Note di economia, politica e tecnologia

Cadoneghe, il sindaco si improvvisa esaminatore: cittadinanza rinviata (tgcom24.mediaset.it)

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Il 21 settembre, durante una seduta ordinaria di naturalizzazione, il sindaco di Cadoneghe (Padova) Marco Schiesaro ha interrotto il giuramento di una donna di origine marocchina, in Italia da quindici anni e sposata con un cittadino italiano. Alla domanda "come ti chiami?" la donna non avrebbe risposto in italiano; il marito ha provato a rispondere per lei, ma il sindaco ha rifiutato l'aiuto e rinviato l'atto, disponendo "tutte le verifiche necessarie" prima di procedere. Nella stessa mattinata altre tre persone hanno ottenuto la cittadinanza senza intoppi.

Schiesaro ha difeso la scelta sui social, spiegando che diventare cittadini italiani "significa entrare a pieno titolo nella nostra comunità" e che la conoscenza della lingua è condizione per lavorare, capire diritti e doveri, partecipare alla vita civica. Il caso torna ora in Prefettura, chiamata a stabilire se il sindaco avesse titolo per bloccare in autonomia un atto la cui procedura è normata dalla legge sulla cittadinanza. Alcune testate, riportando la vicenda, hanno titolato che la legge non prevederebbe verifiche estemporanee della lingua in quella sede.

Il nodo, al di là del singolo caso, è la distanza tra il gesto plateale di un amministratore locale - che intercetta bene il clima del dibattito nazionale sull'immigrazione - e i margini che la normativa gli lascia davvero. Se la Prefettura darà ragione a Schiesaro, il precedente potrebbe estendersi ad altri Comuni; se lo smentirà, resterà l'ennesimo caso di una cerimonia istituzionale trasformata in palcoscenico politico.

https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/cadoneghe-padova-sindaco-marco-schiesaro-nega-cittadinanza_116872481-202602k.shtml

L’aborto è gratuito, finché non serve un fondo (medicidelmondo.it)

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Medici del Mondo ha attivato un fondo per coprire trasporti, procedure sanitarie e iscrizione al Servizio sanitario nazionale delle persone che incontrano ostacoli economici o amministrativi nell’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza. Al fondo si affiancano una helpline, una clinica mobile e servizi di orientamento.

L’IVG è garantita dalla legge 194 e rientra nei livelli essenziali di assistenza. Eppure l’organizzazione documenta casi nei quali la perdita della residenza, una tessera sanitaria scaduta, i tempi per ottenere un codice sanitario o una barriera linguistica si trasformano in richieste di pagamento e ritardi incompatibili con una procedura regolata da scadenze precise.

Il fondo risolve emergenze concrete, ma certifica anche un paradosso istituzionale: per esercitare gratuitamente un diritto pubblico, alcune persone devono affidarsi alla raccolta privata di un’organizzazione umanitaria. Quando la burocrazia decide chi può permettersi un diritto, la garanzia di legge resta intera soltanto sulla carta.

https://www.medicidelmondo.it/approfondimenti/salute-sessuale-e-riproduttiva

Miami riapre la porta a Putin (noticias.uol.com.br)

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Gli Stati Uniti hanno invitato Vladimir Putin al vertice del G20 del 14 e 15 dicembre a Miami. Lo ha confermato il segretario di Stato Marco Rubio dopo l’incontro con il ministro russo Sergej Lavrov a New York; la partecipazione del presidente russo non è ancora confermata.

Rubio presenta l’invito come un’occasione di dialogo. Nello stesso giorno, però, il Cremlino ha ribadito che non esistono ancora le condizioni per negoziati di pace sull’Ucraina, mentre gli attacchi proseguono. L’apertura diplomatica è dunque reale; il suo risultato, per ora, soltanto ipotetico.

Parlare con l’avversario può essere necessario. Ma se il ritorno ai grandi tavoli non è accompagnato da passi verificabili verso la de-escalation, il dialogo rischia di diventare normalizzazione: una fotografia internazionale concessa prima che cambi qualcosa sul campo.

https://noticias.uol.com.br/ultimas-noticias/afp/2026/09/23/eua-convida-putin-para-cupula-do-g20-em-dezembro.htm

Il ritorno dell’atomo, con i dettagli rinviati (senato.it)

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Il Senato ha approvato in via definitiva la legge delega sul nucleare sostenibile, già votata dalla Camera. Il governo avrà dodici mesi per scrivere uno o più decreti sull’intero ciclo: produzione di energia, combustibile, autorizzazioni, smantellamento degli impianti, rifiuti radioattivi, ricerca e fusione.

