Note di economia, politica e tecnologia

Tutto quello che si vorrebbe dire ma che non si può dire

Politica

Report, la sostituzione perde un pezzo (adnkronos.com)

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Giulia Presutti ha rinunciato alla co-conduzione di Report, annunciata dalla Rai insieme a Daniele Piervincenzi dopo l’uscita di Sigfrido Ranucci. In una mail al direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini, la giornalista ha spiegato di fare un passo indietro nella speranza di aiutare la trasmissione, finita in giorni di scontri interni sul metodo e sui nomi scelti.

È un nuovo fatto, non la replica della polemica precedente: il progetto con cui la Rai pensava di chiudere il caso Ranucci perde già uno dei due volti indicati. Un avvicendamento presentato come scelta professionale si rivela così incapace persino di ottenere una tregua nella redazione che dovrebbe realizzarlo.

Il servizio pubblico non è tenuto a rendere ogni nomina indiscutibile. È però tenuto a governare i passaggi editoriali senza trasformare un programma d’inchiesta in un bollettino di crisi aziendale. Se una designata rinuncia «per aiutare» la trasmissione, il problema non è più soltanto chi conduce: è chi ha gestito il cambio e con quale credibilità.

https://www.adnkronos.com/politica/report-presutti-conduzione-rinuncia_4kEKjbkmN2hLEuZj67k0nr

Fine vita, il Veneto rompe il fronte (ansa.it)

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Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato con 32 sì, 14 no e 5 astensioni la legge che disciplina procedure e tempi dell’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito. È la quarta Regione a intervenire dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, ma la prima governata dal centrodestra. Il testo resta nel perimetro tracciato dalla Corte costituzionale e rafforza il passaggio sulle cure palliative e sui pareri clinici e bioetici.

Il dato politico è più netto di molte dichiarazioni di principio: mentre il Parlamento rinvia, sono le Regioni a riempire il vuoto con regole operative. E quando a farlo è il Veneto, il fine vita smette di poter essere archiviato come una bandiera della sinistra e diventa una frattura reale dentro la destra.

Non è una liberalizzazione senza condizioni, ma il tentativo di sottrarre pazienti, famiglie e medici a tempi opachi e percorsi improvvisati. La contraddizione istituzionale rimane: su una materia tanto delicata, la geografia regionale continua a contare più di una legge nazionale che il Parlamento non riesce a scrivere.

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/09/02/il-veneto-approva-la-legge-sul-fine-vita_ca518124-8cde-4d24-a158-c7fc1a0b6f95.html

Ballottaggio anti-Vannacci: la destra ha paura dei suoi elettori (lapresse.it)

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A pochi giorni dal voto in commissione, il centrodestra riscopre il ballottaggio: l'emendamento del senatore di Fratelli d'Italia Marcello Pera propone un secondo turno tra le prime due coalizioni se nessuna supera il 48%, purché entrambe abbiano già superato il 38%, mentre Forza Italia rilancia con una soglia al 40%. La Lega, per ora, frena. L'obiettivo più o meno dichiarato è uno solo: contenere l'ascesa di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale, che nei sondaggi erode consensi proprio agli alleati di governo.

Vannacci non si è fatto attendere: "il problema, per qualcuno, sono gli italiani che hanno deciso di votare per lui", ha detto, accusando la maggioranza di cambiare le regole quando il consenso popolare non va nella direzione gradita. È un'accusa che suona familiare a chi segue la politica italiana da più di una legislatura: la riforma elettorale come strumento per disinnescare avversari interni prima ancora che esterni, con la scusa della governabilità.

Sul fronte opposto, le opposizioni, da Elly Schlein a Giuseppe Conte, attaccano il centrodestra per essersi concentrato su un tecnicismo elettorale mentre il Paese affronta inflazione e potere d'acquisto in calo, senza però offrire una propria proposta alternativa sulla legge. Il dibattito parlamentare è fissato per il 9 settembre: fino ad allora ogni partito terrà aperte tutte le opzioni, compresa quella di accusare gli altri di praticare esattamente ciò che si accinge a fare a sua volta.

https://www.lapresse.it/politica/2026/09/01/legge-elettorale-nodo-sul-ballottaggio-vannacci-al-centrodestra-mossa-della-paura/

La legge elettorale si riscrive quando fa comodo (ansa.it)

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Fino a poche settimane fa Roberto Vannacci veniva liquidato come fenomeno di nicchia, quasi irrilevante nei radar del centrodestra. Ora che i sondaggi lo danno sopra la Lega e in crescita costante, lo stesso centrodestra riscopre il ballottaggio: la proposta del senatore Pera (FdI) prevede un secondo turno se nessuna coalizione supera il 48% al primo turno, con soglia minima al 38%. Forza Italia lavora a una propria versione con soglia al 40%, la Lega frena. Tre partiti dello stesso schieramento, tre soglie diverse: la differenza non è tecnica, è la misura della paura di ciascuno.

