Salvini rieletto chiede lo stop alle armi a Kiev, il governo risponde: la linea non cambia (ansa.it)
0Al congresso della Lega, Matteo Salvini ha detto che l'Italia non può continuare a mandare soldi e armi all'Ucraina e che, se confermato segretario, porterà la questione in Consiglio dei ministri. Il giorno dopo, Tajani ha risposto che il prossimo pacchetto di aiuti militari è già pronto, e Crosetto che la linea sull'Ucraina non cambia: è un impegno preso in sede Ue e Nato.
Il copione è già visto. Come ricordano le cronache, la Lega ha votato ogni decreto di aiuti finora, e nel 2025 ottenne soltanto una riformulazione del testo, con priorità a equipaggiamenti logistici, sanitari e di protezione. La voce grossa serve a presidiare l'elettorato prima del voto, mentre la sostanza della politica estera resta quella di Palazzo Chigi. Il vero banco di prova sarà il decreto che scade a fine 2026.
Ma la maggioranza non esce meglio: un vicepremier che chiede l'opposto della linea ufficiale, e un governo che gli risponde con una nota di fonti anonime e un ministro che parla da solo, non è coesione, è un'abitudine. Il costo di questa ambiguità lo paga la credibilità internazionale dell'Italia, e anche chi, a Roma, vorrebbe un dibattito serio su obiettivi e durata del sostegno a Kiev invece di un rito di congresso. Vale per il centrodestra come per le opposizioni, divise a loro volta sul tono da tenere.
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