico non cambia: è l’esecutivo più longevo della storia repubblicana, in un Paese in cui nessun governo ha mai completato senza interruzioni un’intera legislatura.

La stabilità è un risultato, soprattutto in Italia. Ma trasformarla nel principale certificato di successo significa confondere la tenuta della maggioranza con il bilancio del governo. Restare a Palazzo Chigi misura la capacità di evitare crisi e defezioni; non dice, da solo, se salari, sanità, crescita industriale o servizi pubblici siano migliorati.

Il record racconta anche una maggioranza disciplinata e opposizioni incapaci di costruire un’alternativa credibile. Meloni può rivendicare di aver spezzato la tradizione dei governi brevi. Adesso però il cronometro smette di essere un alibi: più tempo si governa, meno si può imputare a chi c’era prima ciò che ancora non funziona.

https://apnews.com/article/84dc931418ddcbd9b00ed497233fe922

Ballottaggio anti-Vannacci: il centrodestra si salva dalla propria creatura (lapresse.it)

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Il centrodestra discute da giorni la reintroduzione del ballottaggio nella legge elettorale in vista delle Politiche 2027, e la coincidenza con l'ascesa di Roberto Vannacci nei sondaggi — Futuro Nazionale ormai davanti a Lega e Forza Italia, accreditato attorno al 15% — non sembra casuale. Giorgia Meloni spingerebbe per una soglia al 40% proprio per tenere in mano, come ha scritto Repubblica, una "pistola sul tavolo" negoziale nei confronti dell'alleato-rivale; Antonio Tajani si dice favorevole, Matteo Salvini è nettamente contrario, mentre Marcello Pera (FdI) propone una formula diversa, con ballottaggio solo se nessuno supera il 48% e almeno due coalizioni raggiungono il 38%. Vannacci, dal canto suo, rovescia la narrazione: sostiene che il centrodestra abbia già capito che il ballottaggio, liberando gli elettori dal "voto utile", finirebbe per rafforzare proprio Futuro Nazionale, e starebbe perciò facendo marcia indietro.

Il paradosso è tutto qui: una maggioranza che per anni ha eletto il maggioritario secco a bandiera identitaria si ritrova a valutare un correttivo proporzionale-simile-al-doppio-turno non per principio, ma per arginare una costola nata al proprio interno. Le opposizioni — Conte, Fratoianni, Parrini — gridano al "circo equestre" legislativo, ma la legge elettorale usata come strumento tattico di autoconservazione non è mai stata prerogativa di una sola parte politica in Italia. Colpisce piuttosto che il dibattito pubblico si concentri sulle soglie percentuali e non sull'ammissione implicita, da parte della stessa maggioranza, di non controllare più la propria base elettorale.

Gli analisti (Youtrend) avvertono che l'operazione rischia l'effetto boomerang: al ballottaggio, l'erosione di consensi potrebbe azzerare il vantaggio che oggi il centrodestra ha sul campo largo. Cambiare le regole del gioco per paura di sé stessi è già un'ammissione politica; sperare che funzionino è tutta un'altra storia.

https://www.lapresse.it/politica/2026/09/02/legge-elettorale-vannacci-dietrofront-centrodestra-sul-ballottaggio-ha-capito-che-rafforza-fn/

Report, la sostituzione perde un pezzo (adnkronos.com)

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Giulia Presutti ha rinunciato alla co-conduzione di Report, annunciata dalla Rai insieme a Daniele Piervincenzi dopo l’uscita di Sigfrido Ranucci. In una mail al direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini, la giornalista ha spiegato di fare un passo indietro nella speranza di aiutare la trasmissione, finita in giorni di scontri interni sul metodo e sui nomi scelti.

È un nuovo fatto, non la replica della polemica precedente: il progetto con cui la Rai pensava di chiudere il caso Ranucci perde già uno dei due volti indicati. Un avvicendamento presentato come scelta professionale si rivela così incapace persino di ottenere una tregua nella redazione che dovrebbe realizzarlo.

Il servizio pubblico non è tenuto a rendere ogni nomina indiscutibile. È però tenuto a governare i passaggi editoriali senza trasformare un programma d’inchiesta in un bollettino di crisi aziendale. Se una designata rinuncia «per aiutare» la trasmissione, il problema non è più soltanto chi conduce: è chi ha gestito il cambio e con quale credibilità.

https://www.adnkronos.com/politica/report-presutti-conduzione-rinuncia_4kEKjbkmN2hLEuZj67k0nr

Fine vita, il Veneto rompe il fronte (ansa.it)

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Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato con 32 sì, 14 no e 5 astensioni la legge che disciplina procedure e tempi dell’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito. È la quarta Regione a intervenire dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, ma la prima governata dal centrodestra. Il testo resta nel perimetro tracciato dalla Corte costituzionale e rafforza il passaggio sulle cure palliative e sui pareri clinici e bioetici.

Il dato politico è più netto di molte dichiarazioni di principio: mentre il Parlamento rinvia, sono le Regioni a riempire il vuoto con regole operative. E quando a farlo è il Veneto, il fine vita smette di poter essere archiviato come una bandiera della sinistra e diventa una frattura reale dentro la destra.

