Note di economia, politica e tecnologia

Medio Oriente, l’America allunga la guerra (armytimes.com)

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Gli Stati Uniti stanno prolungando fino al 2027 la permanenza in Medio Oriente di alcune unità schierate durante la guerra con l’Iran. Parti dell’82ª Divisione aviotrasportata resteranno nella regione per un anno; il dispositivo americano conta circa 50 mila militari in allerta, mentre comandanti di più teatri avrebbero segnalato al Pentagono il rischio di consumare uomini, mezzi e capacità destinati altrove.

Non è l’annuncio di una nuova offensiva, ma è molto più di una semplice rotazione amministrativa. Quando missioni nate come risposta all’emergenza diventano calendari che arrivano all’anno successivo, la temporaneità è già una formula burocratica. Washington mantiene aperta l’opzione militare mentre ammette, nei fatti, che la crisi non ha una scadenza credibile.

La contraddizione strategica è evidente: presidiare il Medio Oriente per contenere l’Iran significa sottrarre attenzione e risorse agli altri fronti che gli stessi vertici americani definiscono prioritari. Una guerra può restare formalmente senza fine dichiarata; basta continuare a prorogarne i turni.

https://www.armytimes.com/news/your-military/2026/08/31/82nd-airborne-soldiers-have-middle-east-deployment-extended-out-to-a-year/

Report, la sostituzione perde un pezzo (adnkronos.com)

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Giulia Presutti ha rinunciato alla co-conduzione di Report, annunciata dalla Rai insieme a Daniele Piervincenzi dopo l’uscita di Sigfrido Ranucci. In una mail al direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini, la giornalista ha spiegato di fare un passo indietro nella speranza di aiutare la trasmissione, finita in giorni di scontri interni sul metodo e sui nomi scelti.

È un nuovo fatto, non la replica della polemica precedente: il progetto con cui la Rai pensava di chiudere il caso Ranucci perde già uno dei due volti indicati. Un avvicendamento presentato come scelta professionale si rivela così incapace persino di ottenere una tregua nella redazione che dovrebbe realizzarlo.

Il servizio pubblico non è tenuto a rendere ogni nomina indiscutibile. È però tenuto a governare i passaggi editoriali senza trasformare un programma d’inchiesta in un bollettino di crisi aziendale. Se una designata rinuncia «per aiutare» la trasmissione, il problema non è più soltanto chi conduce: è chi ha gestito il cambio e con quale credibilità.

https://www.adnkronos.com/politica/report-presutti-conduzione-rinuncia_4kEKjbkmN2hLEuZj67k0nr

Fine vita, il Veneto rompe il fronte (ansa.it)

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Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato con 32 sì, 14 no e 5 astensioni la legge che disciplina procedure e tempi dell’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito. È la quarta Regione a intervenire dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, ma la prima governata dal centrodestra. Il testo resta nel perimetro tracciato dalla Corte costituzionale e rafforza il passaggio sulle cure palliative e sui pareri clinici e bioetici.

Il dato politico è più netto di molte dichiarazioni di principio: mentre il Parlamento rinvia, sono le Regioni a riempire il vuoto con regole operative. E quando a farlo è il Veneto, il fine vita smette di poter essere archiviato come una bandiera della sinistra e diventa una frattura reale dentro la destra.

Non è una liberalizzazione senza condizioni, ma il tentativo di sottrarre pazienti, famiglie e medici a tempi opachi e percorsi improvvisati. La contraddizione istituzionale rimane: su una materia tanto delicata, la geografia regionale continua a contare più di una legge nazionale che il Parlamento non riesce a scrivere.

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/09/02/il-veneto-approva-la-legge-sul-fine-vita_ca518124-8cde-4d24-a158-c7fc1a0b6f95.html

Ballottaggio anti-Vannacci: la destra ha paura dei suoi elettori (lapresse.it)

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A pochi giorni dal voto in commissione, il centrodestra riscopre il ballottaggio: l'emendamento del senatore di Fratelli d'Italia Marcello Pera propone un secondo turno tra le prime due coalizioni se nessuna supera il 48%, purché entrambe abbiano già superato il 38%, mentre Forza Italia rilancia con una soglia al 40%. La Lega, per ora, frena. L'obiettivo più o meno dichiarato è uno solo: contenere l'ascesa di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale, che nei sondaggi erode consensi proprio agli alleati di governo.

Vannacci non si è fatto attendere: "il problema, per qualcuno, sono gli italiani che hanno deciso di votare per lui", ha detto, accusando la maggioranza di cambiare le regole quando il consenso popolare non va nella direzione gradita. È un'accusa che suona familiare a chi segue la politica italiana da più di una legislatura: la riforma elettorale come strumento per disinnescare avversari interni prima ancora che esterni, con la scusa della governabilità.

