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La situazione internazionale

Esteri

Droni russi pronti a colpire l'Italia dal mare, dice la Cia. Roma non fiata (open.online)

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Secondo il quotidiano spagnolo El Mundo, la Cia ha raccolto e condiviso con gli alleati europei informazioni su un piano russo per colpire Italia, Francia e Spagna con droni Gerbera lanciati dal mare: velivoli di circa due metri, capaci di 160 km/h e 600 km di autonomia, trasportabili smontati su navi mercantili e lanciabili con catapulte a 200-300 km dalla costa, con 4-5 chili di esplosivo a bordo, sufficienti a innescare incendi o bloccare porti e aeroporti. I tre paesi sarebbero nel mirino perche' tutti al voto nel 2027 e tutti attraversati da forze politiche radicali con legami, piu' o meno espliciti, verso Mosca.

L'allarme risale alla visita a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe, il 25 agosto, e sarebbe stato condiviso nelle settimane successive con i governi europei. In Francia la notizia ha avuto un seguito istituzionale immediato: Emmanuel Macron ha convocato i leader politici il 16 settembre per informarli della minaccia. In Italia, al momento, nessuna reazione pubblica del governo risulta registrata, nonostante il paese compaia esplicitamente tra i bersagli indicati dai servizi Usa.

Resta da vedere se il silenzio italiano rifletta una gestione riservata dell'informazione, come spesso accade sui dossier di intelligence, o semplicemente l'ennesimo scarto tra gli annunci enfatici sulla sicurezza nazionale e la gestione concreta delle minacce quando arrivano davvero sul tavolo.

https://www.open.online/2026/09/24/droni-russi-attacchi-italia-spagna-francia-allarme-cia/

Miami riapre la porta a Putin (noticias.uol.com.br)

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Gli Stati Uniti hanno invitato Vladimir Putin al vertice del G20 del 14 e 15 dicembre a Miami. Lo ha confermato il segretario di Stato Marco Rubio dopo l’incontro con il ministro russo Sergej Lavrov a New York; la partecipazione del presidente russo non è ancora confermata.

Rubio presenta l’invito come un’occasione di dialogo. Nello stesso giorno, però, il Cremlino ha ribadito che non esistono ancora le condizioni per negoziati di pace sull’Ucraina, mentre gli attacchi proseguono. L’apertura diplomatica è dunque reale; il suo risultato, per ora, soltanto ipotetico.

Parlare con l’avversario può essere necessario. Ma se il ritorno ai grandi tavoli non è accompagnato da passi verificabili verso la de-escalation, il dialogo rischia di diventare normalizzazione: una fotografia internazionale concessa prima che cambi qualcosa sul campo.

https://noticias.uol.com.br/ultimas-noticias/afp/2026/09/23/eua-convida-putin-para-cupula-do-g20-em-dezembro.htm

Kiev brucia mentre si discute la tregua (internazionale.it)

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Un attacco russo con droni ha colpito Kiev poche ore dopo l’incontro tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump dedicato anche agli sforzi di pace. Secondo le autorità cittadine, il bilancio aggiornato è di almeno due morti e 22 feriti; sono state colpite infrastrutture ferroviarie, depositi e stazioni di servizio.

Zelensky aveva appena dichiarato la disponibilità a una tregua sugli obiettivi energetici, a condizione di reciprocità. La risposta sul terreno è arrivata prima di qualunque intesa: una delle stazioni di servizio colpite sarebbe la sesta struttura di Ukrnafta attaccata nelle ultime settimane.

I colloqui continuano a produrre formule diplomatiche, mentre i droni producono fatti compiuti. Finché ogni apertura viene accompagnata da un nuovo elenco di bersagli civili e infrastrutturali, la parola “tregua” rischia di descrivere più la conferenza stampa che la guerra.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/23/russia-hits-kyiv-petrol-stations-kills-one

Islamabad chiude le strade prima della protesta (internazionale.it)

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Il Pakistan ha disposto la chiusura a tempo indeterminato delle principali autostrade e strade verso Islamabad, schierando decine di migliaia di agenti e container in vista della marcia del 27 settembre. I sostenitori del PTI chiedono la liberazione dell’ex premier Imran Khan, detenuto dal 2023; il governo presenta il dispositivo come misura di ordine pubblico.

La protesta non è ancora iniziata, ma la capitale viene già isolata. È una forma preventiva di sicurezza che tratta la mobilitazione politica come un assedio prima che esista un reato, scaricando il costo su milioni di cittadini, pendolari e attività economiche.

