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De Pasquale lascia la toga, la giustizia resta al banco

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Fabio De Pasquale, pm milanese entrato in magistratura nel 1987 e protagonista di inchieste su Craxi, Berlusconi e sul caso Eni-Nigeria, ha lasciato la toga in anticipo. Le dimissioni risalgono al 9 luglio; ai conoscenti avrebbe spiegato di non riconoscersi più nella magistratura e di non vedere ragioni per continuare.

La tentazione è trasformare l’addio in un referendum sul singolo magistrato: eroe per alcuni, simbolo della giustizia politicizzata per altri. È il modo più comodo per evitare la questione vera. Dopo assoluzioni, procedimenti disciplinari e decenni di scontro permanente tra politica e toghe, un magistrato così esposto se ne va denunciando una frattura con l’istituzione.

Non prova che avesse sempre ragione; prova però che il sistema continua a consumare credibilità mentre ciascuna fazione assolve i propri e processa gli avversari in televisione. La giustizia italiana non ha bisogno dell’ennesimo santino o capro espiatorio: ha bisogno di regole credibili anche quando il nome sul fascicolo non piace.

Il Vaticano rimuove don Biancalani. Salvini festeggia, ma il punto politico è un altro

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La Santa Sede ha confermato la rimozione di don Massimo Biancalani dalle parrocchie di Vicofaro e Ramini, respingendo il ricorso del sacerdote. Il procedimento, però, non riguarda violazioni disciplinari della condotta sacerdotale: la motivazione indicata è quella dell'«opportunità pastorale».

Ed è qui che la notizia diventa interessante. Perché Matteo Salvini ha immediatamente trasformato una decisione interna alla Chiesa in una vittoria politica: «Il prete dei clandestini lascia Vicofaro. Il tempo è galantuomo». È una frase che racconta forse più della rimozione stessa. Un ministro della Repubblica che tratta la fine dell'incarico pastorale di un sacerdote come la conclusione vittoriosa di una battaglia contro un avversario politico.

Su Vicofaro ci sono stati problemi reali, proteste dei residenti, criticità igienico-sanitarie e una gestione dell'accoglienza fortemente contestata. Fingere che tutto questo non sia esistito sarebbe ideologico quanto festeggiare la rimozione. Ma Biancalani aveva trasformato una parrocchia in uno dei simboli italiani dell'accoglienza dei migranti. Ed è proprio per questo che la sua vicenda è stata progressivamente sottratta alla Chiesa e trasformata in un'altra trincea della politica sull'immigrazione.

Alla fine il Vaticano può decidere chi debba guidare una parrocchia. Più curioso è vedere un vicepremier aspettare il verdetto per poter finalmente esultare contro un prete.

Il mistero del libro di Ranucci che forse è un mistero soltanto per chi ha bisogno di un altro caso Ranucci (ilfoglio.it)

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Ormai attorno a Sigfrido Ranucci sembra essersi sviluppato un genere giornalistico autonomo. Non importa molto quale sia la notizia: basta che da qualche parte compaia il suo nome e immediatamente parte la ricerca della contraddizione, del retroscena, dell'amicizia sospetta, della frase pronunciata male o della virgola capace di diventare un caso nazionale.

Questa volta tocca al fantomatico libro con Maria Rosaria Boccia.

Qualche giorno fa Boccia racconta al Corriere che esiste un progetto editoriale concreto e già in stato avanzato. La notizia viene raccontata come quella di un libro scritto “a doppia firma” con Ranucci. Ranucci però smentisce di stare scrivendo un libro insieme a lei. Ed ecco servito il nuovo giallo dell'estate: uno dei due mente? Il libro esiste? Non esiste? Chi sta coprendo chi?

Solo che, andando oltre il titolo, la faccenda diventa molto meno eccitante.

Boccia oggi precisa una cosa piuttosto semplice: lei aveva confermato l'esistenza del progetto editoriale, non aveva dichiarato testualmente che quel libro sarebbe stato scritto a quattro mani con Sigfrido Ranucci. E infatti ribadisce che il progetto esiste, ma preferisce non spiegare quale sia esattamente il ruolo del giornalista.

Si può certamente trovare questa reticenza curiosa. Si possono fare domande. È esattamente quello che dovrebbe fare un giornale.

Quello che colpisce è però la sproporzione.

Perché da settimane intorno a Ranucci sembra essersi costruita una gigantesca macchina narrativa nella quale ogni rapporto personale diventa ambiguo, ogni conoscenza diventa compromettente e ogni dettaglio della sua vita professionale sembra meritare un'indagine nell'indagine. Persino l'esistenza, la firma o la collaborazione a un libro diventano materiale attraverso cui alimentare il sospetto.

