Note di economia, politica e tecnologia

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Tecnologia

Basta dire che è un test (gambit.security)

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Un gruppo ransomware russofono, Aur0ra, ha usato l’agente di programmazione di Cursor durante intrusioni contro almeno sette aziende. I ricercatori di Gambit Security hanno recuperato 28 sessioni da un server lasciato esposto; Reuters ha esaminato parte dei registri e identificato autonomamente sei vittime, tra cui un produttore italiano.

L’agente ha rifiutato alcune richieste, ma gli operatori riuscivano quasi sempre a superare il blocco aprendo una nuova conversazione e dichiarando che l’attacco era una simulazione autorizzata. Non è accertato che ogni operazione abbia prodotto furto di dati o estorsione, né che l’IA abbia creato capacità offensive nuove: ha però reso più rapido il lavoro di chi era già dentro le reti.

La contraddizione è ormai industriale. Vendiamo agenti capaci di agire sui sistemi e affidiamo il confine tra assistenza e complicità alla versione raccontata dall’utente. Se per aggirare una barriera basta scrivere «è un test», non siamo davanti a una protezione imperfetta: siamo davanti a un cartello di sicurezza appeso a una porta aperta.

https://gambit.security/news-resources

Robot umanoidi corrono 100 metri più velocemente del record di Usain Bolt (engadget.com)

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Sabato, due robot umanoidi in gara ai World Humanoid Robot Games di Pechino hanno corso i 100 metri in un tempo inferiore al record mondiale di Usain Bolt di 9,58 secondi . "Il robot umanoide Tiangong Ultra ha completato i 100 metri in 9,39 secondi durante una batteria preliminare", riporta Engadget. "Sviluppato dal Centro di Innovazione per Robot Umanoidi di Pechino, il robot detentore del record ha superato il robot Lightning di Honor, che ha completato lo sprint in 9,47 secondi.

Dal rapporto:
> Nonostante gli impressionanti tempi di arrivo, non aspettatevi che questi robot umanoidi vengano utilizzati per scopi commerciali. Dopo i loro sprint, si sono schiantati direttamente contro le piattaforme e alcuni hanno persino avuto bisogno dell'aiuto umano per essere portati via in barella dal percorso. Tuttavia, si tratta comunque di un notevole miglioramento rispetto alla prima edizione dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi dello scorso anno, dove il Tiangong Ultra ha vinto la corsa dei 100 metri in 21,5 secondi.

https://www.engadget.com/2242295/humanoid-robots-have-beaten-usain-bolts-100-meter-dash-record/

Perché Wikipedia (e la sua filosofia) contano più che mai nell’era dell’IA (corriere.it)

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Jimmy Wales lo dice chiaro: viviamo in un’epoca in cui gli algoritmi premiano i comportamenti peggiori e l’intelligenza artificiale può “inventare” informazioni plausibili. In questo contesto, Wikipedia non è solo un’enciclopedia: è un esperimento riuscito di fiducia, neutralità e conoscenza come bene comune.
Apprezzo tre cose di questa visione:
- Fiducia come infrastruttura. Wikipedia funziona perché migliaia di volontari collaborano con regole trasparenti (NPOV, fonti, discussione). È l’opposto dei feed che massimizzano l’engagement a qualsiasi costo.
- Neutralità contro polarizzazione. Wales insiste: Wikipedia non deve prendere posizione, ma rappresentare il dibattito sulla base del giornalismo accreditato. Anche su temi caldi come Gaza o cambiamento climatico, la regola è “cosa dicono le fonti”, non “cosa voglio io”.
- IA utile, ma con attribuzione. L’addestramento su Wikipedia va bene (è il nostro regalo al mondo), ma le IA devono citare le fonti. Il problema non è l’uso, è l’opacità: le allucinazioni sono pericolose proprio perché sembrano plausibili.
Wales ricorda anche una verità scomoda: le persone, fuori dai social, sono fondamentalmente gentili. Sono gli algoritmi a distorcere la percezione, premiando lo “zio pazzo” e nascondendo la “nonna gentile”.

