Nove metri in mezz’ora (apnews.com)
0Un collasso glaciale nell’Himalaya ha scaricato ghiaccio, roccia e acqua lungo le valli al confine tra Nepal e Tibet. Le autorità contano almeno 168 morti e più di 1.300 dispersi; tra loro ci sono centinaia di turisti e pellegrini. Secondo le osservazioni idrologiche citate da AP, il Trishuli è salito fino a nove metri in circa mezz’ora.
All’inizio il segnale sismico era stato letto come un terremoto di magnitudo 5,2. L’USGS ha poi corretto l’analisi: quel segnale era il crollo stesso. La distinzione non è accademica. Dice quanto sia difficile riconoscere in tempo un pericolo che nasce in quota e diventa una parete d’acqua quando raggiunge villaggi, ponti e strade.
Il riscaldamento rende più instabili ghiacciai e laghi glaciali in una regione già fragile. Continuare a chiamare queste stragi “calamità naturali” basta a descrivere la forza dell’evento, non l’impreparazione. Il clima cambia a monte; la politica continua ad arrivare a valle, insieme ai soccorsi.
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