Note di economia, politica e tecnologia

Netanyahu querela mezza stampa israeliana: il tribunale al posto della smentita (jpost.com)

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Il 29 settembre Benjamin Netanyahu ha depositato querele per diffamazione contro Haaretz, Yedioth Aharonoth, Ynet, Canale 12 e sei giornalisti, tra cui Barak Ravid, chiedendo 2,6 milioni di shekel. Al centro le ricostruzioni secondo cui, prima del 7 ottobre 2023, sarebbe stato avvertito dal presidente emiratino bin Zayed e dal capo dell'intelligence egiziana Abbas Kamel. Il premier nega: dagli archivi del suo ufficio non risulta alcun contatto diretto con bin Zayed tra il 1° settembre e il 7 ottobre.

La smentita ha però un punto debole: un funzionario emiratino ha negato un avvertimento personale del presidente, ma una prima risposta non escludeva in modo categorico che una comunicazione ci fosse stata. Un registro assente non è una prova negativa, e chi governa da anni sa bene quanto contino i canali non ufficiali. Il Likud parla di 'menzogna totale' orchestrata da avversari politici e ostili stranieri in vista del voto: un'accusa che, per ora, resta un'affermazione politica.

La querela contro sei giornalisti in blocco ha un sapore intimidatorio, e la stampa che la subisce non è esente da critiche: le fonti anonime vanno pesate, non solo pubblicate. Ma trascinare in tribunale i cronisti a poche settimane dalle elezioni, sul tema più scomodo per il premier, è un modo discutibile di chiudere il dibattito. Se le carte reggono, le aule sono il luogo giusto per dimostrarlo, con documenti e non con comunicati.

https://www.jpost.com/israel-news/crime-in-israel/article-910114

L’ONU cerca la prima donna dietro porte chiuse (internazionale.it)

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Rebeca Grynspan, ex vicepresidente del Costa Rica e già alla guida dell’UNCTAD, è in testa nell’ultimo sondaggio informale del Consiglio di sicurezza per scegliere il prossimo segretario generale dell’ONU. Ha raccolto dieci incoraggiamenti, tre contrari e due “nessuna opinione”; subito dietro c’è un’altra donna, la diplomatica guyanese Carolyn Rodrigues-Birkett.

Dopo ottant’anni, le Nazioni Unite potrebbero finalmente affidarsi a una donna. Ma il passaggio che dovrebbe segnare una svolta avviene ancora dentro un meccanismo opaco: i voti sono segreti e non si sa se uno dei no venga da Stati Uniti, Cina, Russia, Francia o Regno Unito. Basta il veto di una potenza per cancellare la favorita senza spiegazioni pubbliche.

La contraddizione è perfetta: l’organizzazione che predica rappresentanza e trasparenza sceglie il proprio vertice attraverso trattative riservate tra pochi Stati. Il genere della vincitrice sarebbe storico; il metodo, molto meno.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/30/costa-rica-s-grynspan-narrowly-ahead-in-race-to-be-next-un-chief-sources-say

Mosca mette a bilancio una guerra senza fine (ca.marketscreener.com)

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La Russia prevede di spendere 17.100 miliardi di rubli per la difesa nel 2027: il 27% in più rispetto alla cifra programmata in precedenza e il livello più alto dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Nel triennio il conto militare arriverebbe a 50.000 miliardi, mentre la stima del deficit 2026 è stata raddoppiata dall’1,6 al 3,2% del PIL.

Un bilancio non è propaganda: è la gerarchia concreta delle priorità. Mosca può chiamare il conflitto “operazione speciale”, ma prepara conti pubblici da guerra lunga, finanziati con nuove tasse, più debito e minori margini per l’economia civile. La pace resta nei discorsi; negli stanziamenti non compare.

Il punto non è soltanto quanto costa combattere. È quanto futuro viene impegnato per rendere la guerra sostenibile anche domani. Quando la spesa militare diventa la voce intoccabile, ogni altra politica pubblica finisce per negoziare con ciò che resta.

https://ca.marketscreener.com/news/russia-raises-2027-military-spending-by-27-budget-documents-show-ce785adcd18bf02d

La casa entra al governo dalla piazza (elpais.com)

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Il governo spagnolo ha approvato due decreti sulla casa: protezione dagli sfratti per le persone vulnerabili fino al 2030, regole per affitti stagionali e stanze, limiti agli acquisti dei fondi e una proroga di due anni per molti contratti in scadenza. Non è ancora il punto finale: i testi dovranno essere convalidati dal Congresso, dove i voti restano incerti.

