Note di economia, politica e tecnologia

La legge elettorale col sondaggio incorporato (ansa.it)

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Alla vigilia degli emendamenti, il centrodestra ha rimesso il ballottaggio dentro la riforma elettorale. Marcello Pera ha depositato una proposta: premio al primo turno sopra il 48 per cento; altrimenti secondo turno fra coalizioni sopra il 38. Forza Italia lavora su una soglia diversa, mentre Lega e Noi Moderati frenano.

Il fatto verificato è la divisione della maggioranza e l’arrivo di formule concorrenti. Che siano cucite contro l’ascesa di Vannacci è una lettura politica, alimentata dagli stessi tempi e dai sondaggi, non una motivazione scritta nell’emendamento.

Resta però la contraddizione: una legge presentata come garanzia di stabilità cambia geometria mentre cambiano le convenienze dei partiti. Se le regole del voto inseguono ogni sondaggio, il problema non è più soltanto chi vincerà: è chi decide il campo mentre la partita è già cominciata.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/08/31/rebus-ballottaggio-dal-centrodestra-verranno-presentati-piu-emendamenti_05a6f9be-e7cd-46d8-bf56-f444b803669b.html

L’ultimo pacco, l’ultimo contratto (rainews.it)

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Pasquale Andriotta, corriere di 42 anni impiegato nell’appalto BRT di Piacenza-Caorso, è morto dopo un arresto cardiaco mentre effettuava una consegna. Era l’ultimo giorno del suo contratto a termine. Nelle stesse ore i colleghi scioperavano contro carichi crescenti, carenza di personale e turni giudicati insostenibili.

Non è accertato che le condizioni di lavoro abbiano causato il malore: stabilirlo spetta agli accertamenti, e trasformare una coincidenza drammatica in una sentenza sarebbe scorretto. È invece accertato il contesto che il sindacato chiede di verificare: quanti lavoratori fossero in servizio, quante consegne fossero state assegnate e quali precauzioni fossero state adottate con il caldo.

La logistica ci ha abituati a considerare normale che tutto arrivi subito. Meno visibile è la catena di appalti, contratti brevi e turni che rende possibile quella puntualità. Prima di celebrare l’efficienza dell’ultimo miglio, sarebbe il caso di sapere quanto pesa su chi lo percorre.

https://www.rainews.it/tgr/emiliaromagna/articoli/2026/08/piacenza-corriere-muore-a-42-anni-durante-una-consegna-2ea6385b-d7ce-4896-8d9e-8b5a5ce1de3e.html

La demografia non si governa per decreto (istat.it)

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Le nuove proiezioni dell’Istat stimano che la popolazione italiana scenderà da 58,9 milioni nel 2025 a 55 milioni nel 2050 e a 45,8 milioni nel 2080. Non è una profezia puntuale: è lo scenario mediano di un modello soggetto a incertezza. Ma la direzione del calo compare in tutti gli scenari considerati dall’istituto.

Cambieranno anche le famiglie: aumenteranno le persone sole, mentre nel 2050 le coppie con figli saranno meno numerose di quelle senza figli. Dietro il numero nazionale ci sono conseguenze molto concrete per lavoro, pensioni, sanità, scuola e assistenza.

La politica risponde da anni con bonus, ministeri ribattezzati e appelli alla natalità. L’Istat ricorda brutalmente che la demografia non obbedisce agli slogan: se lavoro, casa, servizi e tempi di cura rendono costoso costruire una famiglia, nessun decreto può ordinare ai cittadini di farla. Il problema non è convincere gli italiani a produrre figli per il welfare; è rendere il Paese abitabile per chi dovrebbe sostenerlo.

https://www.istat.it/comunicato-stampa/previsioni-della-popolazione-residente-delle-famiglie-e-delle-forze-di-lavoro-base-1-1-2025/

Schengen, il confine della propaganda (internazionale.it)

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L’Italia ha prorogato di altri quindici giorni i controlli aerei e marittimi sui viaggiatori in arrivo dalla Spagna. Il Viminale richiama il permanere delle ragioni di sicurezza legate alla crisi di Ceuta; Madrid ha risposto prolungando a sua volta i controlli sugli arrivi dall’Italia.

Il fatto è verificato. Non lo è, almeno pubblicamente, la tesi più grave usata per sostenerlo: il governo italiano continua a evocare il rischio di infiltrazioni jihadiste senza presentare elementi controllabili. La Spagna replica che i migranti entrati a Ceuta non hanno raggiunto l’area continentale di Schengen.

