Note di economia, politica e tecnologia

Cernobbio, Monti e Vannacci si scambiano accuse: fascismo contro incostituzionalità (lapresse.it)

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Al Forum Ambrosetti di Cernobbio va in scena lo scontro tra Mario Monti e il generale Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale. L'ex premier accusa il programma del partito di Vannacci di "violare la Costituzione" e denuncia "la ricostituzione della narrativa, della retorica, dello spirito del fascismo", promettendo di spendere le sue "ultime energie" per contrastarlo. Vannacci ribatte proponendo "una piattaforma di collaborazione e non una cattedra impositiva" e punta il dito contro le contraddizioni dell'Unione europea, che finanzierebbe la Russia importando gas mentre sostiene Kiev.

Il paradosso è che Monti, tecnico mai passato dalle urne e arrivato a Palazzo Chigi con un governo di emergenza nel 2011, ricordato per le misure di austerità imposte senza mandato elettorale, si erge oggi a custode della legittimità democratica. Vannacci, dal canto suo, grida all'incostituzionalità altrui mentre difende un programma che diversi giuristi giudicano ambiguo proprio sui principi costituzionali che dice di voler tutelare.

Attorno al duello si aggiungono le schermaglie di contorno: Elly Schlein invita il generale a fare un salto a Dongo per "ricordarsi la fine della storia di cui sembra nostalgico", mentre il ministro Pichetto Fratin ammette che nel centrodestra mancano "principi condivisi" su dossier come Russia e Ucraina. Il risultato è un teatro di accuse incrociate che intrattiene i cronisti presenti a Cernobbio, ma lascia intatto il vuoto di proposte concrete sul futuro dell'Europa.

https://www.lapresse.it/politica/2026/09/05/monti-contro-vannacci-a-cernobbio-combattero-la-retorica-del-fascismo/

Caro carburanti, il governo compra altri cinque giorni (gazzettaufficiale.it)

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Il decreto del 4 settembre riduce temporaneamente l’accisa sul gasolio fino al 10 settembre. È una proroga di cinque giorni, finanziata attraverso il meccanismo delle accise mobili: una misura ufficiale, ma ancora una volta a scadenza cortissima.

Il governo annuncia poi il passaggio ad aiuti selettivi per redditi più bassi e autotrasporto. Il ministro Pichetto Fratin ritiene che i 25 giorni restanti di settembre possano bastare per preparare il decreto, precisando però che i tempi dipendono anche dal confronto con l’Unione europea. Tradotto: lo sconto finisce il 10, mentre il nuovo strumento potrebbe arrivare solo a fine mese.

L’interpretazione politica è semplice: l’esecutivo guadagna tempo senza aver ancora definito né forma né coperture della soluzione successiva. Quando l’emergenza dura da mesi, una politica composta di proroghe lampo non è prudenza: è programmazione rinviata al prossimo comunicato.

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.codiceRedazionale=26A04766&atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-09-04&elenco30giorni=false

Tre petroliere per due navi: l’aritmetica della guerra (apnews.com)

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Le forze statunitensi hanno colpito tre petroliere iraniane dopo che, secondo il Centcom, missili balistici dei Pasdaran erano stati lanciati contro una portaerei e un cacciatorpediniere americani. Washington afferma che le navi militari hanno evitato gli attacchi e che non ci sono stati feriti; due petroliere sarebbero state rese inutilizzabili e una distrutta dopo l’evacuazione dell’equipaggio.

La televisione di Stato iraniana ha poi riferito che Teheran ha preso di mira tre petroliere e tre imbarcazioni legate agli Stati Uniti in risposta ai raid. Le singole rivendicazioni delle due parti non sono tutte verificabili in modo indipendente. È invece certo che lo scontro si è spostato ancora più apertamente dalle installazioni militari alle infrastrutture energetiche e alle rotte commerciali.

Il comandante del Centcom ha condensato la dottrina in una formula: se colpite due nostre navi, ne eliminiamo tre vostre. È deterrenza trasformata in contabilità punitiva, con il petrolio come bersaglio e il traffico mondiale come ostaggio. Ogni parte chiama “risposta” il proprio attacco; a forza di risposte, la guerra non ha più bisogno di una dichiarazione.

https://apnews.com/article/b3650799901c56a6deeca962cbaa4109

La pace fa scalo a Mosca (apnews.com)

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Steve Witkoff e Jared Kushner sono arrivati a Mosca per tentare di riaprire il negoziato sulla guerra in Ucraina, fermo da mesi. Ad accoglierli è stato l’inviato russo Kirill Dmitriev; dopo i colloqui in Russia è prevista una tappa a Kyiv. Zelensky ha annunciato che l’Ucraina sospenderà gli attacchi aerei durante la missione e ha chiesto a Mosca di fare altrettanto. Dal Cremlino, finora, nessuna risposta pubblica.