Non è una liberalizzazione senza condizioni, ma il tentativo di sottrarre pazienti, famiglie e medici a tempi opachi e percorsi improvvisati. La contraddizione istituzionale rimane: su una materia tanto delicata, la geografia regionale continua a contare più di una legge nazionale che il Parlamento non riesce a scrivere.

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/09/02/il-veneto-approva-la-legge-sul-fine-vita_ca518124-8cde-4d24-a158-c7fc1a0b6f95.html

Ballottaggio anti-Vannacci: la destra ha paura dei suoi elettori (lapresse.it)

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A pochi giorni dal voto in commissione, il centrodestra riscopre il ballottaggio: l'emendamento del senatore di Fratelli d'Italia Marcello Pera propone un secondo turno tra le prime due coalizioni se nessuna supera il 48%, purché entrambe abbiano già superato il 38%, mentre Forza Italia rilancia con una soglia al 40%. La Lega, per ora, frena. L'obiettivo più o meno dichiarato è uno solo: contenere l'ascesa di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale, che nei sondaggi erode consensi proprio agli alleati di governo.

Vannacci non si è fatto attendere: "il problema, per qualcuno, sono gli italiani che hanno deciso di votare per lui", ha detto, accusando la maggioranza di cambiare le regole quando il consenso popolare non va nella direzione gradita. È un'accusa che suona familiare a chi segue la politica italiana da più di una legislatura: la riforma elettorale come strumento per disinnescare avversari interni prima ancora che esterni, con la scusa della governabilità.

Sul fronte opposto, le opposizioni, da Elly Schlein a Giuseppe Conte, attaccano il centrodestra per essersi concentrato su un tecnicismo elettorale mentre il Paese affronta inflazione e potere d'acquisto in calo, senza però offrire una propria proposta alternativa sulla legge. Il dibattito parlamentare è fissato per il 9 settembre: fino ad allora ogni partito terrà aperte tutte le opzioni, compresa quella di accusare gli altri di praticare esattamente ciò che si accinge a fare a sua volta.

https://www.lapresse.it/politica/2026/09/01/legge-elettorale-nodo-sul-ballottaggio-vannacci-al-centrodestra-mossa-della-paura/

La legge elettorale si riscrive quando fa comodo (ansa.it)

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Fino a poche settimane fa Roberto Vannacci veniva liquidato come fenomeno di nicchia, quasi irrilevante nei radar del centrodestra. Ora che i sondaggi lo danno sopra la Lega e in crescita costante, lo stesso centrodestra riscopre il ballottaggio: la proposta del senatore Pera (FdI) prevede un secondo turno se nessuna coalizione supera il 48% al primo turno, con soglia minima al 38%. Forza Italia lavora a una propria versione con soglia al 40%, la Lega frena. Tre partiti dello stesso schieramento, tre soglie diverse: la differenza non è tecnica, è la misura della paura di ciascuno.

Vannacci ha buon gioco a chiedere perché si cambino le regole per un soggetto definito irrilevante fino a ieri. È un'obiezione che mette in imbarazzo anche chi, da sinistra, insegue da mesi un'intesa sul maggioritario per arginare la propria frammentazione: il campo largo si guarda bene dal criticare nel merito un ballottaggio che, se ben calibrato, premierebbe anche le coalizioni ampie. Le opposizioni di Conte, Schlein e Bonelli parlano di manovra dettata dalla paura, ma nessuno propone di lasciare la legge elettorale così com'è.

Il paradosso è tutto qui: la riforma nasce dichiaratamente per contenere un consenso elettorale legittimo, non per migliorare la rappresentanza, e viene scritta a partita in corso da chi quelle regole dovrebbe applicare in modo neutro. Non è la prima volta che accade in Italia, e difficilmente sarà l'ultima.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/08/31/vannacci-ballottaggio-mossa-della-paura-ma-non-eravamo-irrilevanti_3bca94a1-820c-4437-8baf-4719fb00575e.html

La legge elettorale col sondaggio incorporato (ansa.it)

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Alla vigilia degli emendamenti, il centrodestra ha rimesso il ballottaggio dentro la riforma elettorale. Marcello Pera ha depositato una proposta: premio al primo turno sopra il 48 per cento; altrimenti secondo turno fra coalizioni sopra il 38. Forza Italia lavora su una soglia diversa, mentre Lega e Noi Moderati frenano.

Il fatto verificato è la divisione della maggioranza e l’arrivo di formule concorrenti. Che siano cucite contro l’ascesa di Vannacci è una lettura politica, alimentata dagli stessi tempi e dai sondaggi, non una motivazione scritta nell’emendamento.

Resta però la contraddizione: una legge presentata come garanzia di stabilità cambia geometria mentre cambiano le convenienze dei partiti. Se le regole del voto inseguono ogni sondaggio, il problema non è più soltanto chi vincerà: è chi decide il campo mentre la partita è già cominciata.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/08/31/rebus-ballottaggio-dal-centrodestra-verranno-presentati-piu-emendamenti_05a6f9be-e7cd-46d8-bf56-f444b803669b.html