Non è ancora il via libera a una centrale specifica, ma è la scelta politica che rende nuovamente possibile costruirne il quadro normativo. Il Parlamento decide la direzione; costi, controlli, localizzazioni e architettura operativa vengono spostati nella fase dei decreti delegati.

Sul nucleare il dettaglio non è una nota tecnica: è il luogo dove si misurano sicurezza, consenso dei territori e rischio finanziario. Il ritorno dell’atomo comincia così con una certezza politica e molte decisioni sostanziali ancora affidate al governo.

https://www.senato.it/show-doc?id=0&idoggetto=0&leg=19&part=doc_dc-ressten_rs-ddltit_sdddddl1924ecdagimdens&tipodoc=hotresaula

Kiev brucia mentre si discute la tregua (internazionale.it)

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Un attacco russo con droni ha colpito Kiev poche ore dopo l’incontro tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump dedicato anche agli sforzi di pace. Secondo le autorità cittadine, il bilancio aggiornato è di almeno due morti e 22 feriti; sono state colpite infrastrutture ferroviarie, depositi e stazioni di servizio.

Zelensky aveva appena dichiarato la disponibilità a una tregua sugli obiettivi energetici, a condizione di reciprocità. La risposta sul terreno è arrivata prima di qualunque intesa: una delle stazioni di servizio colpite sarebbe la sesta struttura di Ukrnafta attaccata nelle ultime settimane.

I colloqui continuano a produrre formule diplomatiche, mentre i droni producono fatti compiuti. Finché ogni apertura viene accompagnata da un nuovo elenco di bersagli civili e infrastrutturali, la parola “tregua” rischia di descrivere più la conferenza stampa che la guerra.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/23/russia-hits-kyiv-petrol-stations-kills-one

Islamabad chiude le strade prima della protesta (internazionale.it)

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Il Pakistan ha disposto la chiusura a tempo indeterminato delle principali autostrade e strade verso Islamabad, schierando decine di migliaia di agenti e container in vista della marcia del 27 settembre. I sostenitori del PTI chiedono la liberazione dell’ex premier Imran Khan, detenuto dal 2023; il governo presenta il dispositivo come misura di ordine pubblico.

La protesta non è ancora iniziata, ma la capitale viene già isolata. È una forma preventiva di sicurezza che tratta la mobilitazione politica come un assedio prima che esista un reato, scaricando il costo su milioni di cittadini, pendolari e attività economiche.

Quando un governo deve chiudere le autostrade per impedire agli oppositori di arrivare in piazza, il problema non è soltanto la protesta. È un sistema politico che misura la propria stabilità in container, posti di blocco e chilometri di strada negati.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/23/pakistan-tightens-security-ahead-of-march-planned-by-imran-khan-s-party

Zelensky pronto a vedere Putin, Trump apre ai Patriot: la pace resta un annuncio (ansa.it)

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Dopo l'incontro bilaterale con Donald Trump a margine dell'Assemblea generale dell'Onu, Volodymyr Zelensky ha dichiarato di essere «pronto a incontrare Putin in qualsiasi momento» e ha chiesto agli Stati Uniti di organizzare un vertice trilaterale in cui, ha detto, «tutte le questioni delicate» possano essere discusse direttamente dai capi di Stato. Una proposta che ricalca quelle avanzate più volte negli ultimi mesi, finora senza alcun seguito concreto.

Sul fronte militare, Zelensky ha riferito che Trump si è detto «positivo» sulla concessione delle licenze di produzione dei missili Patriot all'Ucraina, con trattative in corso con il produttore Raytheon (RTX): la produzione, se confermata, potrebbe partire tra uno e un anno e mezzo. Un orizzonte che rende la richiesta di un «pacchetto per l'inverno» più una prospettiva di medio periodo che una risposta immediata alle esigenze della prossima stagione fredda.

Resta la distanza, ormai consolidata, tra gli annunci diplomatici e i tempi reali: un vertice trilaterale evocato da mesi senza mai concretizzarsi, un sistema d'arma promesso con un orizzonte pluriennale mentre l'inverno è alle porte, un negoziato che procede a colpi di dichiarazioni alla stampa più che di accordi firmati. Ognuno degli attori — Kiev che rilancia la disponibilità al dialogo, Washington che apre ma non si impegna su tempi certi, Mosca che per ora non ha replicato — ha buone ragioni per non chiudere la partita in fretta.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/09/23/zelensky-pronto-a-incontrare-putin-in-qualunque-momento_0b9247c1-835a-452b-b867-a36bac66b863.html

Gonna corta, gonna lunga, gonna via: il centrodestra si supera da solo (ansa.it)

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Bastavano pochi giorni perché la gaffe di Antonio Tajani sulla «gonna lunga» — la metafora con cui il vicepremier aveva paragonato la scelta del partito a quella della moglie ideale — si trasformasse in un caso politico più ampio. Interpellato su Sky Tg24 il 22 settembre, Roberto Vannacci ha scelto di non prendere le distanze ma di rilanciare: «Tra una donna con la gonna lunga e una con la gonna corta, io una donna la preferisco sempre senza gonna». Un modo di chiudere la polemica che l'ha solo riaperta.

