Note di economia, politica e tecnologia

La situazione internazionale

Esteri

Lo Yemen riapre il cielo della guerra (apnews.com)

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L’Arabia Saudita ha confermato che due aeroporti, a Najran e Jizan, sono stati colpiti durante la nuova escalation con gli Houthi: tre persone sono rimaste lievemente ferite e le strutture hanno subito danni. Gli Houthi rivendicano inoltre attacchi contro altri aeroporti, installazioni militari e una raffineria Aramco; non tutte queste rivendicazioni risultano confermate.

Intanto le forze yemenite sostenute da Riad avanzano verso Bab el-Mandeb, passaggio decisivo per il traffico energetico mondiale. La guerra dimenticata torna dunque sulle mappe non perché siano diminuiti i morti, ma perché missili e droni hanno ricominciato a sfiorare aeroporti, petrolio e rotte commerciali.

È la solita gerarchia dell’attenzione internazionale: una crisi umanitaria può durare anni in silenzio; basta che minacci un barile o un corridoio marittimo perché torni improvvisamente “strategica”.

https://apnews.com/article/iran-yemen-israel-saudi-uae-gaza-october-6-2026-efdbaff2e5931655543fd86638682ad5

Il Québec vota i separatisti, non ancora la separazione (apnews.com)

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Il Parti Québécois ha vinto le elezioni provinciali ed è tornato al governo dopo oltre un decennio, ma senza raggiungere i 64 seggi necessari per la maggioranza. Paul St-Pierre Plamondon promette comunque un nuovo referendum sull’indipendenza entro il mandato, dopo la fine della presidenza Trump.

La vittoria riapre una questione che il Canada aveva imparato a considerare archiviata. Ma il voto non equivale automaticamente a un sì alla secessione: il sostegno all’indipendenza resta minoritario e molti elettori volevano soprattutto cacciare la Coalition Avenir Québec, al potere dal 2018.

Qui sta il cortocircuito: un partito può conquistare il governo con una promessa costituzionale che non dispone ancora di una maggioranza sociale né parlamentare. Il Québec ha rimesso il referendum sul tavolo, ma ha anche consegnato ai separatisti un governo di minoranza. Più che un mandato a partire, è un obbligo a convincere.

https://apnews.com/article/a4e8ecaa4026c46d0346e9487c5e333d

Il Patto della Mecca mette gli scarponi (mfa.gov.tr)

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Turchia, Pakistan e Arabia Saudita hanno deciso di attivare immediatamente gli impegni di difesa collettiva del Patto della Mecca e di predisporre il rapido dispiegamento nel Regno delle forze e delle capacità concordate. Il comunicato ufficiale non precisa numeri, provenienza dei reparti o calendario.

L’alleanza, firmata ad agosto e presentata come puramente difensiva, smette così di essere una formula diplomatica. Riunisce il denaro e il peso regionale sauditi, una potenza nucleare come il Pakistan e la seconda forza armata della NATO, mentre gli attacchi Houthi e la guerra con l’Iran stanno ridisegnando la sicurezza del Golfo.

Il dettaglio più importante è proprio ciò che manca: non sappiamo ancora quali truppe arriveranno né con quali regole d’ingaggio. Ma quando un patto passa dai vertici al dispiegamento, l’ambiguità non tranquillizza: diventa parte della deterrenza. E anche del rischio di trascinamento.

https://www.mfa.gov.tr/joint-statement-on-the-emergency-meeting-of-the-strategic-political-and-defense-committee-of-the-makkah-alliance-for-defense-5-october-2026.en.mfa

Sánchez stacca la spina: la casa diventa lo slogan, Junts il bersaglio (tg24.sky.it)

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Dopo la bocciatura il 2 ottobre dei due decreti sulla casa (stop agli sfratti per i vulnerabili fino al 2030, limiti ai fondi che investono sugli affitti, rinnovo automatico dei contratti), Pedro Sánchez ha annunciato dalla Moncloa elezioni anticipate per il 29 novembre. Contro i decreti hanno votato insieme PP, Vox e gli indipendentisti catalani di Junts, che da tempo avvertivano di non garantire più i propri voti.

La mossa è insieme una resa e un calcolo. Resa, perché il governo non ha una maggioranza stabile e la legislatura, che sarebbe scaduta nell'estate 2027, era già ingovernabile. Calcolo, perché la crisi abitativa, innescata anche dal caso dello sfratto di un'anziana di 87 anni, mobilita milioni di elettori e permette ai socialisti di trasformare una sconfitta parlamentare in bandiera elettorale, indicando nei partiti che hanno votato no i colpevoli del blocco.