La visita arriva mentre gli attacchi aerei aumentano e le posizioni restano lontane: Mosca pretende ulteriori concessioni territoriali, Kyiv le considera una resa. Non c’è ancora un piano pubblico, né un cessate il fuoco concordato. C’è una missione diplomatica che torna in scena dopo mesi in cui l’attenzione americana è stata assorbita dalla guerra con l’Iran.

Il metodo Trump resta quello della diplomazia personale: un immobiliarista di fiducia e il genero del presidente trattano una guerra europea fuori dai canali tradizionali. Può produrre un varco, ma concentra la sostanza nelle relazioni private e lascia agli alleati comunicati e attese. Se la pace dipende dall’accesso al salotto giusto, il negoziato somiglia meno a un ordine internazionale e più a una trattativa immobiliare.

https://apnews.com/article/36a991feaff241bb8f24857ac159202a

Ceuta, Meloni e Sánchez litigano e il Marocco resta a guardare (ilpost.it)

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Da settimane Roma e Madrid si accusano a vicenda sulla crisi migratoria di Ceuta, dove tra fine luglio e inizio agosto decine di migliaia di persone hanno attraversato il confine dal Marocco verso l'exclave spagnola. Meloni ha sospeso Schengen con la Spagna, promosso una lettera di 22 paesi contro Madrid e lasciato che Tajani accusasse Sánchez di "essersela cercata" con la regolarizzazione di quasi un milione di migranti. Sánchez ha risposto parlando di "reti russe e israeliane" dietro la disinformazione sulla crisi, tirando in ballo persino "un'internazionale dell'ultradestra".

Nel derby a distanza tra i due premier, il grande assente è proprio chi ha in mano le leve del controllo di frontiera: il governo marocchino, che secondo più ricostruzioni avrebbe allentato i controlli proprio nei giorni della crisi, senza che né Roma né Madrid trovino conveniente dirlo apertamente. Fa comodo a entrambi: a Sánchez per non compromettere i rapporti con Rabat, a Meloni per costruire un nemico europeo più utile elettoralmente di un partner nordafricano.

Il tutto avviene tre anni dopo Lampedusa, quando fu proprio Meloni a chiedere solidarietà europea davanti a un afflusso analogo. Cambia il ruolo, cambia la retorica: ieri vittima di un'emergenza continentale, oggi accusatrice di chi la subisce. Una coerenza che sopravvive solo finché a raccontarla è chi la esercita.

https://www.ilpost.it/2026/08/04/meloni-sanchez-ceuta/

Antisemitismo per legge: il Pd si riscopre spaccato, la piazza si mobilita (iltempo.it)

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Il ddl Antisemitismo arriva alla Camera e riapre la stessa ferita che a marzo aveva già spaccato il Pd al Senato: la definizione IHRA, che le opposizioni temono possa trasformare la critica alle politiche israeliane in reato d'opinione. Elly Schlein rinvia la linea "a ridosso del voto", ma la componente riformista - da Guerini a Fassino - è pronta a ripetere lo strappo di sei mesi fa, convinta che il testo sia ormai innocuo perché privo di nuove sanzioni penali.

Nel frattempo la piazza si organizza: il 9 settembre a Montecitorio è annunciata una "maratona" di protesta che riunisce associazioni, comitati e sigle di sinistra, tutte concordi nel bollare la legge come una norma-bavaglio contro il dissenso su Gaza. Un fronte composito che mescola preoccupazioni legittime sulla libertà di espressione a un afflato identitario che a tratti scivola nell'ambiguità sull'antisemitismo vero e proprio.

Il paradosso è servito: il partito che vorrebbe intestarsi la difesa dei diritti civili arriva all'appuntamento diviso su cosa sia davvero l'antisemitismo, mentre il centrodestra - che pure non ha mai brillato per coerenza sul tema - blinda un testo che almeno formalmente nessuno ha il coraggio politico di osteggiare apertamente. Alla fine, come spesso accade, a pagare il conto della confusione sarà solo chi in piazza ci va per davvero.

https://www.iltempo.it/politica/2026/08/30/news/ddl-antisemitismo-camera-piazza-capranica-protesta-no-bavaglio-critica-israele-gasparri-48991372/

L’Europa esporta i rimpatri (ansa.it)

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Danimarca, Germania, Austria, Paesi Bassi e Grecia hanno concordato principi comuni per creare centri di rimpatrio fuori dall’Unione europea. L’obiettivo dichiarato è trasferirvi dal 2027 persone senza diritto di soggiorno che non possono essere rimandate direttamente nel Paese d’origine. I governi partner non sono ancora stati annunciati e gli accordi restano da negoziare.