Il fatto politico è arrivato prima della norma. Lo sfratto di una donna di 87 anni e le tende montate alla Puerta del Sol hanno costretto l’esecutivo ad accelerare una trattativa rinviata per mesi. La piazza ha funzionato; le istituzioni, invece, hanno riconosciuto l’emergenza solo quando ha prodotto un simbolo impossibile da ignorare.

Ora contano il voto e l’attuazione. Se i decreti cadranno in Parlamento, la mobilitazione sarà stata usata come scenografia; se reggeranno, resterà comunque una domanda scomoda: perché per trasformare la casa da merce a diritto serve sempre prima uno scandalo?

https://elpais.com/espana/2026-09-29/el-gobierno-aprueba-la-proteccion-frente-a-los-desahucios-hasta-2030-y-la-prorroga-de-los-contratos-de-alquiler-hasta-2028.html

Svezia, Andersson getta la spugna: la vittoria di misura non basta a governare (agi.it)

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Magdalena Andersson, leader dei Socialdemocratici, ha rinunciato a formare il governo dopo le elezioni: "al momento non ho alcuna possibilità", ha detto. Il blocco di centrosinistra ha 176 seggi contro i 173 della destra, un margine di tre deputati che sulla carta è una vittoria ma nei fatti non produce una maggioranza di governo.

Il paradosso è tipicamente svedese: il blocco rosso-verde non è una coalizione, ma un insieme di partiti interdipendenti che si sopportano più che allearsi. Senza un accordo stabile con tutti (dalla Sinistra al Centro), i numeri non bastano. Ora la parola passa al presidente del Riksdag, Andreas Norlén, e la strada porta con ogni probabilità al premier uscente Ulf Kristersson.

Ma anche per la destra i conti non tornano: il suo blocco, Democratici Svedesi compresi, non ha una maggioranza sulla carta. Se anche questo tentativo fallisce, lo scenario è il ritorno alle urne. È il quadro di un sistema che sembrava il più ordinato d'Europa e oggi mostra la stessa frammentazione degli altri.

https://www.agi.it/estero/news/2026-09-28/svezia-governo-39281902/

Suppletive a Reggio Calabria: vince il centrodestra, perde la partecipazione (tg24.sky.it)

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Il centrodestra tiene il seggio di Cannizzaro, ma la vera notizia delle suppletive di Reggio Calabria è l'affluenza: il 22,34%, contro il 49,40% di quattro anni fa. Fabio Roscioli, tesoriere di Forza Italia, vince con circa il 52%; Francesco Benedetto, per il campo largo, si ferma intorno al 36%; Domenico Giannetta, candidato di Futuro Nazionale (Vannacci), sfiora il 10%.

Giorgia Meloni rivendica la vittoria: il centrodestra "si conferma unito" e batte il "campo larghissimo". Il dato però è più fragile del comunicato. Le suppletive sono un voto anomalo e si vincono con pochi elettori, ma un seggio assegnato a meno di un cittadino su quattro difficilmente fa da test nazionale, per chi vince come per chi perde. E l'unità celebrata ha una crepa visibile: la lista vannacciana, nata da una scissione a destra, ha comunque preso una quota a due cifre nel collegio.

Anche l'opposizione ha poco da esultare. Il 36% conferma un perimetro largo ma non abbastanza competitivo, in un collegio dove il centrosinistra non ha mai davvero sfidato l'avversario. Il vero sconfitto è chi non ha votato: un'astensione che, se diventa la norma, rende ogni maggioranza più piccola di quanto dichiari.

https://tg24.sky.it/politica/2026/09/28/suppletive-reggio-calabria-locri-camera-risultati

La propaganda di Trump la pagano i contribuenti (apnews.com)

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La Casa Bianca ha finanziato con denaro pubblico tre spot televisivi che celebrano Donald Trump, per una spesa vicina a 1,5 milioni di dollari. L’ultimo riprende quasi integralmente un video della campagna presidenziale del 2024, eliminando il marchio elettorale e aggiungendo la scritta: “Pagato dal governo degli Stati Uniti”.