Resta una domanda scomoda per tutti. Per Sánchez: perché un'emergenza tanto urgente è arrivata in aula con decreti destinati a cadere, e solo a ridosso del voto? Per Junts, PP e Vox: è davvero difendibile votare contro misure sulla casa dicendo agli elettori che la colpa è del governo? Il 29 novembre le risposte le daranno le urne.

https://tg24.sky.it/mondo/2026/10/05/spagna-sanchez-voto-anticipato

Brasile, Flávio Bolsonaro supera Lula: il cognome pesa più della condanna (lapresse.it)

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Al primo turno delle presidenziali brasiliane Flávio Bolsonaro, senatore e figlio dell'ex presidente, ha raccolto il 47,03% contro il 45,16% di Lula. Si andrà al ballottaggio il 25 ottobre, con il candidato della destra in vantaggio e con la possibilità di assorbire buona parte del 6% circa andato ad Augusto Cury, Renan Santos e Ronaldo Caiado. Il tutto mentre il padre, Jair, sconta una condanna a 27 anni per il tentativo di sovvertire il voto del 2022.

Il paradosso è evidente: il progetto politico di un condannato per tentato golpe resta competitivo, anzi in testa, e il figlio lo rivendica come "la fine dell'era PT". Ma anche il fronte di Lula ha qualcosa da spiegare: un presidente in carica che non supera la soglia del 50% e che deve appellarsi ai circa 33 milioni di astenuti (21%) in un Paese dove il voto è obbligatorio, segnala una stanchezza che la sola narrazione "democrazia contro estrema destra" non basta a coprire.

Non è un caso isolato: la bocciatura dei governi in carica e il richiamo dell'uomo forte, anche per interposta famiglia, attraversano mezzo Occidente. Il 25 ottobre dirà se in Brasile prevale la memoria dell'8 gennaio o la voglia di cambiare, comunque venga declinata.

https://www.lapresse.it/esteri/2026/10/05/elezioni-presidenziali-in-brasile-bolsonaro-vince-su-lula-al-primo-turno-si-va-al-ballottaggio/

Il Brasile non ha archiviato Bolsonaro (apnews.com)

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Flávio Bolsonaro ha chiuso in testa il primo turno delle presidenziali brasiliane, con circa il 47,1% dei voti validi contro il 45,1% di Lula. Nessuno ha superato la maggioranza assoluta: il ballottaggio è fissato per il 25 ottobre.

Il dato politico non è soltanto la rimonta della destra, ma il fallimento della comoda teoria secondo cui bastasse consumare il padre per chiudere il fenomeno. Il cognome è rimasto una macchina elettorale e questa volta ha anche smentito sondaggi che indicavano Lula avanti.

Il secondo turno deciderà il presidente; il primo ha già pronunciato un verdetto sui racconti rassicuranti. La polarizzazione brasiliana non era una parentesi da archiviare, e il bolsonarismo ha dimostrato di saper cambiare candidato senza cambiare presa sul Paese.

https://apnews.com/article/c194f8965632c8af9bcc4e7a3716cd7c

Spagna, Sánchez perde i decreti sulla casa e flirta con le urne (telecinco.es)

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Il Congresso spagnolo ha respinto i due decreti sulla casa del governo Sánchez: 178 voti contrari contro 172 favorevoli. Hanno votato no PP, Vox, Junts e UPN, cioè un'alleanza oggettiva tra destra e indipendentisti catalani che nessuno avrebbe voluto vedere sul tavolo. Sánchez ha riunito il nucleo ristretto alla Moncloa per valutare lo scioglimento delle Cortes; secondo le fonti, la decisione non è ancora presa.

La lettura del governo è già pronta: trasformare la sconfitta in bandiera elettorale, accusando chi ha bocciato misure su affitti e sfratti di stare dalla parte dei proprietari. Ma il problema è anche suo: un esecutivo che regge solo grazie a una maggioranza di alleati eterogenei, e che inciampa su un tema così sentito come la crisi abitativa, ha un problema di governabilità prima che di comunicazione. Sabato migliaia di persone hanno manifestato a Madrid, e il tema non è un'invenzione dell'opposizione.