Quando un governo deve chiudere le autostrade per impedire agli oppositori di arrivare in piazza, il problema non è soltanto la protesta. È un sistema politico che misura la propria stabilità in container, posti di blocco e chilometri di strada negati.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/23/pakistan-tightens-security-ahead-of-march-planned-by-imran-khan-s-party

Zelensky pronto a vedere Putin, Trump apre ai Patriot: la pace resta un annuncio (ansa.it)

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Dopo l'incontro bilaterale con Donald Trump a margine dell'Assemblea generale dell'Onu, Volodymyr Zelensky ha dichiarato di essere «pronto a incontrare Putin in qualsiasi momento» e ha chiesto agli Stati Uniti di organizzare un vertice trilaterale in cui, ha detto, «tutte le questioni delicate» possano essere discusse direttamente dai capi di Stato. Una proposta che ricalca quelle avanzate più volte negli ultimi mesi, finora senza alcun seguito concreto.

Sul fronte militare, Zelensky ha riferito che Trump si è detto «positivo» sulla concessione delle licenze di produzione dei missili Patriot all'Ucraina, con trattative in corso con il produttore Raytheon (RTX): la produzione, se confermata, potrebbe partire tra uno e un anno e mezzo. Un orizzonte che rende la richiesta di un «pacchetto per l'inverno» più una prospettiva di medio periodo che una risposta immediata alle esigenze della prossima stagione fredda.

Resta la distanza, ormai consolidata, tra gli annunci diplomatici e i tempi reali: un vertice trilaterale evocato da mesi senza mai concretizzarsi, un sistema d'arma promesso con un orizzonte pluriennale mentre l'inverno è alle porte, un negoziato che procede a colpi di dichiarazioni alla stampa più che di accordi firmati. Ognuno degli attori — Kiev che rilancia la disponibilità al dialogo, Washington che apre ma non si impegna su tempi certi, Mosca che per ora non ha replicato — ha buone ragioni per non chiudere la partita in fretta.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/09/23/zelensky-pronto-a-incontrare-putin-in-qualunque-momento_0b9247c1-835a-452b-b867-a36bac66b863.html

Il caccia colpito e la missione che resta (difesa.it)

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Dopo l’attacco Houthi alla base saudita di Ta’if, nel quale è stato distrutto un caccia italiano senza vittime tra il personale, il governo valuta di spostare uomini e mezzi verso aree più sicure. La Difesa ha già rafforzato la protezione degli assetti aerei, ma assicura che le attività operative continueranno nel quadro degli impegni internazionali.

Il portavoce Houthi sostiene che l’aereo italiano non fosse un bersaglio intenzionale. È una precisazione diplomatica, non una garanzia militare: quando si schierano mezzi in una base coinvolta nella guerra, la distinzione tra partecipante, alleato e danno collaterale diventa molto più fragile dei comunicati.

Roma prova così a tenere insieme due messaggi opposti: non siamo in guerra, ma i nostri caccia possono essere colpiti; riduciamo il rischio, ma non la missione. Spostare gli assetti protegge il personale. Non sostituisce però una spiegazione politica su obiettivi, limiti e durata della presenza italiana nel Golfo.

https://www.difesa.it/il-ministro/comunicati/comunicato-stampa-n-34-del-21-settembre-2026/112537.html

Washington vuole sanzionare il tribunale che indaga (apnews.com)

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Secondo funzionari informati dei colloqui, l’amministrazione Trump si prepara a sanzionare la Corte penale internazionale come istituzione, dopo aver già colpito giudici e procuratori. Il provvedimento non è ancora stato annunciato; l’Aia teme che possa bloccare servizi informatici, assicurazioni, assunzioni e pagamenti ordinari.

Washington sostiene che la Corte non abbia giurisdizione su cittadini di Stati che non aderiscono allo Statuto di Roma, come Stati Uniti e Israele. Ma una cosa è contestare la competenza in tribunale; un’altra è usare il peso finanziario americano per rendere materialmente impossibile al tribunale funzionare.