Sul fronte opposto, le opposizioni, da Elly Schlein a Giuseppe Conte, attaccano il centrodestra per essersi concentrato su un tecnicismo elettorale mentre il Paese affronta inflazione e potere d'acquisto in calo, senza però offrire una propria proposta alternativa sulla legge. Il dibattito parlamentare è fissato per il 9 settembre: fino ad allora ogni partito terrà aperte tutte le opzioni, compresa quella di accusare gli altri di praticare esattamente ciò che si accinge a fare a sua volta.

https://www.lapresse.it/politica/2026/09/01/legge-elettorale-nodo-sul-ballottaggio-vannacci-al-centrodestra-mossa-della-paura/

Hormuz, la guerra che nessuno chiama guerra (agi.it)

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Nello Stretto di Hormuz gli Stati Uniti hanno colpito obiettivi delle Guardie della Rivoluzione iraniane, secondo quanto riferito dal Centcom, in risposta a tentativi di sabotaggio contro navi mercantili e personale militare americano nella zona. Poche ore dopo Teheran ha risposto con missili e droni contro basi statunitensi nella regione, mentre il presidente iraniano Massoud Pezeshkian, a colloquio con Putin, ha promesso la vittoria bollando l'attacco americano come ingiustificabile.

Donald Trump, dal canto suo, ha minacciato via Truth Social una rappresaglia "di portata e intensità molto maggiori" se l'Iran dovesse reagire ulteriormente, la stessa retorica muscolare già sentita nei round precedenti di un'escalation che dura da mesi. Ogni parte si dichiara vittima ed ognuna rivendica la propria azione come mera "difesa": è il linguaggio tipico delle guerre che nessuno chiama guerra, finché il prezzo del petrolio, salito di oltre il 4% in poche ore, non lo ricorda a tutti.

Nel frattempo si contano vittime civili, almeno due morti in un attacco vicino Sirik durante un matrimonio, e danni a infrastrutture energetiche, mentre le cancellerie occidentali, Italia compresa, si limitano ad auspicare "moderazione". Una formula che si ripete a ogni escalation e che finora non ha fermato nessuna delle due parti.

https://www.agi.it/estero/news/2026-09-01/usa-iran-guerra-38822622/

Il Pacifico, 580 milioni di influenza (it.marketscreener.com)

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Stati Uniti e Australia hanno annunciato complessivamente circa 580 milioni di dollari di nuovi impegni per le isole del Pacifico durante il Forum regionale a Palau. Canberra destina circa 430 milioni alla lotta contro il narcotraffico, con sorveglianza aerea e formazione; Washington ha annunciato oltre 150 milioni per energia, infrastrutture, sanità e sicurezza.

Le cifre e i programmi sono confermati dagli annunci governativi e da Reuters. È un’interpretazione, invece, leggere ogni dollaro come semplice acquisto di fedeltà: i progetti rispondono anche a bisogni reali di paesi piccoli e vulnerabili.

Ma il contesto non è neutrale. Il presidente di Palau aveva chiesto alle grandi potenze di non trasformare il Forum in un teatro della competizione geopolitica, mentre Pechino contestava la presenza taiwanese. La risposta delle potenze è arrivata nella lingua più universale della diplomazia: fondi, sicurezza e una gara a chi si presenta come il partner meno interessato.

https://it.marketscreener.com/notizie/usa-e-australia-stanziano-580-mio-usd-a-sostegno-delle-isole-del-pacifico-ce7858d2dd88f027

Washington colpisce, Teheran rilancia (internazionale.it)

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Gli Stati Uniti hanno avviato una nuova serie di attacchi contro obiettivi dei Guardiani della rivoluzione in Iran. Il Centcom li presenta come risposta a tentati attacchi contro la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz e contro militari americani nella regione. Teheran ha poi annunciato una rappresaglia con missili e droni contro interessi statunitensi.

L’avvio dei raid americani è confermato direttamente dal comando militare Usa e da Reuters e AP. L’annuncio della risposta iraniana proviene invece dai media di Stato e semiufficiali: bersagli colpiti, danni e bilancio restano ancora da verificare in modo indipendente.