L'opposizione, da parte sua, non ha un'alternativa abitativa: ha votato contro senza proporre una soluzione, e ora i sondaggi che la danno avanti rischiano di essere l'unico argomento. Se si va al voto, i prossimi mesi dimostreranno se la casa è davvero un'arma elettorale o un boomerang per entrambi gli schieramenti.

https://www.telecinco.es/noticias/espana/20261002/caen-dos-decretos-congreso-derrota-anunciada-sera-convertida-bandera-electoral-pedro-sanchez_18_020337241.html

Mosca avvisa le ambasciate, Kiev promette le raffinerie (internazionale.it)

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Il ministero degli Esteri russo ha invitato cittadini stranieri e personale diplomatico a lasciare l’Ucraina, annunciando che proseguiranno gli attacchi su Kiev e altre città. Nelle stesse ore Volodymyr Zelensky ha detto a Reuters che l’Ucraina intensificherà i raid contro le raffinerie russe, sostenendo che Mosca abbia adottato una nuova dottrina per ampliare gli obiettivi civili in vista dell’inverno. L’esistenza e il contenuto dei documenti citati da Kiev non sono stati verificati indipendentemente.

L’escalation ormai viene comunicata come una corrispondenza ufficiale: Mosca presenta un avvertimento che somiglia a una minaccia; Kiev risponde indicando l’infrastruttura energetica che intende colpire. Entrambe le parti negano di prendere di mira i civili, mentre ponti, reti e città diventano il campo concreto della pressione militare.

La guerra entra così nella sua burocrazia più sinistra: prima si annuncia il prossimo gradino, poi lo si chiama ritorsione. Il lessico resta difensivo; la traiettoria, invece, va in una sola direzione.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/10/03/russia-pledges-to-continue-massive-strikes-on-kyiv-urges-foreign-diplomats-to-leave-city

Vilnius chiude per un oggetto che forse non c’era (lrt.lt)

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Un contatto radar interpretato come possibile drone in arrivo dalla direzione della Bielorussia ha fatto scattare l’allerta in Lituania: caccia della missione NATO in volo e aeroporto di Vilnius fermo per meno di un’ora. Poi il segnale è sparito e l’allarme è rientrato. Le autorità cercano l’oggetto, ma ammettono che potrebbe essere stato un drone, un’anomalia o perfino uno stormo di uccelli.

Il punto non è deridere la precauzione. È misurare quanto la guerra abbia assottigliato il confine tra sicurezza e paralisi: basta una traccia ambigua per interrompere il traffico civile e mobilitare l’Alleanza. La risposta rapida rassicura; l’incertezza che la innesca dovrebbe inquietare altrettanto.

Nel Baltico l’allarme non è più un’eccezione, ma una procedura. E quando la procedura diventa quotidiana, il rischio è duplice: reagire troppo tardi alla minaccia vera o troppo spesso a quella immaginata.

https://www.lrt.lt/naujienos/lietuvoje/2/3053200/oro-pavojus-atsauktas-radaruose-matyto-signalo-dingimo-vieta-bus-papildomai-apziureta

Bardella, i messaggi del 2013 e il processo mediatico preventivo (it.euronews.com)

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Mediapart ha pubblicato il 28 settembre presunti messaggi privati attribuiti a Jordan Bardella, risalenti all'estate 2013, con stereotipi antisemiti sulle banche e sul "dominio" ebraico. Il leader del Rassemblement National nega tutto, parla di "falsi grossolani" e annuncia querela per diffamazione; Marine Le Pen li definisce una manipolazione. Macron, da parte sua, ha condannato frasi "orribili e inaccettabili".

Il punto è che al momento a parlare è soprattutto la politica: l'autenticità dei messaggi è contestata e Bardella all'epoca aveva 17-18 anni. Se fossero veri, la "de-demonizzazione" del partito ne uscirebbe a pezzi; se fossero falsi, la reazione a catena di condanne preventive dimostrerebbe quanto basti un'inchiesta giornalistica per innescare un linciaggio.

Le contraddizioni sono per tutti. L'estrema destra francese invoca la guerra totale contro i media quando le conviene, ma pretende fiducia sulla parola; il presidente si indigna su materiale ancora da accertare; e la stampa dovrebbe ricordare che l'indignazione non è una prova. Sarà la magistratura, non il talk show, a dire cosa è autentico.

https://it.euronews.com/2026/09/30/bardella-replica-a-macron-sulle-accuse-di-antisemitismo