https://www.corriere.it/tecnologia/26_agosto_22/jimmy-wales-wikipedia-intervista-840cc3f6-0eb0-4a24-84c7-73f455676xlk.shtml?refresh_ce

Dalla Bestia a X: la nuova macchina di Salvini parla muskiano

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Se davvero Matteo Salvini guarda al 2027 affidandosi ad Andrea Stroppa, il segnale politico è già più importante della manovra organizzativa: la Lega non sta cercando un radicamento nuovo, sta cercando una scorciatoia nuova. Il titolo di Domani parla esplicitamente di una “Lega formato Elon Musk” e segnala che Salvini sarebbe convinto del peso dell’intelligenza artificiale nella prossima campagna elettorale.

La scelta di Stroppa, infatti, non è neutra. Più fonti lo descrivono come il referente italiano di Elon Musk, un collegamento con interlocutori politici e istituzionali in Italia pur senza ruoli ufficiali nelle aziende del magnate, e ricordano anche il suo profilo pubblico di fedeltà al mondo Musk, da X a xAI fino a SpaceX. Per questo il punto non è soltanto la comunicazione: è il modello di potere che quella comunicazione porta con sé.

La “nuova Bestia” di Salvini, allora, non sembra semplicemente un aggiornamento tecnico della vecchia propaganda social. Sembra piuttosto il tentativo di innestare sulla tradizionale macchina leghista l’ecosistema muskiano fatto di piattaforma proprietaria, personalizzazione estrema della leadership e cortocircuito costante tra politica, influenza privata e guerra culturale. Invece di fare i conti con il logoramento del suo messaggio, Salvini sembra cercare una legittimazione esterna, quasi un supplemento di forza preso in prestito dall’immaginario globale della destra techno-libertaria.

Non è neppure la prima volta che Stroppa entra direttamente nel perimetro politico del leader leghista. A febbraio 2025, secondo Domani, è intervenuto contro il ministro dell’Interno Piantedosi reclamando di fatto il ritorno di Salvini al Viminale, mentre il Corriere ha raccontato un suo sondaggio su X in cui circa due terzi dei 1.129 rispondenti giudicavano negativamente l’operato del ministro. A marzo dello stesso anno, dopo il colloquio tra Salvini e J.D. Vance, Stroppa ha scritto che l’amministrazione americana “apprezza Salvini” e che il leader della Lega sarà protagonista nei rapporti tra Italia e Stati Uniti.

Anche sul piano simbolico l’asse è stato coltivato con cura. Al congresso della Lega del 2025 Elon Musk figurava tra gli ospiti previsti e, secondo una ricostruzione giornalistica, il tramite tra lui e Salvini era stato proprio Stroppa. Nello stesso periodo il vicesegretario Andrea Crippa rivendicava pubblicamente i “buoni rapporti” della Lega con Musk e Trump, confermando che non si tratta di un episodio isolato ma di una linea politica ormai riconoscibile.

Ed è qui che la faccenda smette di essere folclore digitale e diventa questione politica. Un partito che per anni ha raccontato di incarnare il territorio, il popolo concreto e il buonsenso contro le élite oggi sembra affidarsi a un mediatore dell’uomo più ricco del mondo e a una grammatica politica costruita dentro una piattaforma privata. È una parabola rivelatrice: dalla destra “anti-sistema” alla destra che sogna di vincere grazie al sistema di qualcun altro.

La contraddizione è tutta qui. La Lega che un tempo rivendicava autonomia e identità ora sembra inseguire il riflesso condizionato dell’algoritmo, l’autorità del miliardario globale e la promessa che bastino IA, viralità e connessioni transatlantiche per sostituire idee, classe dirigente e rapporto sociale. Se questa è la nuova Bestia, non è più soltanto una macchina di propaganda: è il segno di una destra che ha smesso di parlare al paese e ha cominciato a parlare soprattutto alla propria bolla di potere.

Dalla biblioteca all’oracolo: come l’AI sta cambiando la ricerca della verità

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Oggi partiamo da un articolo del bravo Paolo Benanti, uscito sul Wall Street Journal, per innescare una riflessione su ciò che sta accadendo nel trattamento delle verità al tempo moderno, quello in cui un chatbot può fornirti domande a risposte e il cui utilizzo è sempre più quotidiano e involontario da parte di chiunque. Quali tesi hanno più peso nella nostra fiducia? In cosa crediamo oggi?