La risposta è arrivata in Senato: senatrici di Pd, Italia Viva, Avs, M5s e del gruppo Autonomie si sono presentate in gonna nella Sala Transatlantica come gesto simbolico. «È un gesto di libertà, per dire che siamo libere di vestirci come vogliamo», ha spiegato Raffaella Paita (Iv). Per Simona Malpezzi (Pd) le parole dei due ministri rivelano «un patriarcato intrinseco e inconsapevole», mentre Valeria Valente (Pd) ha chiesto direttamente se Giorgia Meloni sia disposta a «pagare qualche prezzo» al femminismo condannando con chiarezza le uscite dei suoi alleati.

Resta il paradosso di fondo: Tajani, dopo le critiche, aveva rivendicato «il massimo rispetto» per le donne; il suo alleato di governo ha risposto con una battuta ancora più oggettificante invece di prenderne le distanze. E sul silenzio di palazzo Chigi, per ora, nessuna risposta è arrivata.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/09/22/vannacci-gonna-corta-o-gonna-lunga-una-donna-la-preferisco-sempre-senza_8d6e269c-0fd8-478a-9ec2-87fa4901a974.html

Il sangue torna una scelta, ma non tutto (jw.org)

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I Testimoni di Geova hanno modificato una delle loro regole più controverse: ricevere globuli rossi, globuli bianchi, plasma o piastrine provenienti da un donatore diventa una decisione di coscienza individuale. Anche la donazione destinata a produrre questi componenti è lasciata al singolo fedele.

Non è però un via libera completo alle trasfusioni, come suggeriscono alcuni titoli. Il divieto sul sangue intero resta in vigore. La distinzione è teologica, ma produce conseguenze molto concrete: nella medicina moderna gran parte delle trasfusioni utilizza proprio componenti separati, ora ammessi come scelta personale.

La svolta restituisce autonomia sanitaria senza rinnegare formalmente la dottrina. È un compromesso che può salvare vite, ma apre una domanda inevitabile per ogni autorità religiosa: se oggi la coscienza basta, perché ieri doveva obbedire?

https://www.jw.org/en/global-communications/country/global-news/Jehovahs-Witnesses-Each-Witness-Now-Decides-Whether-to-Accept-or-Donate-Main-Blood-Components/

Scuola, tetto al 30% di stranieri: il decreto c'è, il piano per applicarlo no (dire.it)

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Il governo prepara un decreto che introduce un tetto del 30% di studenti non comunitari con gravi difficoltà di comprensione dell'italiano per ogni classe, accompagnato da corsi obbligatori di lingua per i genitori. Ad annunciarlo è la premier Giorgia Meloni, mentre il testo tecnico porta la firma del ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara. Restano esclusi dal computo gli studenti comunitari e chi, pur straniero, è nato o cresciuto in Italia e parla già la lingua.

I numeri che accompagnano l'annuncio raccontano una realtà più sfumata dello slogan: su 8 milioni di studenti, sono 931mila quelli con cittadinanza non italiana (11,6%), e circa due terzi sono nati in Italia. La concentrazione è tutta al Nord — il 65% del totale, con la Lombardia da sola a un quarto — cioè proprio nelle regioni dove il governo, e in particolare la Lega, raccoglie più consenso.

Sul come applicarlo, però, il decreto lascia più domande che risposte: nelle aree a maggiore concentrazione i presidi dovrebbero redistribuire gli alunni tra sezioni diverse e, se non basta, trasferirli in altre scuole del territorio. L'Associazione nazionale presidi, per voce del presidente Antonello Giannelli, ha già messo in dubbio la fattibilità pratica della norma, ricordando che le scuole "devono accogliere gli studenti residenti nel territorio". Il testo definitivo, e con esso la data di entrata in vigore, dipenderà da quanto uscirà dal Consiglio dei ministri.

https://www.dire.it/21-09-2026/1268454-stranieri-in-classe-pronto-il-decreto-col-limite-del-30-le-nuove-regole-e-la-mappa-delle-citta/