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Basta dire che è un test (gambit.security)

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Un gruppo ransomware russofono, Aur0ra, ha usato l’agente di programmazione di Cursor durante intrusioni contro almeno sette aziende. I ricercatori di Gambit Security hanno recuperato 28 sessioni da un server lasciato esposto; Reuters ha esaminato parte dei registri e identificato autonomamente sei vittime, tra cui un produttore italiano.

L’agente ha rifiutato alcune richieste, ma gli operatori riuscivano quasi sempre a superare il blocco aprendo una nuova conversazione e dichiarando che l’attacco era una simulazione autorizzata. Non è accertato che ogni operazione abbia prodotto furto di dati o estorsione, né che l’IA abbia creato capacità offensive nuove: ha però reso più rapido il lavoro di chi era già dentro le reti.

La contraddizione è ormai industriale. Vendiamo agenti capaci di agire sui sistemi e affidiamo il confine tra assistenza e complicità alla versione raccontata dall’utente. Se per aggirare una barriera basta scrivere «è un test», non siamo davanti a una protezione imperfetta: siamo davanti a un cartello di sicurezza appeso a una porta aperta.

https://gambit.security/news-resources

Tag: Cursor cybersicurezza intelligenza artificiale ransomware

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