In realtà Benanti usa l’Intelligenza Artificiale solo come punto di partenza per una riflessione molto più ampia: come gli esseri umani decidono cosa è vero.

La sua tesi è che la ricerca della verità non è mai stata una questione puramente individuale. Nessun essere umano può verificare personalmente tutto ciò che sa. Non abbiamo visto gli atomi, non abbiamo assistito alla maggior parte degli eventi storici che conosciamo, non possiamo ripetere ogni esperimento scientifico. La nostra conoscenza si basa inevitabilmente sulla fiducia.

Secondo Benanti, la domanda fondamentale della storia umana non è mai stata “credere o non credere”, ma piuttosto:

Cosa merita di essere creduto?

Per secoli la civiltà occidentale ha costruito strutture per rispondere a questa domanda. La biblioteca diventa la metafora centrale del suo ragionamento. Nella biblioteca il sapere non arriva già confezionato: bisogna cercarlo, confrontare le fonti, verificare chi ha prodotto una certa affermazione e capire quali prove la sostengono. La verità emerge da un processo di confronto e verifica.

Con l’avvento dell’AI generativa, sostiene Benanti, stiamo assistendo a un cambiamento radicale. Non interroghiamo più una biblioteca, ma un oracolo.

Quando poniamo una domanda a un chatbot, riceviamo una risposta immediata, fluida, autorevole. Il problema non è tanto che possa sbagliare. Il problema è che il processo che ha generato quella risposta è spesso invisibile all’utente. Le fonti non sono immediatamente evidenti, il ragionamento interno non è verificabile, e la risposta arriva già sintetizzata e confezionata.

In altre parole, stiamo passando da una cultura della ricerca a una cultura della ricezione.

Storicamente, secondo l’autore, l’umanità ha già affrontato problemi simili. Per questo richiama il ruolo della teologia e della Chiesa. Contrariamente all’immagine comune che vede la religione come antagonista della ragione, Benanti sostiene che una parte importante della tradizione teologica occidentale sia stata proprio la costruzione di metodi per valutare l’affidabilità delle affermazioni.

La teologia medievale e i grandi concili non si limitavano a stabilire cosa fosse vero. Cercavano di definire i criteri attraverso cui una verità poteva essere considerata credibile. In questo senso, il Concilio di Nicea viene presentato quasi come un gigantesco esercizio di “fact checking” del IV secolo: non una semplice votazione, ma una discussione su quali fonti, testimonianze e tradizioni meritassero fiducia.

Qui emerge il concetto centrale dell’articolo: la ricerca della verità non consiste soltanto nel trovare risposte, ma nel costruire criteri di credibilità.

Per Benanti, la vera sfida dell’era dell’AI non è stabilire se una macchina sia intelligente o meno. La vera sfida è capire:

  • perché una risposta dovrebbe essere considerata attendibile;
  • chi controlla i sistemi che producono quella risposta;
  • quali informazioni vengono privilegiate o escluse;
  • quali interessi economici o politici influenzano il processo.

L’autore osserva che per molto tempo si è pensato che il progresso scientifico avrebbe reso la religione irrilevante. Oggi accade qualcosa di paradossale: proprio l’Intelligenza Artificiale ci costringe a tornare a domande che per secoli sono state affrontate dalla filosofia e dalla teologia.

Come distinguere l’autorità autentica dalla semplice persuasione?

Come capire se una fonte merita fiducia?

Come evitare di credere a qualcosa solo perché viene esposto con sicurezza e competenza apparente?

In conclusione, Benanti descrive una vera e propria evoluzione storica della ricerca della verità:

  • L’epoca della tradizione, in cui la verità veniva trasmessa attraverso autorità religiose, culturali e sociali.
  • L’epoca della biblioteca e della scienza moderna, in cui la verità veniva cercata attraverso confronto, verifica e trasparenza delle fonti.
  • L’epoca dell’oracolo algoritmico, in cui le risposte arrivano immediatamente ma il processo che le genera diventa opaco.