Vannacci ha buon gioco a chiedere perché si cambino le regole per un soggetto definito irrilevante fino a ieri. È un'obiezione che mette in imbarazzo anche chi, da sinistra, insegue da mesi un'intesa sul maggioritario per arginare la propria frammentazione: il campo largo si guarda bene dal criticare nel merito un ballottaggio che, se ben calibrato, premierebbe anche le coalizioni ampie. Le opposizioni di Conte, Schlein e Bonelli parlano di manovra dettata dalla paura, ma nessuno propone di lasciare la legge elettorale così com'è.

Il paradosso è tutto qui: la riforma nasce dichiaratamente per contenere un consenso elettorale legittimo, non per migliorare la rappresentanza, e viene scritta a partita in corso da chi quelle regole dovrebbe applicare in modo neutro. Non è la prima volta che accade in Italia, e difficilmente sarà l'ultima.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/08/31/vannacci-ballottaggio-mossa-della-paura-ma-non-eravamo-irrilevanti_3bca94a1-820c-4437-8baf-4719fb00575e.html

La legge elettorale col sondaggio incorporato (ansa.it)

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Alla vigilia degli emendamenti, il centrodestra ha rimesso il ballottaggio dentro la riforma elettorale. Marcello Pera ha depositato una proposta: premio al primo turno sopra il 48 per cento; altrimenti secondo turno fra coalizioni sopra il 38. Forza Italia lavora su una soglia diversa, mentre Lega e Noi Moderati frenano.

Il fatto verificato è la divisione della maggioranza e l’arrivo di formule concorrenti. Che siano cucite contro l’ascesa di Vannacci è una lettura politica, alimentata dagli stessi tempi e dai sondaggi, non una motivazione scritta nell’emendamento.

Resta però la contraddizione: una legge presentata come garanzia di stabilità cambia geometria mentre cambiano le convenienze dei partiti. Se le regole del voto inseguono ogni sondaggio, il problema non è più soltanto chi vincerà: è chi decide il campo mentre la partita è già cominciata.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/08/31/rebus-ballottaggio-dal-centrodestra-verranno-presentati-piu-emendamenti_05a6f9be-e7cd-46d8-bf56-f444b803669b.html

Schengen, il confine della propaganda (internazionale.it)

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L’Italia ha prorogato di altri quindici giorni i controlli aerei e marittimi sui viaggiatori in arrivo dalla Spagna. Il Viminale richiama il permanere delle ragioni di sicurezza legate alla crisi di Ceuta; Madrid ha risposto prolungando a sua volta i controlli sugli arrivi dall’Italia.

Il fatto è verificato. Non lo è, almeno pubblicamente, la tesi più grave usata per sostenerlo: il governo italiano continua a evocare il rischio di infiltrazioni jihadiste senza presentare elementi controllabili. La Spagna replica che i migranti entrati a Ceuta non hanno raggiunto l’area continentale di Schengen.

Così una misura temporanea diventa una gara di reciprocità tra due governi europei. Il confine non separa più un rischio accertato da una risposta proporzionata: separa due narrazioni nazionali, e nel mezzo restano i viaggiatori sottoposti a controlli perché Roma e Madrid preferiscono rispondersi con i timbri invece che con le prove.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/08/31/italy-extends-border-curbs-with-spain-a-month-after-migrant-rush

Schengen con la Spagna: Roma proroga il blocco, Madrid risponde (thesocialpost.it)

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Il blocco Schengen tra Italia e Spagna, introdotto il 31 luglio dopo la crisi migratoria di Ceuta, scadeva oggi. Il governo Meloni ha scelto di prorogarlo di un altro mese, citando ragioni di sicurezza nazionale: al Viminale si parla di migliaia di migranti non identificati e di presunti "soggetti con matrice jihadista" tra gli arrivi, senza però fornire riscontri pubblici verificabili.

Madrid ha reagito parlando di "affronto" e ha attivato controlli speculari sui viaggiatori italiani in aeroporto, in un botta e risposta che ricorda più una ritorsione diplomatica che una misura tecnica di sicurezza. Curioso che proprio il governo spagnolo, dopo aver liquidato la crisi di Ceuta come "un attacco delle mafie", si trovi ora a subire le conseguenze politiche di una gestione dei flussi che né Roma né Madrid sembrano voler affrontare nel merito.

