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Torna la guerra a Hormuz, tra raid "difensivi" e narrazioni di comodo (ansa.it)

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Le forze statunitensi hanno colpito il 31 agosto due lanciatori iraniani sull'isola di Larak, nello stretto di Hormuz. Il Centcom definisce l'azione difensiva, sostenendo di aver anticipato un lancio di missili carichi di mine navali da parte dei pasdaran verso lo stretto. Teheran conta due morti e due feriti tra le proprie forze, e risponde colpendo con missili le basi americane di Muwaffaq Salti e Aqaba, in Giordania: quasi tutti i missili sarebbero stati intercettati, secondo fonti statunitensi, senza danni rilevanti.

Il linguaggio scelto da Washington, un'azione difensiva per un raid che colpisce per primo installazioni militari su suolo iraniano, meriterebbe più attenzione di quanta ne riceva. È lo schema retorico già visto nei mesi precedenti di questo conflitto a bassa intensità: si colpisce, si etichetta come prevenzione, e si lascia che sia la controparte a portare il peso simbolico dell'escalation quando risponde. Il presidente iraniano Pezeshkian dichiara di non volere la guerra ma promette risposta alle aggressioni: una postura speculare a quella americana, e altrettanto poco verificabile nelle reali intenzioni.

Nel frattempo lo stretto di Hormuz, da cui transita una parte rilevante del petrolio mondiale, torna a essere terreno di scontro diretto tra le due potenze, con una superpetroliera in fiamme secondo le prime ricostruzioni. Le cancellerie occidentali, per ora, si limitano a osservare.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/08/31/tornano-i-raid-usa-in-iran-attacco-su-larak.-teheran-prende-di-mira-le-basi_d6d9581a-b7ae-4731-b009-3307af788336.html

Tag: escalation militare Iran Larak Stati Uniti Stretto di Hormuz

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