E tutto questo accade mentre sul tavolo c'è qualcosa di leggermente più importante: il futuro di Report e del suo conduttore in Rai.

Ranucci in questi giorni ha parlato apertamente di un «attacco vergognoso» contro di lui e contro la trasmissione. Intanto la Rai sta valutando la sua posizione e sui giornali sono circolate persino ipotesi sulla sua sostituzione alla conduzione.

È questo il contesto che rende il “giallo del libro” molto meno divertente di quanto sembri.

Ranucci non è infallibile e Report non è un testo sacro. Se un giornalista commette errori, quegli errori vanno contestati nel merito. Se esistono comportamenti professionalmente scorretti, vanno dimostrati. Se un'inchiesta contiene falsità, si prendano quelle falsità e le si smontino una per una.

È il mestiere del giornalismo.

Ma quando invece si accumulano amicizie, telefonate, incontri, indiscrezioni, stipendi, libri veri, libri presunti e rapporti personali fino a costruire intorno a un giornalista una permanente atmosfera di sospetto, allora viene spontaneo chiedersi se l'obiettivo sia ancora verificare il suo lavoro oppure rendere progressivamente impresentabile chi quel lavoro lo fa.

E forse la domanda interessante non è neppure se Boccia e Ranucci scriveranno insieme un libro.

La domanda è un'altra.

Perché improvvisamente sembra diventato così importante trovare qualcosa, qualsiasi cosa, da raccontare su Sigfrido Ranucci?

Perché se per mettere in discussione anni di inchieste di Report siamo arrivati al grande mistero estivo della firma sulla copertina di un libro, forse il problema non è Ranucci.

Forse è che qualcuno sta raschiando il fondo del barile.

https://www.ilfoglio.it/politica/2026/08/20/news/in-rai-un-direttore-e-per-sempre-ecco-perche-trovare-una-collocazione-a-ranucci-e-unimpresa--405201

Se tua madre è russa, adesso devi chiedere scusa per Putin

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A Castiglioncello una ragazza di diciotto anni, italiana con madre russa, racconta di essere stata insultata per le sue origini e poi colpita con un pugno in faccia durante una festa. La vicenda dovrà naturalmente essere ricostruita fino in fondo, ma c'è un particolare del suo racconto che merita attenzione: tutto sarebbe cominciato quando alcuni ragazzi hanno scoperto che sua madre è russa.

Ora, io pensavo di aver capito più o meno come funzionasse questa storia. Putin invade l'Ucraina, quindi Putin è l'aggressore. Il governo russo porta avanti una guerra criminale, quindi combattiamo politicamente quel governo e sosteniamo il diritto degli ucraini a difendersi.

Semplice.

Evidentemente ero rimasto indietro.

Perché a quanto pare siamo arrivati al punto in cui essere russi, avere una madre russa o semplicemente parlare russo può diventare una colpa da espiare personalmente. Come se una ragazza di diciotto anni in vacanza in Toscana dovesse presentare, insieme alla carta d'identità, una dichiarazione firmata sulla propria posizione rispetto all'invasione dell'Ucraina.

È una logica interessante, soprattutto quando arriva da quella parte del mondo politico e culturale che da anni prova a spiegare — giustamente — che non si attribuiscono agli individui le responsabilità dei governi, delle religioni, delle etnie o dei Paesi da cui provengono.

Un musulmano non è responsabile dell'ISIS. Un palestinese non è responsabile di Hamas. Un israeliano non è responsabile personalmente delle decisioni di Netanyahu.

Ma una ragazza con la mamma russa, evidentemente, deve rispondere di Putin.

Forse alla frontiera dovremmo introdurre un modulo. “Condanni l'invasione dell'Ucraina? Sì, no, abbastanza, moltissimo”. Sotto una casella per dichiarare eventuali parenti russi fino al terzo grado. In caso di risposta insufficiente, niente discoteca.

Naturalmente sto esasperando, ma è proprio questo il punto. Perché la xenofobia funziona sempre allo stesso modo: prende milioni di persone diverse e le trasforma in una categoria. Poi prende quella categoria e le attribuisce una colpa collettiva. Cambiano soltanto le categorie che, di volta in volta, consideriamo socialmente accettabile disprezzare.

Ed è qui che la faccenda diventa politicamente interessante. Per anni abbiamo giustamente preso in giro quelli che dopo un attentato chiedevano al vicino musulmano di “prendere le distanze”. Come se Mohammed del terzo piano dovesse convocare una conferenza stampa ogni volta che un fanatico commetteva un attentato a tremila chilometri da casa sua.