Così una misura temporanea diventa una gara di reciprocità tra due governi europei. Il confine non separa più un rischio accertato da una risposta proporzionata: separa due narrazioni nazionali, e nel mezzo restano i viaggiatori sottoposti a controlli perché Roma e Madrid preferiscono rispondersi con i timbri invece che con le prove.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/08/31/italy-extends-border-curbs-with-spain-a-month-after-migrant-rush

Iran, nuovi raid USA su Larak: un'altra guerra senza nome (ansa.it)

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Gli Stati Uniti hanno colpito nuovi lanciatori iraniani sull'isola di Larak, nello stretto di Hormuz. Teheran ha risposto colpendo basi americane in Giordania, mentre una petroliera avrebbe preso fuoco nello stretto: la sequenza, riportata da agenzie e testate internazionali, segna l'ennesima escalation di un confronto militare che dura ormai da mesi senza essere mai stato definito, né tantomeno dichiarato, come guerra.

È proprio questa la contraddizione più stridente: Washington conduce operazioni militari dirette contro un altro Stato senza un voto del Congresso né un dibattito pubblico all'altezza della posta in gioco, mentre buona parte della copertura mediatica internazionale continua a trattare i raid come episodi isolati anziché come tappe di un conflitto in espansione geografica, dalla Giordania agli Emirati.

Le cancellerie occidentali, dal canto loro, continuano a invocare la "de-escalation" mentre offrono coperture politiche e logistiche che la rendono poco credibile. Il nodo resta lo stesso di sempre: chi decide, con quale mandato, e chi ne risponde politicamente mentre l'escalation prosegue di settimana in settimana.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/08/31/tornano-i-raid-usa-in-iran-attacco-su-larak.-teheran-prende-di-mira-le-basi_d6d9581a-b7ae-4731-b009-3307af788336.html

Schengen con la Spagna: Roma proroga il blocco, Madrid risponde (thesocialpost.it)

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Il blocco Schengen tra Italia e Spagna, introdotto il 31 luglio dopo la crisi migratoria di Ceuta, scadeva oggi. Il governo Meloni ha scelto di prorogarlo di un altro mese, citando ragioni di sicurezza nazionale: al Viminale si parla di migliaia di migranti non identificati e di presunti "soggetti con matrice jihadista" tra gli arrivi, senza però fornire riscontri pubblici verificabili.

Madrid ha reagito parlando di "affronto" e ha attivato controlli speculari sui viaggiatori italiani in aeroporto, in un botta e risposta che ricorda più una ritorsione diplomatica che una misura tecnica di sicurezza. Curioso che proprio il governo spagnolo, dopo aver liquidato la crisi di Ceuta come "un attacco delle mafie", si trovi ora a subire le conseguenze politiche di una gestione dei flussi che né Roma né Madrid sembrano voler affrontare nel merito.

Sullo sfondo resta il silenzio di Bruxelles: sospendere Schengen per un mese, poi un altro ancora, è esattamente il genere di deroga prolungata che i trattati europei non prevedono come normalità, eppure nessuna istituzione comunitaria ha finora chiesto conto della durata della misura. Le opposizioni italiane parlano di demagogia; il governo, dal canto suo, non ha reso pubblici i dati su cui fonda l'allarme sicurezza.

https://www.thesocialpost.it/2026/08/31/meloni-non-arretra-su-schengen-blocco-con-la-spagna-verso-la-proroga-e-scontro-con-sanchez/

Hormuz, la tregua che spara (apnews.com)

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Gli Stati Uniti hanno colpito due lanciatori iraniani sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz: è la prima azione militare americana nota contro l’Iran dalla fine di luglio. Il Comando centrale sostiene che le Guardie rivoluzionarie stessero preparando razzi capaci di disseminare mine; Teheran conferma vittime e promette una risposta.

I fatti verificati finiscono qui. La motivazione preventiva è quella americana, non una prova indipendente; la minaccia di rappresaglia è quella iraniana, non ancora un’azione. Ma il dato politico è già evidente: la pausa nei combattimenti non era una tregua, era soltanto un intervallo deciso da chi conserva il diritto di premere il grilletto.

