Midterm, Tajani: «Meloni non è una Maga». Fino a ieri, però, la strategia era un'altra (ansa.it)
0Il voto del 3 novembre ha consegnato il Congresso americano ai Democratici: secondo i principali conteggi (CNN, NBC, riportati da ANSA e Adnkronos) la Camera è passata a Jeffries e il Senato è stato strappato ai Repubblicani in Stati come Texas, Ohio, Iowa, Kansas e Maine. Trump dice di accettare il risultato, ammette che il caro-carburanti legato alla guerra con l'Iran ha pesato, e intanto minaccia il veto. Vance, dal canto suo, attribuisce la sconfitta proprio alla guerra.
In Italia la reazione del governo è stata immediata e altrettanto prevedibile. Antonio Tajani ha spiegato che l'Italia «non è mai stata trumpiana» e che Giorgia Meloni «non è una Maga», aggiungendo che il rapporto con gli Stati Uniti «non cambia» chiunque governi. Una linea di prudenza istituzionale comprensibile: ma suona strano sentirla proprio ora, a risultato acquisito, da chi per anni ha rivendicato il rapporto privilegiato con Washington come un tratto distintivo della politica estera di questo esecutivo.
Il centrosinistra, dal canto suo, legge il voto come una bocciatura della destra e accusa la premier di subalternità a Trump. Anche qui, il tempismo è sospetto: la lezione americana viene brandita come verdetto sull'Italia, quando gli elettori Usa hanno votato su carovita, dazi e guerra, non sulle alleanze di Palazzo Chigi. Resta il dato di fondo: quando il vento cambia, tutti scoprono di aver sempre avuto una posizione equidistante.
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