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Milano, la piazza brucia e la politica sceglie la gara a chi condanna meglio (ilpost.it)

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Sabato, nella giornata di cortei contro il carovita, a Milano un corteo di circa 5.000 persone ("Italia in piazza", movimento organizzato online e dichiaratamente apartitico) è degenerato tra via Broletto, piazza Duomo e San Babila: pietre, barricate, idranti e lacrimogeni. Circa 50 persone sono state fermate, secondo Open quasi metà minorenni; Il Post riporta 15 agenti e 25 manifestanti feriti. Incidenti anche a Torino e Bologna, dove ci sono stati quattro arresti di minorenni e decine di agenti feriti.

Giorgia Meloni ha chiesto alle opposizioni di condannare le violenze "senza ambiguità", sostenendo che "ogni reticenza diventa giustificazione"; Tajani ha accusato parte dell'opposizione di alimentare le proteste. Il sindaco Sala ha definito le violenze ingiustificabili, pur riconoscendo che le ragioni della piazza sono comprensibili, e ha messo in guardia dalle strumentalizzazioni. Il tutto mentre la CGIL ha annunciato lo sciopero generale del 20 novembre.

Condannare è giusto e dovuto, ma è anche la via più comoda. Il governo chiede abiura alle opposizioni, ma tace su cosa abbia fatto in concreto per salari e carovita, il tema che ha portato in piazza migliaia di persone; le opposizioni, dal canto loro, devono smettere di cavarsela con formule sul disagio sociale e dire con chiarezza dove finisce la protesta. E c'è un dato che nessuno dei due campi sembra voler guardare: quanti dei fermati sono minorenni.

https://www.ilpost.it/2026/10/17/scontri-milano-manifestazione-carovita/

Tag: carovita Meloni Milano opposizioni proteste

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