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La situazione internazionale

Esteri

Spagna, Sánchez perde i decreti sulla casa e flirta con le urne (telecinco.es)

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Il Congresso spagnolo ha respinto i due decreti sulla casa del governo Sánchez: 178 voti contrari contro 172 favorevoli. Hanno votato no PP, Vox, Junts e UPN, cioè un'alleanza oggettiva tra destra e indipendentisti catalani che nessuno avrebbe voluto vedere sul tavolo. Sánchez ha riunito il nucleo ristretto alla Moncloa per valutare lo scioglimento delle Cortes; secondo le fonti, la decisione non è ancora presa.

La lettura del governo è già pronta: trasformare la sconfitta in bandiera elettorale, accusando chi ha bocciato misure su affitti e sfratti di stare dalla parte dei proprietari. Ma il problema è anche suo: un esecutivo che regge solo grazie a una maggioranza di alleati eterogenei, e che inciampa su un tema così sentito come la crisi abitativa, ha un problema di governabilità prima che di comunicazione. Sabato migliaia di persone hanno manifestato a Madrid, e il tema non è un'invenzione dell'opposizione.

L'opposizione, da parte sua, non ha un'alternativa abitativa: ha votato contro senza proporre una soluzione, e ora i sondaggi che la danno avanti rischiano di essere l'unico argomento. Se si va al voto, i prossimi mesi dimostreranno se la casa è davvero un'arma elettorale o un boomerang per entrambi gli schieramenti.

https://www.telecinco.es/noticias/espana/20261002/caen-dos-decretos-congreso-derrota-anunciada-sera-convertida-bandera-electoral-pedro-sanchez_18_020337241.html

Mosca avvisa le ambasciate, Kiev promette le raffinerie (internazionale.it)

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Il ministero degli Esteri russo ha invitato cittadini stranieri e personale diplomatico a lasciare l’Ucraina, annunciando che proseguiranno gli attacchi su Kiev e altre città. Nelle stesse ore Volodymyr Zelensky ha detto a Reuters che l’Ucraina intensificherà i raid contro le raffinerie russe, sostenendo che Mosca abbia adottato una nuova dottrina per ampliare gli obiettivi civili in vista dell’inverno. L’esistenza e il contenuto dei documenti citati da Kiev non sono stati verificati indipendentemente.

L’escalation ormai viene comunicata come una corrispondenza ufficiale: Mosca presenta un avvertimento che somiglia a una minaccia; Kiev risponde indicando l’infrastruttura energetica che intende colpire. Entrambe le parti negano di prendere di mira i civili, mentre ponti, reti e città diventano il campo concreto della pressione militare.

La guerra entra così nella sua burocrazia più sinistra: prima si annuncia il prossimo gradino, poi lo si chiama ritorsione. Il lessico resta difensivo; la traiettoria, invece, va in una sola direzione.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/10/03/russia-pledges-to-continue-massive-strikes-on-kyiv-urges-foreign-diplomats-to-leave-city

Vilnius chiude per un oggetto che forse non c’era (lrt.lt)

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Un contatto radar interpretato come possibile drone in arrivo dalla direzione della Bielorussia ha fatto scattare l’allerta in Lituania: caccia della missione NATO in volo e aeroporto di Vilnius fermo per meno di un’ora. Poi il segnale è sparito e l’allarme è rientrato. Le autorità cercano l’oggetto, ma ammettono che potrebbe essere stato un drone, un’anomalia o perfino uno stormo di uccelli.

Il punto non è deridere la precauzione. È misurare quanto la guerra abbia assottigliato il confine tra sicurezza e paralisi: basta una traccia ambigua per interrompere il traffico civile e mobilitare l’Alleanza. La risposta rapida rassicura; l’incertezza che la innesca dovrebbe inquietare altrettanto.

Nel Baltico l’allarme non è più un’eccezione, ma una procedura. E quando la procedura diventa quotidiana, il rischio è duplice: reagire troppo tardi alla minaccia vera o troppo spesso a quella immaginata.

https://www.lrt.lt/naujienos/lietuvoje/2/3053200/oro-pavojus-atsauktas-radaruose-matyto-signalo-dingimo-vieta-bus-papildomai-apziureta

Bardella, i messaggi del 2013 e il processo mediatico preventivo (it.euronews.com)

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Mediapart ha pubblicato il 28 settembre presunti messaggi privati attribuiti a Jordan Bardella, risalenti all'estate 2013, con stereotipi antisemiti sulle banche e sul "dominio" ebraico. Il leader del Rassemblement National nega tutto, parla di "falsi grossolani" e annuncia querela per diffamazione; Marine Le Pen li definisce una manipolazione. Macron, da parte sua, ha condannato frasi "orribili e inaccettabili".

