La legge elettorale si riscrive quando fa comodo (ansa.it)
0Fino a poche settimane fa Roberto Vannacci veniva liquidato come fenomeno di nicchia, quasi irrilevante nei radar del centrodestra. Ora che i sondaggi lo danno sopra la Lega e in crescita costante, lo stesso centrodestra riscopre il ballottaggio: la proposta del senatore Pera (FdI) prevede un secondo turno se nessuna coalizione supera il 48% al primo turno, con soglia minima al 38%. Forza Italia lavora a una propria versione con soglia al 40%, la Lega frena. Tre partiti dello stesso schieramento, tre soglie diverse: la differenza non è tecnica, è la misura della paura di ciascuno.
Vannacci ha buon gioco a chiedere perché si cambino le regole per un soggetto definito irrilevante fino a ieri. È un'obiezione che mette in imbarazzo anche chi, da sinistra, insegue da mesi un'intesa sul maggioritario per arginare la propria frammentazione: il campo largo si guarda bene dal criticare nel merito un ballottaggio che, se ben calibrato, premierebbe anche le coalizioni ampie. Le opposizioni di Conte, Schlein e Bonelli parlano di manovra dettata dalla paura, ma nessuno propone di lasciare la legge elettorale così com'è.
Il paradosso è tutto qui: la riforma nasce dichiaratamente per contenere un consenso elettorale legittimo, non per migliorare la rappresentanza, e viene scritta a partita in corso da chi quelle regole dovrebbe applicare in modo neutro. Non è la prima volta che accade in Italia, e difficilmente sarà l'ultima.
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