Le nuove regole europee consentono questi hub soltanto attraverso intese con Paesi che rispettino gli standard internazionali sui diritti umani. I cinque governi promettono finanziamento europeo, collaborazione con organizzazioni internazionali e strutture che non sarebbero né carceri né campi di detenzione. È precisamente qui che comincia la parte difficile: responsabilità giuridica, condizioni di permanenza e possibilità reale di uscita non si risolvono cambiando continente.

L’Europa sta trasformando una questione politica interna in un servizio da acquistare all’estero. Il confine non sparisce: viene appaltato a governi più poveri, insieme alle persone che non si riesce a rimpatriare. Si chiama “partenariato paritario”; finché non saranno pubblici Paesi, costi e garanzie, assomiglia soprattutto a una delocalizzazione della coscienza.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2026/09/04/copenaghen-5-paesi-ue-pronti-ad-intesa-con-stati-terzi-per-hub-migranti_d0737d37-8ef2-4651-ae93-d7693547019a.html

La guerra all’Iran passa da una banca turca (ofac.treasury.gov)

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Il Tesoro statunitense ha sanzionato la Golden Global Yatirim Bankasi e due società collegate con sede in Turchia, accusandole di aver offerto servizi finanziari a entità iraniane e di aver agevolato il trasferimento dei proventi del petrolio dalla Cina verso la Turchia, dove sarebbero stati convertiti in contanti e oro. Le accuse sono dell’amministrazione americana; non equivalgono a una sentenza.

La misura rientra nell’“Operation Economic Outcast”, la campagna con cui Washington promette nuove sanzioni secondarie per isolare economicamente Teheran. Una licenza generale concede tempo per chiudere le operazioni con i soggetti colpiti: prima si blocca il circuito, poi si consente un’uscita ordinata.

Il dettaglio politico è la geografia. Per stringere l’Iran, gli Stati Uniti colpiscono una banca in Turchia, alleato NATO, usando l’accesso al dollaro come leva extraterritoriale. La chiamano pressione diplomatica, ma è una forma di guerra economica che trasferisce costi e obbedienza anche ai Paesi amici: l’ordine internazionale, quando passa dalle banche, somiglia molto al potere di chi controlla il conto.

https://ofac.treasury.gov/recent-actions

Il voto sotto scorta, le prove sotto chiave (ansa.it)

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Il direttore del Dis Vittorio Rizzi ha annunciato che, su indicazione del Copasir, sono già operative misure per proteggere le prossime elezioni dalle interferenze straniere. Il presidente del Comitato Lorenzo Guerini invita a non drammatizzare ma riconosce che l’Italia non è immune; l’attenzione riguarda soprattutto la Russia, senza escludere altri attori.

Il rischio è concreto in Europa, ma sul caso italiano le autorità non hanno presentato pubblicamente prove di una specifica operazione in corso. La distinzione conta: difendere le urne da campagne coordinate, attacchi informatici e finanziamenti occulti è doveroso; trasformare ogni dissenso in sospetto geopolitico sarebbe invece una scorciatoia pericolosa.

Nel governo va già in scena il cortocircuito: Tajani alza l’allarme, la Lega denuncia l’“ossessione” antirussa. Così la sicurezza elettorale diventa l’ennesimo derby identitario. Se le istituzioni chiedono fiducia, devono offrire criteri verificabili e trasparenza compatibile con le indagini: una democrazia non si protegge soltanto dai manipolatori stranieri, ma anche dall’uso domestico della paura.

https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/politica/2026/09/03/le-interferenze-russe-agitano-il-governo-il-pd-allattacco-sui-visti_84b43030-bae5-4848-b06e-9bbb1eda3adf.html

Farage, il sovranismo coi soldi esteri (channel4news.substack.com)

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Due dirigenti di Reform UK, Dan Jukes e James Orr, hanno lasciato i loro incarichi in attesa di un’indagine interna dopo un’inchiesta sotto copertura di Channel 4 e Verbatim. Nei filmati Jukes appare discutere un modo per far arrivare al partito 500 mila sterline da un finanziatore statunitense attraverso un intermediario britannico; Orr parla invece di sondaggi politici pagati dal donatore straniero. La legge britannica vieta ai partiti di accettare donazioni estere.

Le immagini documentano conversazioni e proposte, non una condanna né la prova che il denaro sia stato effettivamente incassato. Reform UK nega ogni illecito, Farage parla di trappola giornalistica e Labour e Liberal Democratici hanno chiesto alla polizia di verificare i fatti.

La contraddizione politica resta intatta: un partito costruito sulla promessa di “riprendere il controllo” deve spiegare perché i suoi uomini discutevano scorciatoie per aggirare proprio le regole nazionali sul denaro straniero. Il sovranismo pretende confini rigidi per le persone; quando attraversano i soldi, improvvisamente cerca un intermediario.

https://channel4news.substack.com/p/exclusive-nigel-farage-filmed-undercover