Note di economia, politica e tecnologia

La situazione internazionale

Esteri

La guerra ibrida entra nei piani, non nei trattati (nampa.org)

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Emmanuel Macron ha chiesto al governo francese un piano per proteggere infrastrutture critiche e siti sensibili dell'industria della difesa da droni e cyberattacchi. Il presidente attribuisce alla Russia un'intensificazione della minaccia ibrida contro Francia ed Europa.

L'annuncio arriva due giorni dopo la proposta di Ursula von der Leyen per un meccanismo europeo simile all'articolo 4 della NATO: consultazione e risposta coordinata quando un episodio resta sotto la soglia dell'aggressione armata, ma minaccia comunque la sicurezza nazionale. Non è ancora uno scudo operativo comune, né prova automaticamente l'attribuzione russa di ogni incidente.

Il vuoto politico è proprio qui. Sabotaggi, intrusioni informatiche e droni sfruttano la distanza tra pace e guerra; l'Europa risponde preparando procedure per decidere quando quella distanza è stata abusata abbastanza. Il piano è necessario, ma arriva dopo che la zona grigia è diventata una strategia stabile.

https://www.nampa.org/text/23018993

Il caccia italiano colpito nella guerra che Roma osserva (ansa.it)

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Un Eurofighter F-2000 italiano è stato colpito durante gli attacchi notturni contro la base aerea di Ta'if, in Arabia Saudita. Il velivolo era a terra, in un'area decentrata; secondo il ministro della Difesa Guido Crosetto non risultano militari italiani feriti né altri danni alle strutture usate dal contingente.

Il personale italiano si trova nella base nell'ambito dell'operazione Inherent Resolve. L'episodio arriva mentre gli Houthi intensificano missili e droni contro l'Arabia Saudita: Riad aveva già attribuito al gruppo yemenita un drone intercettato giovedì nella provincia di Ta'if, i cui frammenti hanno ucciso una persona e ne hanno ferite due. Non è stata però resa pubblica, al momento, un'attribuzione definitiva dell'attacco che ha danneggiato il caccia italiano.

La distinzione tra presenza, supporto e coinvolgimento resta fondamentale sul piano giuridico; sul piano materiale, intanto, una guerra regionale ha già raggiunto un mezzo dell'Aeronautica. È il limite della politica delle formule prudenti: possono contenere l'escalation nel linguaggio, non tenere i droni fuori dall'hangar.

https://www.ansa.it/english/news/2026/09/18/italian-eurofighter-hit-in-attack-on-air-base-in-saudi-arabia-says-crosetto_f29f03d2-d671-421d-a5aa-d9652565116d.html

Bab el-Mandeb, l'Italia va da sola: l'Europa unita è solo retorica (ansa.it)

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Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato che la Marina Militare italiana scorterà autonomamente le navi mercantili nazionali nello stretto di Bab el-Mandeb, snodo cruciale tra Mar Rosso e Oceano Indiano ancora sotto la minaccia di droni e missili Houthi. La missione europea Aspides, lanciata nel 2024 per proteggere i traffici nell'area, è ridotta oggi a quattro navi — tra cui la fregata italiana Bergamini — a fronte di un impegno Ue progressivamente svuotato. Fonti militari parlano di un'Italia rimasta sola a difendere i propri interessi commerciali, mentre analisti come il generale Vincenzo Camporini denunciano i "tempi fin troppo lunghi" delle decisioni collettive europee.

La scelta arriva in evidente contrasto con la retorica del governo sulla necessità di un'Europa più coesa: solo poche ore prima, la stessa premier Giorgia Meloni dichiarava da Oslo che "un inviato europeo sull'Ucraina rafforzerebbe l'Europa", invocando proprio quella voce unica che Roma, di fronte a un'emergenza economica reale nel Mar Rosso, decide di bypassare senza troppi complimenti.

Bruxelles chiede pazienza e coordinamento quando si discute di dossier delicati come l'Ucraina, ma quando è in gioco il traffico commerciale italiano la stessa logica multilaterale diventa improvvisamente un lusso che Roma dichiara di non potersi più permettere.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/09/17/crosetto-navi-militari-italiane-a-bab-el-mandeb-per-ripristino-dei-traffici_5b0db8d7-6df3-4d2b-838c-9d5eca2fce0e.html

Mar Cinese, lo speronamento ha due versioni (internazionale.it)

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Una nave della Guardia costiera cinese è entrata in collisione con la BRP Datu Magat Salamat, unità filippina impegnata in una missione di rifornimento ai pescatori vicino ad Abad Santos, nel Mar Cinese Meridionale. Manila segnala danni a ringhiere e coperta ma nessun ferito.