Poche ore prima il presidente iraniano Pezeshkian offriva di tornare all’intesa di giugno se Washington avesse rispettato i propri impegni. La diplomazia continua dunque a parlare al condizionale mentre le armi coniugano tutto al presente: ciascuna parte definisce la propria escalation una risposta e lascia all’altra la responsabilità del primo colpo.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/01/us-striking-iranian-targets-around-strait-of-hormuz-axios-reports

Gerusalemme, il permesso che chiude le scuole (english.wafa.ps)

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Le scuole cristiane di Gerusalemme hanno sospeso le lezioni dopo il mancato rinnovo dei permessi d’ingresso per oltre 70 insegnanti e dipendenti residenti in Cisgiordania. La protesta coinvolge più di 8.500 studenti e continuerà finché il personale non potrà raggiungere gli istituti.

Questi sono i fatti comunicati dal Segretariato delle istituzioni educative cristiane e riscontrati da più testate. Non è emersa, al momento della pubblicazione, una spiegazione pubblica delle autorità israeliane sul mancato rinnovo: attribuire un’intenzione ulteriore sarebbe quindi arbitrario.

L’effetto politico, invece, è già visibile. Un sistema amministrativo presentato come strumento di sicurezza può fermare un intero pezzo di scuola senza bisogno di un ordine di chiusura. Il controllo non compare sulla lavagna, ma decide chi può entrare in aula e chi resta fuori.

https://english.wafa.ps/Pages/Details/174268

Torna la guerra a Hormuz, tra raid "difensivi" e narrazioni di comodo (ansa.it)

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Le forze statunitensi hanno colpito il 31 agosto due lanciatori iraniani sull'isola di Larak, nello stretto di Hormuz. Il Centcom definisce l'azione difensiva, sostenendo di aver anticipato un lancio di missili carichi di mine navali da parte dei pasdaran verso lo stretto. Teheran conta due morti e due feriti tra le proprie forze, e risponde colpendo con missili le basi americane di Muwaffaq Salti e Aqaba, in Giordania: quasi tutti i missili sarebbero stati intercettati, secondo fonti statunitensi, senza danni rilevanti.

Il linguaggio scelto da Washington, un'azione difensiva per un raid che colpisce per primo installazioni militari su suolo iraniano, meriterebbe più attenzione di quanta ne riceva. È lo schema retorico già visto nei mesi precedenti di questo conflitto a bassa intensità: si colpisce, si etichetta come prevenzione, e si lascia che sia la controparte a portare il peso simbolico dell'escalation quando risponde. Il presidente iraniano Pezeshkian dichiara di non volere la guerra ma promette risposta alle aggressioni: una postura speculare a quella americana, e altrettanto poco verificabile nelle reali intenzioni.

Nel frattempo lo stretto di Hormuz, da cui transita una parte rilevante del petrolio mondiale, torna a essere terreno di scontro diretto tra le due potenze, con una superpetroliera in fiamme secondo le prime ricostruzioni. Le cancellerie occidentali, per ora, si limitano a osservare.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/08/31/tornano-i-raid-usa-in-iran-attacco-su-larak.-teheran-prende-di-mira-le-basi_d6d9581a-b7ae-4731-b009-3307af788336.html

La legge elettorale si riscrive quando fa comodo (ansa.it)

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Fino a poche settimane fa Roberto Vannacci veniva liquidato come fenomeno di nicchia, quasi irrilevante nei radar del centrodestra. Ora che i sondaggi lo danno sopra la Lega e in crescita costante, lo stesso centrodestra riscopre il ballottaggio: la proposta del senatore Pera (FdI) prevede un secondo turno se nessuna coalizione supera il 48% al primo turno, con soglia minima al 38%. Forza Italia lavora a una propria versione con soglia al 40%, la Lega frena. Tre partiti dello stesso schieramento, tre soglie diverse: la differenza non è tecnica, è la misura della paura di ciascuno.

Vannacci ha buon gioco a chiedere perché si cambino le regole per un soggetto definito irrilevante fino a ieri. È un'obiezione che mette in imbarazzo anche chi, da sinistra, insegue da mesi un'intesa sul maggioritario per arginare la propria frammentazione: il campo largo si guarda bene dal criticare nel merito un ballottaggio che, se ben calibrato, premierebbe anche le coalizioni ampie. Le opposizioni di Conte, Schlein e Bonelli parlano di manovra dettata dalla paura, ma nessuno propone di lasciare la legge elettorale così com'è.

Il paradosso è tutto qui: la riforma nasce dichiaratamente per contenere un consenso elettorale legittimo, non per migliorare la rappresentanza, e viene scritta a partita in corso da chi quelle regole dovrebbe applicare in modo neutro. Non è la prima volta che accade in Italia, e difficilmente sarà l'ultima.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/08/31/vannacci-ballottaggio-mossa-della-paura-ma-non-eravamo-irrilevanti_3bca94a1-820c-4437-8baf-4719fb00575e.html