Non possiamo adesso inventarci la stessa idiozia con i russi.

Si può stare senza esitazioni dalla parte dell'Ucraina, considerare Putin responsabile dell'invasione e contemporaneamente ricordarsi che una ragazza di diciotto anni con madre russa non ha invaso proprio nessuno.

Dovrebbe essere una banalità.

E invece siamo arrivati al punto di doverlo scrivere.

Perché quando per combattere il nazionalismo di Putin cominci a giudicare le persone in base alla loro nazionalità, forse sarebbe il caso di controllare la bussola.

Potresti scoprire che, mentre combattevi il nemico, hai iniziato a ragionare esattamente come lui.

Andrew Sorchini: l'oro è vicino a diventare la valuta di riserva mondiale

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Andrew Sorchini, esperto di metalli preziosi e fondatore di Beverly Hills Precious Metals, ha dichiarato durante un'intervista con Mel K su "The Mel K Show" che l'oro è oggi più vicino che mai a diventare la valuta di riserva mondiale.

Sorchini ha osservato che il prezzo dell'oro è stabile sopra i 2.300 dollari l'oncia, a soli 125 dollari dal massimo storico. Ha spiegato che questo dimostra l'avvicinamento dell'oro al ruolo di valuta di riserva globale, attualmente detenuto dal dollaro, il quale però non è più sostenuto da alcun bene, nemmeno dal petrolio.

Sorchini ha aggiunto che sempre più persone e paesi stanno investendo in oro e argento, una tendenza già visibile a livello internazionale.

Trump valuta di tagliare la condivisione di informazioni con l'Europa: preoccupazioni per la sicurezza occidentale

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L'ex presidente Donald Trump sta considerando di ridurre la condivisione di intelligence con l'Europa, secondo fonti ufficiali europee e della NATO. Questa mossa fa parte di un piano più ampio per ridurre il supporto e la cooperazione degli Stati Uniti con l'alleanza atlantica. La riduzione della condivisione di intelligence potrebbe avere gravi implicazioni per la sicurezza, in particolare per l'Ucraina, che ha beneficiato enormemente delle informazioni statunitensi durante il conflitto con la Russia.

Un portavoce della campagna di Trump non ha risposto direttamente alle domande, ma ha dichiarato su TruthSocial che l'ex presidente intende "ristabilire la pace e ricostruire il potere e la deterrenza americana sulla scena mondiale." Tuttavia, la riduzione della condivisione di intelligence potrebbe limitare la capacità dell'Europa di affrontare la Russia, qualora Putin decidesse di espandere le operazioni militari oltre l'Ucraina.

Secondo John Brennan, ex direttore della CIA, la cessazione o la significativa riduzione della condivisione di intelligence tra gli Stati Uniti e gli alleati della NATO avrebbe un impatto immediato, profondo e potenzialmente duraturo sugli interessi di sicurezza occidentali. Sebbene i paesi europei abbiano agenzie di intelligence di alto livello, l'intelligence statunitense è spesso più affidabile, soprattutto su questioni legate alla Russia. Tuttavia, anche gli Stati Uniti dipendono dai partner europei per alcune informazioni, e una ritorsione da parte di questi ultimi è considerata probabile in caso di riduzione della condivisione di intelligence.

La corte dei conti europea avverte: l'UE ancora non pronta per una nuova crisi del gas

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La Corte dei Conti Europea ha avvertito che l'Unione Europea deve ancora risolvere problemi significativi per essere completamente pronta ad affrontare una nuova crisi del gas. João Leão, membro della Corte responsabile dell'audit, ha sottolineato come i prezzi possano reagire fortemente agli eventi, citando esempi recenti come lo sciopero dei lavoratori del gas naturale liquefatto (GNL) in Australia e la chiusura dell'impianto di trattamento del gas norvegese.

Durante la crisi energetica, l'UE è riuscita a ridurre la domanda di gas del 15%, ma non è chiaro se questo risultato sia dovuto esclusivamente alle misure adottate o anche a fattori esterni come l'alto prezzo del gas e l'inverno mite. L'obbligo di riempire i depositi di gas a livello europeo è stato rispettato, superando l'obiettivo del 90%, ma la Corte osserva che questo livello di riempimento corrisponde a quello pre-crisi.

Non è possibile valutare l'efficacia del tetto ai prezzi del gas nell'UE, poiché i prezzi sono rimasti significativamente al di sotto da quando è stato fissato. Anche la piattaforma AggregateEU, destinata a fungere da canale alternativo per l'acquisto e la vendita di gas, non ha mostrato un valore aggiunto chiaro rispetto ad altre piattaforme esistenti.