La sua preoccupazione non è che l’AI sostituisca Dio o la religione. È che l’umanità dimentichi come si costruisce la fiducia nella conoscenza.

Per questo l’ultima domanda dell’articolo è anche la più importante:

In un mondo pieno di risposte immediate, siamo ancora capaci di chiederci perché dovremmo credere a ciò che ci viene detto?

Ed è proprio questa, secondo Benanti, la nuova frontiera della ricerca della verità nel XXI secolo.

Riflessioni sull'Intelligenza Artificiale: un nuovo bivio politico e sociale

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Il punto di riflessione è un articolo apparso su UnHerd, riguardante l'IA. L'articolo pone una questione cruciale che va ben oltre la semplice adozione o il rifiuto di una tecnologia: interroga il nostro rapporto con l'innovazione e il suo impatto sulla società, sulla nostra autonomia e sul nostro benessere individuale. La levata di scudi contro l'Intelligenza Artificiale (AI) non è un rigetto del progresso in sé, ma piuttosto un campanello d'allarme sui rischi di una dipendenza tecnologica acritica e sulle implicazioni per la nostra capacità di pensiero critico, creatività e competenza.

Oltre l'entusiasmo acritico: un approccio politico prudente

Invece di schierarsi automaticamente a favore o contro l'AI, è fondamentale adottare un approccio politico che consideri attentamente le conseguenze a lungo termine di questa tecnologia. Ciò significa valutare criticamente le promesse di efficienza e progresso, soppesandole con i potenziali costi in termini di perdita di competenze umane, aumento della sorveglianza e concentrazione del potere nelle mani di poche aziende tecnologiche.

Un ragionamento politico maturo dovrebbe interrogarsi su come garantire che l'AI sia sviluppata e implementata in modo da promuovere il bene comune, piuttosto che esacerbare le disuguaglianze esistenti o minare i principi democratici. Ciò richiede un dibattito pubblico informato e una regolamentazione oculata che proteggano i diritti dei cittadini e promuovano un'innovazione responsabile.

La sfida della regolamentazione e della consapevolezza

L'articolo evidenzia la difficoltà di regolamentare efficacemente l'AI, data la sua rapida evoluzione e la complessità delle sue applicazioni. Tuttavia, l'assenza di una regolamentazione adeguata non deve scoraggiare l'azione politica, ma piuttosto spronare a una maggiore vigilanza e a una maggiore pressione sui decisori politici affinché adottino misure adeguate.

Parallelamente alla regolamentazione, è essenziale promuovere una maggiore consapevolezza tra i cittadini sui rischi e le opportunità dell'AI. Ciò significa educare il pubblico sulle implicazioni etiche, sociali ed economiche di questa tecnologia, incoraggiando un approccio critico e consapevole al suo utilizzo.

Un invito alla responsabilità individuale e collettiva

In definitiva, la questione dell'AI non può essere risolta solo a livello politico o tecnologico. Richiede un impegno da parte di tutti i cittadini a esercitare la propria responsabilità individuale e collettiva nell'utilizzo di questa tecnologia. Ciò significa fare scelte consapevoli sui prodotti e servizi AI che utilizziamo, sostenere le iniziative che promuovono un'innovazione responsabile e partecipare attivamente al dibattito pubblico sull'AI.

L'articolo ci ricorda che non siamo semplici spettatori passivi dell'evoluzione tecnologica, ma attori attivi che possono plasmare il futuro dell'AI attraverso le nostre scelte e le nostre azioni. Sta a noi decidere se vogliamo essere trascinati in un futuro distopico di dipendenza tecnologica o se vogliamo costruire un futuro in cui l'AI sia al servizio dell'umanità, promuovendo la nostra autonomia, creatività e benessere.

DeepSeek scuote il mercato dell'AI, tra BigTech e Politica

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Negli ultimi giorni, l'attenzione delle autorità
occidentali si è focalizzata sull'azienda cinese di intelligenza
artificiale DeepSeek, la quale ha recentemente lanciato un chatbot a
basso costo che ha suscitato un notevole interesse nel panorama
tecnologico globale.