La Guardia costiera filippina parla di manovre pericolose e di speronamento deliberato. Pechino offre il racconto opposto: la nave filippina avrebbe ignorato gli avvertimenti, cambiato rotta e accelerato davanti alla prua cinese. I filmati documentano l'urto e la tensione a bordo; non risolvono da soli la disputa sull'intenzione.

È la grammatica della zona grigia: abbastanza pressione fisica da imporre una presenza, non abbastanza da assumersi apertamente il costo politico di un attacco. Così una contesa sulla sovranità diventa una serie di collisioni quasi amministrative, mentre ogni parte prepara in anticipo anche la propria versione dei fatti.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/18/china-vessel-rams-and-damages-philippine-fishing-boat-coast-guard-says

Riad compra 48 F-35, l’equilibrio resta per decreto (investing.com)

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Il Dipartimento di Stato americano ha autorizzato la possibile vendita all’Arabia Saudita di 48 caccia F-35, 49 motori e sistemi di supporto per un valore stimato di 24,3 miliardi di dollari. Il pacchetto è stato notificato al Congresso e non equivale ancora a una consegna definitiva, ma apre la strada al primo ingresso del velivolo stealth più avanzato degli Stati Uniti nell’arsenale saudita.

Washington afferma che l’operazione rafforzerà un importante alleato non NATO e «non altererà l’equilibrio militare» regionale. È la formula rituale con cui una trasformazione strategica viene presentata come semplice continuità: quarantotto F-35 arrivano nel Golfo, ma sulla carta nulla cambia.

Restano inoltre le preoccupazioni già emerse sui rapporti militari di Riad con Pechino e sulla possibile esposizione di tecnologie sensibili. Nel pieno di una guerra regionale, gli Stati Uniti rispondono all’instabilità vendendo capacità militari ancora più sofisticate. La deterrenza ha sempre una spiegazione; il mercato, quasi sempre, anche una fattura.

https://www.investing.com/news/stock-market-news/us-state-department-oks-possible-243-billion-military-aircraft-sale-to-saudi-arabia-4906175

ONU, Abbas entra dal monitor (marketscreener.com)

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L’Assemblea generale dell’ONU ha autorizzato Mahmoud Abbas a intervenire in video alla riunione dei leader mondiali della prossima settimana. È il secondo anno consecutivo che il presidente palestinese ricorre allo schermo dopo il diniego del visto statunitense. La risoluzione è passata con 152 voti favorevoli, tre contrari e quattro astensioni e consentirà la partecipazione a distanza anche ad altri alti funzionari palestinesi bloccati nell’anno successivo.

Washington sostiene che l’Autorità palestinese non abbia rispettato impegni di riforma, continui a corrispondere assegni alle famiglie di detenuti condannati per attacchi contro israeliani e usi i tribunali internazionali contro Israele. I palestinesi respingono queste motivazioni. L’accordo del 1947 sulla sede ONU impone generalmente agli Stati Uniti di garantire l’accesso ai diplomatici, mentre Washington rivendica eccezioni per sicurezza, estremismo e politica estera.

La contraddizione istituzionale è ormai stabile: il Paese che ospita l’ONU decide chi può raggiungerne il podio, poi l’Assemblea vota per riaprire il microfono da remoto. Non è solo una disputa sui visti. È il promemoria che perfino l’universalità delle Nazioni Unite passa dalla frontiera di uno Stato membro.

https://www.marketscreener.com/news/un-allows-palestinian-president-to-again-speak-via-video-after-us-denies-visa-ce785bd3de8cf02c

Iran, le sanzioni restano ma sparisce chi le controlla (marketscreener.com)

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Russia e Cina hanno posto il veto alla risoluzione statunitense che avrebbe prorogato per un anno il gruppo di esperti incaricato di monitorare le sanzioni ONU contro l’Iran. Il testo ha raccolto undici voti favorevoli, due astensioni e i due voti contrari decisivi di Mosca e Pechino. Le sanzioni restano formalmente in vigore, ma il Consiglio di Sicurezza perde il suo principale strumento indipendente per verificarne le violazioni.

È una soluzione perfetta per la diplomazia dell’ambiguità: le regole sopravvivono sulla carta, mentre il meccanismo che dovrebbe misurarne l’applicazione viene spento. Russia e Cina contestano la base giuridica del regime ripristinato nel 2025; Stati Uniti ed europei sostengono invece che Teheran abbia violato l’accordo nucleare. Il risultato concreto non risolve la disputa: oscura i fatti.