Il punto è che al momento a parlare è soprattutto la politica: l'autenticità dei messaggi è contestata e Bardella all'epoca aveva 17-18 anni. Se fossero veri, la "de-demonizzazione" del partito ne uscirebbe a pezzi; se fossero falsi, la reazione a catena di condanne preventive dimostrerebbe quanto basti un'inchiesta giornalistica per innescare un linciaggio.

Le contraddizioni sono per tutti. L'estrema destra francese invoca la guerra totale contro i media quando le conviene, ma pretende fiducia sulla parola; il presidente si indigna su materiale ancora da accertare; e la stampa dovrebbe ricordare che l'indignazione non è una prova. Sarà la magistratura, non il talk show, a dire cosa è autentico.

https://it.euronews.com/2026/09/30/bardella-replica-a-macron-sulle-accuse-di-antisemitismo

La casa dura sedici ore (efe.com)

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Il Congresso spagnolo ha bocciato entrambi i decreti con cui il governo Sánchez aveva risposto alle proteste per la casa. Il primo, respinto per 178 voti a 172, conteneva tra l’altro il divieto di sfratto per le persone vulnerabili; il secondo, affondato con 184 no e 166 sì, prevedeva il rinnovo automatico dei contratti in scadenza ed è rimasto in vigore appena sedici ore. Decisivi i voti contrari di PP, Vox e Junts.

Tre giorni fa il governo aveva presentato quelle misure come lo scudo urgente contro l’emergenza abitativa. Oggi lo scudo non esiste più e la maggioranza nemmeno: Junts contesta il contenuto dei decreti, la destra li respinge e gli inquilini tornano al punto di partenza. La lezione è brutale: una tutela annunciata senza i voti per sostenerla può produrre un titolo, non una politica.

https://efe.com/espana/2026-10-02/decretos-vivienda-congreso-votacion/

Bardella e la crepa nella «dédiabolisation» (mediapart.fr)

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Mediapart ha pubblicato le schermate di messaggi antisemiti attribuiti a Jordan Bardella e ha spiegato di averne verificato autenticità e provenienza incrociando due fonti indipendenti, dati di Meta e un accertamento giudiziario. Il presidente del Rassemblement National nega tutto, parla di montaggi e annuncia nuove azioni legali. Al momento, dunque, resta una contestazione aperta: documenti e metodo rivendicati dal giornale contro la smentita dell’interessato.

Il punto politico supera però il giallo digitale. Il RN ha costruito la propria normalizzazione promettendo di aver reciso il passato antisemita del Front National; ora reagisce serrando i ranghi attorno al dirigente indicato da Marine Le Pen come futuro primo ministro. Quando la «dédiabolisation» incontra una prova scomoda, il test non è lo slogan contro l’odio: è la disponibilità a verificare i fatti senza trasformare ogni inchiesta in un complotto elettorale.

https://www.mediapart.fr/journal/politique/011026/ecrits-antisemites-de-bardella-la-demonstration-en-video

Kaliningrad entra nella frase nucleare (apnews.com)

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Vladimir Putin ha avvertito che, in caso di attacco diretto a Kaliningrad o ad altri territori russi, entrerebbe “inevitabilmente e immediatamente” nell’agenda l’impiego di tutte le armi disponibili. Il presidente non ha pronunciato la parola nucleare, ma il giorno prima una nota diplomatica russa alla NATO aveva esplicitamente incluso le armi atomiche tra le possibili risposte a un tentativo di isolare l’exclave baltica.

Mosca sostiene di avere informazioni su un possibile blocco aeronavale occidentale; la NATO nega intenzioni offensive e Mark Rutte liquida la minaccia come inutile, ricordando che la Russia non potrebbe vincere uno scontro con l’Alleanza. Il fatto verificato è quindi una minaccia condizionata, non l’esistenza accertata di un piano NATO per tagliare fuori Kaliningrad.