L’amministrazione li definisce annunci di servizio pubblico. Ma lo spot rivendica risultati politici, attacca nemici ideologici e torna in onda a poche settimane dalle elezioni di metà mandato. Le contestazioni non arrivano soltanto dai democratici e dalle associazioni civiche: anche il leader repubblicano del Senato John Thune ha detto che non dovrebbe essere finanziato dai contribuenti.

Il passaggio è semplice e pericoloso: la comunicazione istituzionale smette di informare e comincia a fare campagna per chi controlla l’istituzione. Quando il governo compra il culto del proprio capo con i soldi dei cittadini, chiamarlo “servizio pubblico” è già parte della propaganda.

https://apnews.com/article/26ae03010d78221d1d93b06c0818d06d

Il crocifisso non rende cristiana l’estrema destra (vaticannews.va)

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Sul volo di ritorno dalla Francia, Leone XIV ha parlato della crescita dell’estrema destra in Germania e della sua saldatura con una particolare forma di religiosità. Quella miscela, ha detto, non rappresenta un’autentica espressione del cristianesimo: il Vangelo non riguarda odio e divisione, ma comprensione, compassione e accompagnamento.

È una distinzione che la politica identitaria preferisce lasciare sfocata. Simboli cristiani, presepi e richiami alle radici vengono esibiti come certificati morali, anche quando servono a tracciare confini tra persone degne e indesiderabili. Ma un simbolo religioso usato come manganello culturale resta un manganello, non diventa Vangelo.

Il Papa non ha indicato un singolo partito da mettere all’indice: ha contestato la pretesa più comoda, quella di trasformare il cristianesimo in una vernice per l’estremismo. È una critica teologica, ma il bersaglio politico è chiarissimo.

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-09/papa-leone-xiv-intervista-viaggio-apostolico-aereo-francia.html

Roscioli vince, gli elettori spariscono (corrieredellacalabria.it)

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Fabio Roscioli ha vinto le suppletive della Camera nel collegio Reggio Calabria-Locri con il 51,02%. Frank Benedetto si è fermato al 36,6%, mentre Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, alla prima prova con il proprio simbolo, ha ottenuto il 10,94%.

Il dato politico più pesante, però, non è nella graduatoria: ha votato appena il 22,34% degli aventi diritto, 77.165 persone su 345.486. Il centrodestra conquista legittimamente il seggio, ma lo fa in un collegio dove quasi otto elettori su dieci hanno lasciato la scheda agli altri.

I partiti possono festeggiare percentuali e primati di nicchia. Resta una Camera che si riempie mentre i seggi elettorali si svuotano. Quando l’astensione diventa maggioranza assoluta, chiamarla soltanto disaffezione serve soprattutto a non chiedersi chi abbia smesso di rappresentare chi.

https://www.corrieredellacalabria.it/2026/09/28/suppletive-reggio-calabria-vittoria-di-roscioli-eletto-alla-camera-con-il-5102/

Regeni, una sentenza senza imputati (tgcom24.mediaset.it)

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La Corte d’Assise di Roma ha condannato in primo grado a dieci anni tre dei quattro agenti dei servizi egiziani imputati nel processo per Giulio Regeni; il quarto è stato assolto. È il primo verdetto nel merito dopo oltre dieci anni, diversi arresti procedurali e l’intervento della Corte costituzionale che ha consentito di celebrare il processo nonostante l’assenza degli accusati.

La sentenza rompe finalmente il muro dell’impossibilità giudiziaria, ma non quello politico. Gli imputati non sono mai comparsi e l’Egitto non ha fornito la collaborazione necessaria neppure per notificare gli atti. Roma ha ottenuto un pronunciamento; il Cairo conserva uomini, informazioni e potere di interdizione.

È la contraddizione che resta sul tavolo: si può pronunciare giustizia senza poterla eseguire, mentre i rapporti diplomatici ed economici continuano. Il verdetto conta. Ma misura anche quanto costa, in sovranità reale, chiedere verità a un alleato che può permettersi di non rispondere.

https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/omicidio-giulio-regeni-tre-007-egiziani-condannati-10-anni-carcere_117087193-202602k.shtml