Questo sviluppo ha portato a una serie di reazioni
da parte di vari governi, in particolare in Europa e negli Stati Uniti,
evidenziando le preoccupazioni riguardo alla sicurezza dei dati e
all'uso di tecnologie sensibili.

Donald Trump dovrebbe incontrarsi venerdì con il CEO di Nvidia Jensen
Huang, il primo incontro tra il presidente degli Stati Uniti e il capo
del principale produttore di Chips AI Advanced.

Rapporti diversi
hanno riferito che l'incontro è stato pianificato prima dell'ultima
uscita di intelligenza artificiale di Deepseek cinese.

Le preoccupazioni Europee

In Italia, il governo ha deciso di bloccare
l'applicazione più popolare di DeepSeek, giustificando la scelta con
timori legati alla protezione dei dati degli utenti. Questa mossa
riflette un trend crescente tra i paesi europei, che stanno adottando
misure più severe nei confronti delle tecnologie provenienti dalla Cina.
Anche Francia e Irlanda hanno annunciato l'intenzione di interrogare
l'azienda sulle sue pratiche di privacy, segnalando una crescente
cautela nei confronti delle aziende tecnologiche cinesi.

Indagini negli Stati Uniti

Parallelamente, il Dipartimento del Commercio degli Stati
Uniti sta conducendo un'inchiesta per verificare se DeepSeek abbia
utilizzato chip americani che sono stati vietati per l'esportazione in
Cina. La società ha dichiarato di utilizzare chip Nvidia H800, che erano
legali per l'esportazione nel 2023. Tuttavia, fonti hanno riferito che
chip avanzati per l'intelligenza artificiale vengono frequentemente
contrabbandati in Cina attraverso paesi terzi, alimentando ulteriormente
le preoccupazioni statunitensi.

Implicazioni tecnologiche e geopolitiche

Il modello R1 di DeepSeek ha dimostrato prestazioni
comparabili a quelle delle principali intelligenze artificiali
statunitensi, ma con un utilizzo significativamente ridotto delle
risorse computazionali. Questo fattore non solo rappresenta una sfida
per le aziende tecnologiche occidentali, ma solleva anche interrogativi
sulla capacità dell'Occidente di mantenere il proprio vantaggio
competitivo nel campo dell'IA.
L'intensificarsi della vigilanza su DeepSeek è
emblematico di una tensione più ampia nelle relazioni tra Occidente e
Cina. Le preoccupazioni relative alla sicurezza informatica e alla
protezione dei dati sono destinate a crescere man mano che le tecnologie
avanzate continuano a evolversi e a diffondersi globalmente.

Internet come mezzo per la pace? Utenti americani e cinesi, in queste ore si connettono insieme su RedNote

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Negli ultimi giorni, si parla molto di tensione tra Stati Uniti e Cina in ambito tecnologico, ma un fenomeno inaspettato sta emergendo tra i
giovani americani: l'afflusso massiccio sulla piattaforma di social
media cinese RedNote
, in risposta al divieto imminente di TikTok. Questi
nuovi utenti, soprannominati "rifugiati di TikTok", hanno rapidamente
portato l'app in cima alle classifiche degli store, creando un ponte
culturale tra le due nazioni.

Un'accoglienza calorosa

Gli utenti cinesi hanno accolto con curiosità e umorismo i
neofiti anglofoni, evidenziando un'incredibile opportunità di dialogo e
scambio culturale. Mentre i giovani americani si connettono con i loro
coetanei cinesi, si stanno sfatando miti e pregiudizi alimentati da anni
di propaganda anti-cinese. La scoperta che in Cina non esiste un
sistema di "credito sociale" come descritto dai media statunitensi ha
sorpreso molti, aprendo la strada a una comprensione più profonda delle
realtà culturali e sociali cinesi.

Un nuovo spirito di apprendimento

Le interazioni su RedNote hanno portato a discussioni su
temi globali come la Palestina e il sistema sanitario, con molti utenti
americani che riconoscono i progressi della Cina in vari settori.
Inoltre, l'interesse per la lingua cinese è aumentato
significativamente, con Duolingo che ha registrato un incremento del
216% nell'apprendimento del mandarino. Questa nuova ondata di
apprendimento reciproco sta contribuendo a costruire legami più forti
tra le due culture.