Washington dice di proteggere la libertà di navigazione nel passaggio energetico più delicato del mondo. Il problema è che ogni colpo sparato per difendere Hormuz rende Hormuz più pericoloso. È la contraddizione classica della deterrenza: promette stabilità mentre ne alza continuamente il prezzo.

https://apnews.com/article/6b098da673ac3161a266ee459d5eff44

Lipsia, i droni e la fretta di accusare Mosca (it.euronews.com)

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I fatti. Tra i primi giorni e la fine di agosto 2026, all'aeroporto di Lipsia/Halle sono stati individuati tre droni carichi di esplosivo: uno ha colpito un cargo della DHL, un altro conteneva quello che si ritiene essere materiale di tipo militare. La procura federale tedesca indaga per un possibile grave attacco alle infrastrutture di trasporto e logistica del Paese.

Secondo indiscrezioni riprese da più testate, il cancelliere Friedrich Merz sarebbe pronto ad attribuire formalmente la responsabilità alla Russia, con un pacchetto che includerebbe nuove sanzioni europee e ulteriori forniture di armi all'Ucraina — una svolta di cui a Berlino si parla già come "Zeitenwende 2.0". Il governo, però, frena ufficialmente: un portavoce ha dichiarato che l'esecutivo "non intende partecipare a speculazioni", e nessuna prova è stata finora resa pubblica.

Resta la distanza, tutt'altro che nuova, tra la cautela istituzionale dichiarata e le anticipazioni di stampa che già danno per scontate accuse formali e contromisure. Se le prove ci sono, non è chiaro perché non vengano mostrate prima di annunciare sanzioni e nuove armi; se non ci sono ancora, resta da capire perché la responsabilità russa venga comunque data quasi per certa nei retroscena.

https://it.euronews.com/my-europe/2026/08/29/attentato-con-droni-a-lipsia-merz-prepara-misure-contro-la-russia

Bonaccini contro Meloni: la frase «estrapolata» che fa comodo a tutti (ilfattoquotidiano.it)

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I fatti. Il 26 agosto, ad Albenga, Stefano Bonaccini ha detto che il voto ai due mandati di Trump — e per estensione all'elettorato di destra — è "in maggioranza un voto di chi ha studiato poco". Due giorni dopo Giorgia Meloni lo attacca su Facebook: parla di elitismo di sinistra e difende gli elettori di destra, che sceglierebbero "per ragioni pragmatiche" e non per ignoranza. "Li rispettiamo", scrive.

Bonaccini, ospite a Coffee Break su La7, replica che la frase è stata "estrapolata" dal contesto: il punto, dice, non era insultare gli elettori ma segnalare un problema della sinistra, che avrebbe bisogno di essere "più popolare". Il video del suo intervento, però, mostra che quella frase — per quanto incastonata in un discorso più lungo — è stata pronunciata così com'è.

Da qui in poi la vicenda smette di riguardare gli elettori e diventa un classico gioco a specchi: Meloni trova un bersaglio comodo e simbolico da brandire come prova di un presunto disprezzo della sinistra verso il popolo; Bonaccini si scopre vittima di un "tritacarne mediatico" invece di argomentare nel merito di quel che ha detto. Nessuno dei due, nel frattempo, ha portato un solo dato a sostegno delle proprie tesi su chi vota cosa e perché.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/28/meloni-bonaccini-polemica-voto-destra-notizie/8490506/

Sessantacinque miliardi di barili, zero pagine pubbliche (apnews.com)

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Donald Trump e la presidente venezuelana ad interim Delcy Rodríguez hanno annunciato un accordo su diciassette giacimenti con riserve stimate in 65 miliardi di barili. Una nuova società, partecipata dal governo statunitense e da un operatore privato ancora senza nome, avrebbe concessioni centennali; agli Stati Uniti spetterebbe il 55% della produzione effettiva, tra quota proprietaria e acquisti a prezzo di costo.

Trump lo chiama il più grande accordo petrolifero della storia. Caracas promette 100 miliardi di dollari d’investimenti e 209 miliardi di entrate fiscali. Ma il testo non è stato pubblicato, l’operatore non è noto e non è chiaro chi finanzierà il recupero di infrastrutture logorate da anni di crisi. Anche l’impatto sui prezzi richiederebbe anni, non un post celebrativo.

La grandezza delle cifre rende più grave, non meno grave, l’assenza di trasparenza. Quando una risorsa nazionale viene impegnata per un secolo, la domanda non è soltanto quanti barili arriveranno sul mercato: è chi ha ricevuto il diritto di estrarli, con quale controllo democratico e a beneficio di chi. La geopolitica del petrolio torna alla sua forma più sincera: la sovranità scritta in piccolo.

https://apnews.com/article/c229bc39b6e1a3d5dd16f7f9e67fef3f