Note di economia, politica e tecnologia

La situazione internazionale

Esteri

Miami, il vertice che ancora non esiste (amp.dw.com)

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Volodymyr Zelensky ha detto a Deutsche Welle che sarebbe pronto ad andare al G20 di Miami e incontrare Vladimir Putin, se il presidente russo partecipasse al vertice di dicembre. Washington ha annunciato l’intenzione di invitare Mosca, ma Putin non ha ancora confermato la presenza e l’Ucraina, che non fa parte del G20, dovrebbe essere invitata come ospite.

È un’apertura politica, non un appuntamento fissato. Zelensky sostiene che contino i risultati e non le parole; il Cremlino, intanto, mantiene l’ambiguità sulla partecipazione. Trasformare la disponibilità in “vertice Putin-Zelensky” significa saltare proprio il passaggio decisivo: il consenso di Mosca a sedersi allo stesso tavolo.

La diplomazia ha bisogno anche di scenari possibili. Il giornalismo, però, dovrebbe distinguere una porta aperta da un incontro concordato. Altrimenti la pace avanza soprattutto nei titoli, mentre sul terreno resta ferma.

https://amp.dw.com/en/dw-exclusive-zelenskyy-offers-to-meet-putin-at-g20-in-miami/a-79241703

Cile, Kast salta la cerimonia sul golpe: primo caso dal ritorno alla democrazia (ansa.it)

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Per la prima volta dal ritorno alla democrazia, il governo cileno non ha organizzato alcuna cerimonia ufficiale per l'anniversario dell'11 settembre 1973, giorno del golpe di Pinochet contro Salvador Allende. Il presidente José Antonio Kast ha mantenuto l'agenda ordinaria, con una visita nella regione di Los Ríos, mentre La Moneda ha giustificato la scelta con la necessità di "guardare avanti" invece che al passato.

La decisione ha suscitato critiche anche dentro la sua stessa coalizione, oltre che dalle opposizioni, che ricordano come il presidente rappresenti tutti i cileni, comprese le famiglie delle vittime della dittatura. L'ex presidente Gabriel Boric si è recato sulla tomba di Allende dichiarando che "la storia non si cancella". Kast, dal canto suo, fu tra i cileni che nel 1988 votarono "Sì" alla continuazione del regime di Pinochet, nel plebiscito che di fatto ne segnò la fine.

Le autorità di Santiago si preparano comunque a possibili tensioni nella capitale. Resta il paradosso istituzionale: un presidente che non ha mai preso le distanze dal golpe è il primo, oggi, a poterne cancellare la memoria ufficiale — senza più bisogno di fingere il contrario.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/09/11/a-53-anni-dal-golpe-in-cile-contro-salvador-allende-non-si-terra-la-cerimonia_8a22eb37-b533-4f3d-bc9d-b59171159dae.html

Hong Kong, sette anni per ricordare Tiananmen (apnews.com)

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Un tribunale di Hong Kong ha condannato Lee Cheuk-yan a sette anni, Chow Hang-tung a sette anni e tre mesi e Albert Ho a cinque anni e due mesi. I tre guidavano l’organizzazione che per decenni ha promosso le veglie annuali in memoria della repressione di piazza Tiananmen del 1989.

Sono stati riconosciuti colpevoli di incitamento alla sovversione in base alla legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nel 2020. Lee e Chow si erano dichiarati non colpevoli; Ho, che ha ammesso l’accusa, ha ricevuto una pena inferiore. Le autorità sostengono che il caso riguardi attività illegali, non la libertà di espressione.

La formula giudiziaria è “sicurezza nazionale”; il risultato politico è che commemorare un massacro e chiedere la fine del partito unico porta in carcere. A Hong Kong la memoria non è stata semplicemente vietata: è stata trasformata in prova di sovversione.

https://apnews.com/article/1e91bf6d80c11ae3802481e0ac6b324a

Madrid restituisce ai saharawi una cittadinanza perduta (congreso.es)

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Il Congresso spagnolo ha approvato la proposta di legge che apre una via specifica alla cittadinanza per i saharawi nati nel Sahara Occidentale quando il territorio era amministrato dalla Spagna. Il testo riguarda i nati prima del 29 settembre 1977 e amplia i documenti utilizzabili per dimostrare il legame con l’ex provincia, dai registri spagnoli al censimento dell’ONU. Ora la norma passa al Senato.