La Corte dei Conti Europea sottolinea la necessità di consolidare il quadro per l'accessibilità finanziaria del gas e critica la mancanza di solidarietà tra gli stati membri. Alcuni paesi sono ancora riluttanti a firmare accordi di solidarietà bilaterale e potrebbero considerare di interrompere le forniture a uno stato vicino in caso di emergenza.

Infine, gli auditor evidenziano i progressi insufficienti nella cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio (CUSC), necessari per la sicurezza a lungo termine delle forniture. Attualmente, i quattro progetti commerciali di CUSC nell'UE catturano solo 1,5 milioni di tonnellate di CO2 all'anno, una quantità insignificante rispetto ai 450 milioni di tonnellate necessari entro il 2050 per raggiungere gli obiettivi climatici dell'UE.

La Corte avverte che l'UE deve affrontare nuove sfide per garantire la fornitura di gas a lungo termine, come l'aumento della dipendenza dal GNL e la necessità di decarbonizzare parte del consumo di gas.

La crescita dell'industria bellica di RWM Italia tra controversie e conflitti

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Il report di Sky Tg24 ha mostrato le fabbriche di RWM Italia, parte del gruppo Rheinmetall, che producono bombe, mine navali, droni e proiettili di artiglieria. Il CEO Fabio Sgarzi ha dichiarato l'obiettivo di triplicare o quintuplicare la produzione di munizioni per soddisfare la domanda europea, alimentata dal conflitto in Ucraina e dal rischio di una guerra mondiale.

Tuttavia, un pronunciamento del Consiglio di Stato ha bloccato l'attività dei nuovi impianti per mancanza di una Valutazione di Impatto Ambientale, evidenziando l'illegalità dell'espansione a Domusnovas.

La produzione continua senza sosta, ma i nuovi permessi sono necessari. I conflitti in Yemen, Ucraina e Gaza vedono l'uso delle armi RWM, mentre l'azienda vanta aumenti significativi di ordini e profitti, offrendo in cambio solo 80 nuovi posti di lavoro.

L'entusiasmo per la corsa agli armamenti europei solleva preoccupazioni etiche e critiche sulla giustificazione della produzione bellica.

Maturità: le parole chiave, una guida utile all’esame di Stato che aspetta 500 mila studenti italiani

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Mancano pochi giorni all’inizio degli esami di Maturità, ed è utile conoscere quelle che sono le parole chiave legate all’esame di Stato.

A una decina di giorni dall’avvio della prima prova scritta d’italiano, oltre 500mila studenti si preparano ad affrontare uno dei momenti più significativi del loro percorso scolastico: l’esame di Maturità. Questo rito di passaggio, carico di aspettative e ansie, è scandito da terminologie specifiche che ne delineano struttura e finalità. Di seguito, un approfondimento sulle parole chiave legate all’esame di Stato.

Stanno per iniziare gli esami di maturità in tutta Italia (Foto Ansa) notizie.com

L’agenzia Adnkronos ha pubblicato un’interessante ed utile lista di quelle che sono le parole chiave legate al tema degli esami di maturità, che come ogni anno in questo periodo vedono coinvolti migliaia di studenti italiani.

Ammesso, la prima parola chiave per accedere all’esame di Maturità

La qualifica di “ammesso” apre le porte dell’esame di Stato. Essere ammessi significa aver superato con successo il percorso scolastico precedente, ottenendo il via libera per cimentarsi nelle prove che determineranno il conseguimento del diploma. È un traguardo importante, che segna la fine della routine scolastica e l’inizio di una nuova fase della vita accademica o professionale.

Candidato

Il termine “candidato” identifica lo studente che si appresta a sostenere l’esame. Ogni candidato porta con sé anni di studi, esperienze e aspettative personali che verranno messe alla prova attraverso valutazioni teoriche e pratiche. Il candidato è chiamato a dimostrare non solo la conoscenza acquisita ma anche capacità critiche e analitiche.

Colloquio

Il colloquio rappresenta la fase orale dell’Esame di Stato ed è forse il momento più temuto dai candidati. Durante questa prova, gli studenti devono dimostrare eloquenza, sicurezza nelle proprie competenze e capacità di collegamento tra le varie discipline studiate durante gli anni scolastici.

Il colloquio all’esame di maturità (Foto Ansa) notizie.com

Il colloquio rappresenta un test cruciale per valutare l’autonomia critica dello studente.