La contraddizione è brutale: si difende la sovranità nazionale cercando di spegnere l’istituzione nata per intervenire quando i sistemi nazionali non perseguono i crimini più gravi. Se la giustizia internazionale vale soltanto contro gli avversari, non è più giustizia: è un altro strumento della potenza.

https://apnews.com/article/2c1cc314732f920c2de59396d3b556f6

NATO, l'allarme corre più veloce delle prove (theguardian.com)

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Responsabili dell’intelligence europea hanno avvertito che la Russia potrebbe “testare” la NATO nel giro di mesi, probabilmente con un’azione limitata o ibrida più che con un’invasione convenzionale. Ma gli stessi funzionari non hanno indicato prove specifiche di un piano imminente; autorità baltiche hanno invitato a non trasformare uno scenario possibile in una certezza.

Il rischio non è inventato: incursioni di droni, sabotaggi e operazioni clandestine attribuite a Mosca hanno già alzato la pressione sull’Europa. La distinzione decisiva, però, resta quella fra capacità, intenzione e previsione. Confonderle produce titoli apocalittici proprio mentre servirebbero informazioni verificabili e una deterrenza credibile.

Prepararsi è prudenza; annunciare una guerra “entro mesi” senza mostrare gli elementi dell’allarme è comunicazione strategica. Può rafforzare la NATO, ma può anche regalare al Cremlino ciò che cerca: società europee spaventate, polarizzate e pronte a interpretare ogni incidente come l’inizio della guerra.

https://www.theguardian.com/world/2026/sep/20/baltic-spy-chiefs-warn-moscow-is-preparing-for-more-decisive-action-in-europe

Allarme attacco russo alla Nato entro mesi: i baltici non ci credono (agi.it)

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Il premier polacco Donald Tusk ha riferito al parlamento di Varsavia le valutazioni dell'intelligence europea secondo cui la Russia starebbe pianificando azioni più dirette contro il territorio Nato, con droni o missili, nel giro di "mesi, non anni". Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito queste valutazioni "fondate e ben documentate" e ha convocato una riunione d'emergenza con i principali leader europei. Sulla stessa linea il capo dei servizi cechi Michal Koudelka, che non esclude "invasioni su piccola scala" ai confini orientali dell'alleanza.

A raffreddare i toni sono, paradossalmente, i servizi dei Paesi più esposti a un'eventuale escalation: quelli baltici. Il direttore dell'intelligence lettone Normunds Mežviets ha dichiarato di non vedere "indicazioni di un attacco imminente", aggiungendo che enfatizzare il pericolo rischia di fare comodo proprio al Cremlino, alimentando paura e incertezza nelle società occidentali.

La spaccatura non è di poco conto: chi vive a ridosso del confine russo minimizza, chi ne è più lontano lancia l'allarme. Entrambe le posizioni hanno una loro logica politica, oltre che di intelligence — Varsavia e Parigi hanno interesse a tenere alta la pressione su riarmo e coesione atlantica, i baltici a non alimentare un clima da vigilia di guerra permanente sul proprio territorio. Resta il fatto che l'allarme arriva dopo mesi di incidenti concreti, dai droni abbattuti sui cieli di Lituania ed Estonia alle provocazioni navali nel Baltico: la differenza tra chi grida al lupo e chi lo ha già visto passare non è sempre facile da tracciare dall'esterno.

https://www.agi.it/estero/news/2026-09-21/attacco-russo-nato-intelligence-39161169/

Germania, due voti contro Merz in direzioni opposte (ndr.de)

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Le proiezioni delle televisioni pubbliche tedesche consegnano due sconfitte molto diverse al cancelliere Friedrich Merz. In Meclemburgo-Pomerania Occidentale l'AfD arriva intorno al 38%, davanti alla SPD, mentre la CDU precipita a circa il 5%, il suo peggior risultato in un'elezione regionale dal dopoguerra. A Berlino, invece, il primo partito è Die Linke, attorno al 25-26%.

Non è una Germania che marcia ordinatamente verso destra. È una Germania che, da due estremi opposti, rifiuta i partiti del governo federale. L'AfD conquista un altro Land dell'est ma resta isolata dal veto degli altri partiti; la sinistra vince nella capitale senza che questo cancelli l'avanzata dell'estrema destra.

Merz definisce il risultato un disastro e promette di proseguire con le riforme. È la risposta classica di un potere che interpreta due proteste contrarie come un problema di comunicazione. Il muro contro l'AfD può ancora impedirle di governare; non può però sostituire il consenso che CDU e SPD stanno perdendo in direzioni incompatibili.

https://www.ndr.de/nachrichten/mecklenburg-vorpommern/landtagswahl/landtagswahl-mv-afd-vor-spd-mehrheitsverhaeltnisse-noch-unklar%2Cmvwahl-370.html