Il contesto geopolitico

Tuttavia, mentre si sviluppa questo dialogo tra cittadini,
le tensioni politiche continuano a crescere. Gli Stati Uniti hanno
recentemente approvato una vendita di armi da 2 miliardi di dollari a
Taiwan, aggravando le relazioni già tese con Pechino. In risposta, la
Cina ha imposto sanzioni a diverse aziende americane produttrici di
armi. Politici come Marco Rubio, noto per le sue posizioni belliciste
nei confronti della Cina, affrontano ora difficoltà nel condurre una
diplomazia efficace, essendo stati sanzionati dalla Cina stessa.

Un'opportunità per la pace

In questo clima di crescente ostilità, l'emergere di
piattaforme come RedNote offre una via alternativa per il dialogo e la
comprensione reciproca. La tecnologia moderna consente agli individui di
superare le narrazioni distorte dei media e di formare opinioni basate
su esperienze dirette piuttosto che su propaganda governativa. Questo
potrebbe rappresentare un passo cruciale verso la costruzione di
relazioni pacifiche e collaborative tra Stati Uniti e Cina.

Organizzazioni olandesi chiedono che il governo smetta di usare piattaforme di social network

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Le
recenti dichiarazioni di diverse organizzazioni olandesi, tra cui il
WAAG Futurelab e Bits of Freedom, hanno fatto partire un dibattito sulla
presenza del governo sui social media. Queste organizzazioni hanno
lanciato un appello urgente affinché il governo olandese interrompa
l'uso di piattaforme come Facebook, Instagram e X (ex Twitter),
sostenendo che tali piattaforme rappresentano una minaccia per la
democrazia e la libertà.

La motivazione dell'appello

La richiesta è stata motivata dalla recente decisione di Meta, la
società madre di Facebook e Instagram, di cessare la collaborazione con i
fact-checker negli Stati Uniti. Questa mossa ha sollevato
preoccupazioni sul fatto che le discussioni pubbliche siano sempre più
influenzate da grandi aziende tecnologiche che perseguono principalmente
il profitto, contribuendo così alla polarizzazione sociale. Le
organizzazioni affermano che queste aziende non hanno a cuore il
benessere degli utenti, ma mirano solo a massimizzare i profitti,
deteriorando il dibattito pubblico e aumentando la divisione tra le
persone.

La posizione del governo

Nonostante l'appello, il premier olandese Dick Schoof ha
dichiarato che il governo non ha intenzione di abbandonare i social
media. Secondo Schoof, questi canali rappresentano un'importante
opportunità di comunicazione con i cittadini. Ha sottolineato che
rinunciare a questi strumenti significherebbe perdere un mezzo cruciale
per informare e interagire con il pubblico. Inoltre, ha assicurato che
il governo continuerà a monitorare attentamente le pratiche di
moderazione dei contenuti delle piattaforme social e si aspetta che
rispettino le normative europee come la Digital Services Act.

Le reazioni del pubblico

L'appello ha già raccolto oltre 1.100 firme, evidenziando una
crescente preoccupazione tra i cittadini riguardo all'influenza delle
grandi aziende tecnologiche sulla vita pubblica. Tuttavia, ci sono
opinioni contrastanti: alcuni sostengono che l'uscita del governo dai
social media potrebbe portare a una maggiore disinformazione e
isolamento delle voci moderate, mentre altri ritengono che sia
fondamentale per la democrazia ridurre la dipendenza da tali piattaformehttps://www.reddit.com/r/nederlands/comments/1hy9qpc/internetorganisaties_roepen_overheid_op_te/https://internet.headliner.nl/item/internetorganisaties-overheid-moet-stoppen-met-sociale-media-bright-32859.