Commissione d’esame

La commissione d’esame è composta da insegnanti interni all’istituzione scolastica ed esterni ad essa; ha il compito fondamentale di valutare in maniera oggettiva le prestazioni degli studenti durante tutte le fasi dell’esame. La presenza dei membri esterni garantisce imparzialità nella valutazione finale.

Crediti

I crediti rappresentano una parte essenziale nella determinazione del voto finale dell’esame; sono attribuiti dal consiglio in base alle performance dello studente negli ultimi anni scolastici. Possono influenzare significativamente il risultato finale, premiare lo sforzo costante nel tempo o compensare parzialmente eventuali lacune emerse durante le prove d’esame.

Diploma

Il diploma è il documento ufficiale che attesta il superamento dell’Esame di Statale o Maturità; simboleggia la conclusione del percorso formativo secondario superiore ed è requisito indispensabile per l’accesso all’università o al mondo del lavoro qualificato.

Invalsi

Le prove Invalsi sono diventate un elemento imprescindibile nel panorama educativo italiano; attraverso test standardizzati mirano a valutare competenze e conoscenze degli studenti su scala nazionale. La loro obbligatorietà anche ai fini dell’ammissione all’Esame evidenzia l’importanza attribuita alla standardizzazione delle competenze acquisite.

Traccia

La traccia indica l’argomento proposto nella prova scritta; può essere fonte d’ispirazione o motivo d’apprensione per i candidati in base alla preparazione individuale su quel particolare tema.

Valutazione

Infine, la valutazione rappresenta la sintesi degli sforzi complessivi dello studente: dalla media dei crediti accumulati agli esiti delle singole prove d’esami fino al colloquio orale finale. L’espressione “Maturità” racchiude in sé non solo un esercizio accademico ma anche un importante passaggio verso l’autonomia personale e professionale degli individui coinvolti.

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Bruce Springsteen, riprogrammate le date italiane del tour: appuntamento al 2025

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Bruce Springsteen, ha riprogrammato tra un anno le tappe del tour in Italia, posticipando al 2025 le date tanto attese dal vasto pubblico di fans.

Il mondo della musica live si trova nuovamente a fare i conti con una rielaborazione dei calendari degli eventi. Questa volta, a essere protagonista di tale scenario è Bruce Springsteen insieme alla sua E Street Band, la cui presenza sul suolo italiano era attesa con grande entusiasmo dai fan nel 2024. Tuttavia, per ragioni non specificate, le date italiane del tour sono state posticipate al 2025.

Bruce Springsteen, il boss torna in Italia (Foto Ansa) notizie.com

La notizia ha generato un misto di reazioni tra i seguaci dell’iconico artista americano. Da una parte c’è la delusione per l’attesa prolungata, dall’altra la consolazione che l’appuntamento non sia stato cancellato ma solo rimandato. Le nuove date vedranno Bruce Springsteen e la sua band esibirsi allo Stadio San Siro di Milano il 30 giugno e il 3 luglio 2025, rispettivamente in recupero delle performance originariamente previste per il 1° e il 3 giugno 2024.

Le nuove date del tour italiano

Per quanto riguarda i biglietti già acquistati, gli organizzatori hanno fornito indicazioni chiare per venire incontro alle esigenze dei fan. I biglietti precedentemente acquistati resteranno validi per le corrispondenti nuove date: coloro che avevano assicurato il loro posto per il concerto del 1° giugno 2024 potranno accedere all’evento del 30 giugno 2025; analogamente, i possessori di biglietti per il concerto del 3 giugno potranno partecipare senza problemi a quello riprogrammato al 3 luglio.

Nuove date del tour di Bruce Springsteen (Foto Ansa) notizie.com

In aggiunta a ciò, è stata prevista anche la possibilità di ottenere un rimborso completo per coloro che non fossero in grado o disposti ad attendere fino al nuovo appuntamento nel calendario concertistico dell’artista. La richiesta di rimborso può essere inoltrata attraverso i principali sistemi di biglietteria online (ticketmaster.it, ticketone.it o vivaticket.com), seguendo le istruzioni dettagliate fornite sui rispettivi siti internet. È importante sottolineare che vi è una scadenza ben precisa entro cui procedere con tale richiesta: il termine ultimo è entro e non oltre il 20 luglio 2024.

Nonostante lo slittamento delle date possa rappresentare un piccolo contrattempo sia per l’artista sia soprattutto per i suoi numerosissimi ammiratori italiani ed europei più in generale, l’evento promette comunque di essere uno dei più attesi nel panorama musicale live del prossimo anno. Bruce Springsteen e la E Street Band sono noti forse come pochi altri nell’universo rock internazionale, ed ogni loro apparizione è garanzia di energia pura e musica indimenticabile.

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