Il raccolto sotto attacco (apnews.com)
0In almeno otto villaggi della Cisgiordania occupata, coloni israeliani hanno assalito raccoglitori di olive, incendiato alberi e automobili e ferito residenti e una fotogiornalista statunitense. La Mezzaluna Rossa palestinese riferisce di aver soccorso quattordici persone; sull’episodio di Abu Falah, le ricostruzioni palestinese e militare israeliana divergono.
Non è una disputa stagionale tra vicini. L’ulivo è reddito, accesso alla terra e continuità della presenza palestinese: trasformare il raccolto in un percorso a ostacoli significa esercitare controllo senza doverlo scrivere in una legge. Le organizzazioni umanitarie descrivono un aumento degli attacchi, mentre le denunce di inerzia o protezione da parte dell’esercito restano al centro dello scontro sulle responsabilità.
Netanyahu parla da tempo di una minoranza estremista. Ma quando la violenza si ripete, attraversa più villaggi e produce impunità, la formula dei «pochi teppisti» smette di spiegare e comincia a coprire. A due settimane dal voto israeliano, anche la sicurezza di chi raccoglie olive diventa una misura molto concreta dello Stato di diritto.
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