Il dibattito sull'uso dei social media da parte del governo
olandese mette in luce le tensioni tra la necessità di comunicazione
pubblica e le preoccupazioni per la sicurezza democratica. Mentre le
organizzazioni chiedono un cambiamento radicale nella strategia
comunicativa del governo, il premier Schoof sembra determinato a
mantenere aperti i canali di comunicazione attraverso queste
piattaforme. La questione rimane aperta e continuerà a suscitare
discussioni nei prossimi mesi.

Meta elimina i fact-checker negli Stati Uniti: le reazioni di Trump e Musk

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In una mossa che segna un cambio di rotta significativo, Meta, la società madre di Facebook e Instagram, ha annunciato la fine del suo programma di fact-checking negli Stati Uniti. La decisione, comunicata dal CEO Mark Zuckerberg, si allinea alle priorità politiche dell’amministrazione Trump, che si appresta a tornare alla Casa Bianca.

“Elimineremo i fact-checker che hanno dimostrato di essere troppo politicamente faziosi, distruggendo più fiducia di quanta ne abbiano generata, soprattutto negli Stati Uniti,” ha dichiarato Zuckerberg in un post ufficiale. Al posto del programma di verifica dei fatti, Meta introdurrà un sistema di “Community Notes” simile a quello adottato da X (ex Twitter), inizialmente negli Stati Uniti.

La notizia ha suscitato immediatamente reazioni, con Elon Musk, proprietario di X e da tempo critico verso i sistemi di moderazione tradizionali, che ha accolto la novità con entusiasmo. “È fantastico,” ha scritto Musk su X, evidenziando come questa decisione rispecchi le sue critiche verso i fact-checker, accusati di operare come strumenti di censura.

Le critiche di Trump e il nuovo corso di Meta

Donald Trump, presidente eletto, ha espresso soddisfazione per la mossa di Meta, attribuendola in parte alle sue dichiarazioni passate contro Zuckerberg. Rispondendo a una domanda dei giornalisti nella sua residenza di Mar-a-Lago, Trump ha affermato: “Probabilmente, sì,” quando gli è stato chiesto se la decisione fosse una risposta diretta alle sue minacce nei confronti del CEO di Meta.

Trump è stato un acceso critico di Zuckerberg e di Meta negli ultimi anni, accusando l’azienda di parzialità politica e di aver preso di mira le voci conservatrici. L’ex presidente era stato bandito da Facebook dopo l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, per poi essere riammesso sulla piattaforma all’inizio del 2023.

“Le elezioni recenti rappresentano un punto di svolta culturale verso una nuova priorità data alla libertà di espressione rispetto alla moderazione,” ha dichiarato Zuckerberg, lasciando intendere che la decisione di eliminare il fact-checking riflette un cambio di paradigma all’interno dell’azienda.

Un clima di tensione politica

La scelta di Meta arriva in un contesto di forte polarizzazione politica. I programmi di fact-checking sono stati a lungo oggetto di critiche da parte dei conservatori, che li hanno accusati di prendere di mira in modo sproporzionato le voci della destra. Stati come la Florida e il Texas hanno già proposto leggi per limitare la moderazione dei contenuti online, consolidando ulteriormente l’idea che le piattaforme debbano garantire maggiore neutralità.

Il gesto di Zuckerberg è stato interpretato anche come un tentativo di ricucire i rapporti con Trump, dopo anni di tensioni. Non è passato inosservato, infatti, il recente contributo di un milione di dollari da parte di Zuckerberg al fondo per l’inaugurazione presidenziale di Trump.

L’eco nella Silicon Valley

La decisione di Meta sembra rispecchiare un cambiamento più ampio nella Silicon Valley, dove piattaforme come X hanno già adottato approcci meno restrittivi alla moderazione dei contenuti. Musk, da parte sua, ha definito il sistema di fact-checking “un ostacolo alla libertà di parola”, sostenendo che i nuovi strumenti basati sulle note della comunità siano più trasparenti e meno divisivi.

La fine del programma di fact-checking da parte di Meta rappresenta dunque un punto di svolta nel dibattito sul ruolo delle grandi piattaforme tecnologiche nella gestione della libertà di espressione e della moderazione dei contenuti. Resta da vedere come questa scelta influirà sul panorama politico e sociale statunitense, già fortemente polarizzato.