È proprio questa asimmetria a rendere la vicenda pericolosa: uno scenario non dimostrato viene usato per rendere pubblicamente pensabile la risposta nucleare. La deterrenza dovrebbe impedire la guerra; quando diventa una rubrica quotidiana di dichiarazioni, rischia di trasformare ogni esercitazione, errore radar o provocazione in una prova generale dell’escalation.

https://apnews.com/article/aff3356bf202ba72507f02fd1fafcede

La scuola francese presenta il conto in piazza (apnews.com)

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Le proteste degli studenti delle superiori francesi hanno coinvolto 356 scuole e portato a 625 fermi in una sola giornata, secondo il ministero dell’Interno. Ottantatré agenti e gendarmi sono rimasti feriti; il ministro dell’Istruzione riferisce decine di feriti complessivi. Il movimento, nato nella regione parigina, si è esteso mentre gli studenti chiedono più docenti, classi meno affollate, edifici dignitosi e orari sostenibili.

La violenza non rende meno reali quelle richieste, né le richieste assolvono chi incendia e aggredisce. Ma il governo ha scelto soprattutto il lessico dell’ordine pubblico, mentre Macron accusa la sinistra radicale di legittimare gli scontri e Mélenchon denuncia la repressione. La scuola diventa così materiale da campagna presidenziale prima ancora che oggetto di politica scolastica.

Quando centinaia di licei si bloccano, ridurre tutto agli infiltrati è comodo quanto attribuire ogni arresto a una rivolta spontanea. I numeri dicono due cose insieme: la protesta ha superato la soglia della testimonianza e lo Stato ha risposto contando fermati e feriti più rapidamente di insegnanti mancanti e aule sovraffollate.

https://apnews.com/article/7afcf9f3f078303f2ea00db13200b1aa

Due governi, due idee di casa (rtp.pt)

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Il Parlamento portoghese ha approvato in prima lettura la riforma degli affitti del governo di centrodestra: procedure di sfratto più rapide e fine dei limiti ai canoni nei nuovi contratti, nella speranza che una maggiore libertà per i proprietari riporti immobili sul mercato. Tutta la sinistra ha votato contro; l’astensione di Chega è arrivata dopo un accordo con il PSD per riscrivere alcune tutele in commissione.

Il voto arriva un giorno dopo la scelta opposta della Spagna, che ha prorogato fino al 2030 la protezione dagli sfratti per gli inquilini vulnerabili e rafforzato i vincoli su affitti stagionali e per stanze. La stessa emergenza abitativa produce così due ricette confinanti: Madrid protegge chi è già dentro, Lisbona prova a convincere chi tiene le case fuori dal mercato.

Entrambe promettono più offerta e meno precarietà; entrambe scaricano il rischio sul lato che protegge meno. Il testo portoghese può ancora cambiare, e proprio l’accordo dell’ultimo minuto con Chega dimostra che la vera legge non è quella annunciata: è quella che sopravviverà alla commissione.

https://www.rtp.pt/noticias/politica/parlamento-aprova-nova-lei-do-arrendamento-com-abstencao-do-chega_e1768638

Varsavia toglie il binocolo dal grilletto (polskieradio.pl)

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La Polonia cambierà le regole d’ingaggio contro velivoli sospetti provenienti da est: per aprire il fuoco non sarà più indispensabile identificarli visivamente. Basterà una “identificazione positiva” costruita incrociando radar, sensori, traiettoria, velocità e assenza del segnale amico, purché il grado di certezza sia giudicato sufficiente.

La distinzione è decisiva: Varsavia non autorizza a sparare a ogni traccia sul radar, ma accorcia il tempo tra allarme e risposta. Missili da crociera e droni a reazione hanno trasformato una cautela pensata per il tempo di pace in un possibile ritardo operativo; il confine orientale della NATO viene ormai amministrato come una zona grigia tra pace formale e minaccia quotidiana.

La tecnologia promette più dati e meno secondi persi. La politica, però, resta responsabile dell’errore: quando il riconoscimento non passa più dagli occhi del pilota, una decisione più rapida può proteggere il territorio oppure trasformare un segnale ambiguo in un incidente internazionale.

https://www.polskieradio.pl/395/7784/artykul/3736366,poland-to-change-rules-on-shooting-down-suspect-foreign-aircraft