La misura può interessare decine di migliaia di persone tra territori controllati dal Marocco, campi profughi di Tindouf e diaspora europea. Rabat non ha ancora reagito ufficialmente, ma la scelta riconosce un’identità distinta proprio mentre il futuro del Sahara Occidentale resta irrisolto e il referendum di autodeterminazione non si è mai tenuto.

Cinquant’anni dopo il ritiro coloniale, Madrid prova a restituire con un passaporto ciò che abbandonò con un confine. È una riparazione concreta, ma anche l’ammissione tardiva che la decolonizzazione non finisce quando parte l’ultima bandiera: continua nella vita degli apolidi e nei debiti che gli Stati preferiscono chiamare storia.

https://www.congreso.es/gl/notas-de-prensa?_notasprensa_mvcPath=detalle&_notasprensa_notaId=52114&p_p_id=notasprensa&p_p_lifecycle=0&p_p_mode=view&p_p_state=normal

Putin a Trump: 'Nessuna minaccia all'Europa'. Il Cremlino: allarme è 'mania di persecuzione' (ansa.it)

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Un'ora di telefonata, definita "franca e costruttiva" dal consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, ha chiuso il weekend di colloqui a Mosca degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Messaggio centrale di Putin a Trump: la Russia non ha "alcun piano aggressivo" contro l'Europa. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov è andato oltre, definendo le preoccupazioni occidentali sulla minaccia russa "un'ossessione, una mania di persecuzione", con un affondo esplicito contro il cancelliere tedesco Friedrich Merz.

Il ministro degli Esteri Lavrov ha aggiunto che gli inviati statunitensi avrebbero riconosciuto "la realtà sul terreno" e una linea di Trump che "esclude l'ingresso dell'Ucraina nella Nato" — una ricostruzione tutta di parte russa, che Washington non ha confermato nei medesimi termini.

Colpisce la sequenza: mentre Mosca derubrica a pretesto propagandistico l'allarme europeo sul riarmo, la diplomazia che conta passa da una telefonata tra Washington e Mosca a cui né Kiev né Bruxelles hanno preso parte. Zelensky, nel frattempo, spera solo di ottenere un incontro con Trump per parlare di difesa aerea. Che la rassicurazione di Putin sia sincera o tattica, resta il fatto che l'agenda della sicurezza europea viene per ora scritta altrove.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/09/08/putin-sente-trump-nessun-piano-di-colpire-leuropa-avanti-nei-colloqui_8e9ad342-064f-49d9-be0c-02486376ddf4.html

Trump mette 5.000 dollari sulla scheda (apnews.com)

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Donald Trump ha promesso un “dividendo” di 5.000 dollari a ogni cittadino americano adulto se i repubblicani manterranno il controllo di Camera e Senato alle elezioni di metà mandato. L’unica condizione indicata dal presidente, oltre alla vittoria politica, è che il denaro venga speso negli Stati Uniti.

Non è stato presentato un piano legislativo né una copertura finanziaria. Con circa 270 milioni di adulti residenti, il costo teorico sarebbe nell’ordine di 1.350 miliardi di dollari, e qualunque stanziamento dovrebbe comunque passare dal Congresso. Per ora è una promessa elettorale, non un assegno autorizzato.

La democrazia americana aveva già trasformato la campagna permanente in spettacolo; ora il programma politico prende la forma di un prezzo scritto sul cartellino. Non serve stabilire se sia compravendita del consenso in senso giuridico per vedere il problema politico: il denaro pubblico viene promesso come premio subordinato alla vittoria di chi lo promette.

https://apnews.com/article/cc80644e3168acd31c892129fb849436

La tregua yemenita brucia nei depositi sauditi (internazionale.it)

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Una raffica di missili e droni lanciata dagli Houthi ha colpito quattro città dell’Arabia Saudita meridionale, incendiando impianti petroliferi e infrastrutture. Secondo la coalizione guidata da Riad, almeno 73 persone sono rimaste ferite, fra cui donne e bambini; alcune attività energetiche sono state temporaneamente fermate.

Gli Houthi hanno rivendicato attacchi contro obiettivi economici e militari, mentre le forze sostenute dall’Arabia Saudita hanno risposto con decine di raid in Yemen. Le informazioni sui singoli bersagli provengono in parte dalle parti in conflitto, ma l’escalation e i danni agli impianti sono confermati da fonti internazionali e autorità saudite.