Sullo sfondo resta il silenzio di Bruxelles: sospendere Schengen per un mese, poi un altro ancora, è esattamente il genere di deroga prolungata che i trattati europei non prevedono come normalità, eppure nessuna istituzione comunitaria ha finora chiesto conto della durata della misura. Le opposizioni italiane parlano di demagogia; il governo, dal canto suo, non ha reso pubblici i dati su cui fonda l'allarme sicurezza.

https://www.thesocialpost.it/2026/08/31/meloni-non-arretra-su-schengen-blocco-con-la-spagna-verso-la-proroga-e-scontro-con-sanchez/

Bonaccini contro Meloni: la frase «estrapolata» che fa comodo a tutti (ilfattoquotidiano.it)

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I fatti. Il 26 agosto, ad Albenga, Stefano Bonaccini ha detto che il voto ai due mandati di Trump — e per estensione all'elettorato di destra — è "in maggioranza un voto di chi ha studiato poco". Due giorni dopo Giorgia Meloni lo attacca su Facebook: parla di elitismo di sinistra e difende gli elettori di destra, che sceglierebbero "per ragioni pragmatiche" e non per ignoranza. "Li rispettiamo", scrive.

Bonaccini, ospite a Coffee Break su La7, replica che la frase è stata "estrapolata" dal contesto: il punto, dice, non era insultare gli elettori ma segnalare un problema della sinistra, che avrebbe bisogno di essere "più popolare". Il video del suo intervento, però, mostra che quella frase — per quanto incastonata in un discorso più lungo — è stata pronunciata così com'è.

Da qui in poi la vicenda smette di riguardare gli elettori e diventa un classico gioco a specchi: Meloni trova un bersaglio comodo e simbolico da brandire come prova di un presunto disprezzo della sinistra verso il popolo; Bonaccini si scopre vittima di un "tritacarne mediatico" invece di argomentare nel merito di quel che ha detto. Nessuno dei due, nel frattempo, ha portato un solo dato a sostegno delle proprie tesi su chi vota cosa e perché.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/28/meloni-bonaccini-polemica-voto-destra-notizie/8490506/

Report cambia volto, la Rai non spiega perché (ufficiostampa.rai.it)

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La Rai ha tolto a Sigfrido Ranucci la conduzione e la responsabilità autorale di Report, affidandole a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Il comunicato ufficiale elogia competenza e professionalità dei successori, ma non chiarisce pubblicamente quale fatto renda necessario l’allontanamento immediato del giornalista che guidava il programma dal 2017.

Nella contestazione legale di Ranucci emerge che l’azienda avrebbe richiamato una situazione di incompatibilità, le pressioni sulla redazione e una credibilità ridotta da «percezioni» di opacità e interferenze. La squadra storica giudica la scelta irricevibile e minaccia dimissioni in blocco; la Rai ha offerto a Ranucci tre incarichi alternativi.

La qualità dei nuovi conduttori non risponde alla domanda istituzionale. Un servizio pubblico può cambiare una guida, ma deve spiegare criteri, fatti e responsabilità: soprattutto quando interviene sul programma d’inchiesta più esposto della propria offerta. Governare per percezioni è comodo; rendere conto ai cittadini sarebbe servizio pubblico.

https://ufficiostampa.rai.it/ufficiostampa/articoli/2026/08/Report-alla-conduzione-Giulia-Presutti-e-Daniele-Piervincenzi--2fe6c279-fa6d-405b-a834-d5c4ebf19bb0.html

Accise sul gasolio, tredicesima proroga: lo "strutturale" resta un miraggio (ansa.it)

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Il governo ha prorogato fino al 5 settembre lo sconto di 17 centesimi al litro sulle accise del gasolio, l'ennesima proroga di una misura tampone attiva da marzo. Il costo, circa 130 milioni di euro, viene coperto con un anticipo delle tasse sui dividendi dei grandi gruppi energetici, Eni in testa, che ottengono in cambio un credito d'imposta equivalente. Giorgia Meloni ha chiesto di accelerare sul "dopo", Antonio Tajani parla di "aiuti strutturali mirati" per redditi bassi, ceto medio e imprese, mentre Giancarlo Giorgetti lavora a Palazzo Chigi sulla copertura.

Il problema è che "il dopo" viene annunciato a ogni proroga da marzo, e puntualmente slitta alla proroga successiva. Il passaggio dal taglio generalizzato delle accise a un sostegno selettivo basato sul reddito - più equo sulla carta, più complesso da attuare - resta sulla carta anche questa volta, senza una data né una struttura definita.

Resta poi il nodo del finanziamento: usare un anticipo sui dividendi di società partecipate dallo Stato per coprire uno sconto fiscale è un'operazione contabile più che una misura strutturale, e sposta nel tempo un conto che qualcuno dovrà comunque pagare. Sul finanziamento alternativo, una tassazione più incisiva degli extraprofitti energetici, la maggioranza continua a discutere senza arrivare a una decisione.

https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/08/26/decreto-carburanti-taglio-delle-accise-sul-gasolio-fino-al-5-settembre.-poi_175d5d3a-cfee-4f2c-9b49-daf2c2dfc20f.html