In una crisi nucleare, il controllo non è un dettaglio tecnico ma la condizione minima per distinguere la verifica dalla propaganda. Un Consiglio capace di imporre sanzioni ma incapace di sorvegliarle produce soprattutto comunicati, sospetti e nuove occasioni di escalation.

https://www.marketscreener.com/news/russia-china-end-mandate-for-independent-monitoring-of-un-sanctions-on-iran-ce785bd3de88f125

Qatargate, l’immunità finisce ad Atene (ca.marketscreener.com)

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Il Parlamento greco ha revocato con 264 voti l’immunità di Dimitris Avramopoulos, ex commissario europeo alla Migrazione e oggi deputato di Nuova Democrazia. La decisione consente alla giustizia belga di proseguire nel procedimento legato al Qatargate; un mandato d’arresto europeo era stato emesso a giugno per ipotesi di partecipazione a un gruppo criminale, corruzione pubblica e riciclaggio. Avramopoulos nega ogni illecito e ha annunciato che si presenterà volontariamente alle autorità belghe.

La revoca dell’immunità non è una condanna, ma toglie uno scudo istituzionale che stava bloccando gli accertamenti. È il minimo sindacale per un’Unione che pretende trasparenza dagli Stati membri mentre uno dei suoi maggiori scandali d’influenza continua a trascinarsi dal 2022.

Il punto politico è semplice: l’immunità tutela la funzione parlamentare, non può diventare una zona franca davanti a contestazioni tanto gravi. Ora servono prove, contraddittorio e tempi rapidi. La credibilità europea non si difende dichiarandosi innocenti o colpevoli nei talk show, ma lasciando lavorare la giustizia senza corsie protette.

https://ca.marketscreener.com/news/greek-parliament-lifts-immunity-of-ex-commissioner-amid-qatargate-probe-ce785bd3dc88f627

Vance: "La politica Usa non è subordinata a Israele". Netanyahu avvisato (gazzettadelsud.it)

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Il vicepresidente Usa JD Vance ha dichiarato, il 16 settembre a New York durante una conferenza organizzata da All-In Podcast, che Washington «non può permettere» che la propria strategia in Medio Oriente sia «subordinata allo Stato di Israele». Vance ha paragonato l'alleanza con Israele a quella con la Nato, sostenendo che nessun patto dovrebbe dettare in toto la politica estera americana, e ha ribadito che l'amministrazione Trump è pronta a divergere pubblicamente da Netanyahu quando lo riterrà necessario. Ha comunque definito Israele un «socio importante» sul piano militare e d'intelligence. Le dichiarazioni arrivano a circa un mese dalle elezioni israeliane.

È una frase che suona come una correzione di rotta rispetto alla linea di sostegno incondizionato più volte rivendicata dalla destra americana negli ultimi anni, e arriva dallo stesso schieramento politico che quella linea l'ha costruita. Il tempismo — a ridosso del voto israeliano — lascia aperta la domanda se si tratti di un principio di politica estera o di un messaggio calcolato per gli elettori, sia americani sia israeliani.

Per ora restano parole: Vance non ha annunciato alcuna misura concreta, e la stessa amministrazione continua a fornire sostegno militare e diplomatico a Israele su altri fronti regionali. La distanza tra la retorica dell'"America First" e i fatti sul terreno è, almeno per ora, tutta da dimostrare.

https://gazzettadelsud.it/articoli/mondo/2026/09/16/vance-la-politica-usa-non-puo-essere-subordinata-a-israele-il-vicepresidente-guarda-al-2028-e04687e6-b810-4338-b3d6-2e50465fbf06/

Canada europeo, Trump presenta il conto (cyprus.representation.ec.europa.eu)

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Ursula von der Leyen ha proposto di aprire al Canada la porta di un inedito status di «membro associato» dell’Unione europea. La formula non ha ancora regole né un percorso giuridico definito, ma dovrebbe accompagnare un’alleanza più stretta su commercio, difesa, tecnologia, energia e materie prime. Donald Trump ha risposto definendo l’ipotesi potenzialmente un «atto ostile» e minacciando dazi pesanti o tagli agli scambi con l’Europa.

La scena chiarisce la nuova grammatica transatlantica. Ottawa prova a diversificare i rapporti dopo lo scontro commerciale con Washington; Bruxelles offre una cornice politica; la Casa Bianca considera la scelta autonoma di due alleati una possibile aggressione. La sovranità piace molto, purché venga esercitata dagli Stati Uniti.

Per ora esistono una proposta europea e una minaccia americana, non un’adesione canadese. Ma la sproporzione è già politica: a un progetto ancora da definire Trump risponde con la coercizione economica. Se perfino la cooperazione tra democrazie diventa ostilità quando sfugge al controllo di Washington, l’alleanza occidentale somiglia sempre meno a un patto e sempre più a una gerarchia.

https://cyprus.representation.ec.europa.eu/news/2026-state-union-address-president-von-der-leyen-2026-09-16_en