La tregua yemenita sopravvive ormai soprattutto nel vocabolario diplomatico. Quando missili, rappresaglie e petrolio tornano nello stesso titolo, la guerra “per procura” smette di essere una formula: sono i civili e la sicurezza energetica regionale a pagarne il prezzo.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/08/saudi-led-coalition-in-yemen-says-73-injured-in-houthi-attacks-on-the-kingdom

Serbia, Vučić cambia scheda per restare al comando (internazionale.it)

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Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha sciolto il parlamento e convocato elezioni anticipate per il 25 ottobre. Il voto arriva dopo quasi due anni di proteste, nate dal crollo della pensilina della stazione di Novi Sad che uccise sedici persone e diventate una contestazione più ampia contro corruzione e gestione del potere.

Vučić non può candidarsi per un altro mandato presidenziale e ha dichiarato di voler puntare alla carica di primo ministro. Il suo partito presenta il passaggio come una verifica democratica; oppositori e movimento studentesco lo leggono come il tentativo di trasferire il centro del potere senza cederlo.

Le urne diranno quale interpretazione regge. Intanto la Serbia offre una lezione familiare: quando un leader domina istituzioni e comunicazione, perfino un’elezione anticipata può essere insieme una concessione alla protesta e lo strumento con cui neutralizzarla.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/09/serbia-s-president-vucic-dissolves-parliament-ahead-of-snap-elections

Cisgiordania, 12 Paesi bloccano il commercio con i coloni. L'Italia resta a guardare (ilfattoquotidiano.it)

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Dodici Paesi occidentali - tra cui Regno Unito, Francia, Canada, Spagna e Polonia - hanno firmato una dichiarazione congiunta che blocca l'importazione di merci prodotte negli insediamenti israeliani in Cisgiordania. L'annuncio, dato l'8 settembre dal ministro degli Esteri britannico Ed Miliband alla Camera dei Comuni, punta il dito contro il "progetto E1" e le violenze dei coloni contro la popolazione palestinese. Il ministro francese Jean-Noël Barrot ha parlato apertamente di una Cisgiordania "sull'orlo dell'esplosione".

Tra i firmatari non c'è l'Italia, che si aggiunge così alla lista - già affollata - dei governi europei che preferiscono la linea della non belligeranza diplomatica. Una scelta che il governo Meloni giustifica con l'equilibrismo atlantista, ma che stride con la retorica sui "valori occidentali" spesa ogni volta che conviene, e che rende via via più difficile per Roma presentarsi come interlocutore credibile sul dossier mediorientale.

Resta da vedere quanto le sanzioni commerciali - misura più simbolica che sostanziale, vista la marginalità del peso economico degli insediamenti - riusciranno davvero a incidere sulla politica di Netanyahu, finora imperturbabile di fronte a pressioni ben più dure. Ma la contraddizione politica è già servita: dodici governi occidentali, alleati di Israele, che sanzionano formalmente una parte del territorio che Israele stesso amministra.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/08/colonie-israeliane-cisgiordania-sanzioni-commerciali-notizie/8500561/

Trump trasforma i dazi in embargo selettivo (apnews.com)

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Gli Stati Uniti vieteranno dal 29 settembre l’importazione dal Canada di latticini, gran parte delle bevande alcoliche e motociclette di grossa cilindrata. La misura arriva nello stesso giorno in cui Ottawa ha attivato controdazi, tra il 15 e il 50 per cento, su circa 20 miliardi di dollari di prodotti statunitensi.

Non è la chiusura totale delle frontiere commerciali suggerita da qualche titolo: è un embargo mirato su settori scelti per massimizzare pressione economica e visibilità politica. Ma il salto dai dazi al divieto d’importazione alza comunque il livello dello scontro fra due economie costruite per decenni come un unico spazio produttivo.

La promessa protezionista era difendere l’industria nazionale. Il risultato, per ora, è una catena di ritorsioni in cui ogni governo vende la propria escalation come risposta obbligata a quella altrui. Nel commercio nordamericano, l’alleato è diventato un concorrente da punire.

https://apnews.com/article/a5fbb50d1c30327ae813482556a37ac3