La regolarizzazione diventa un caso europeo (consilium.europa.eu)
0Italia, Danimarca e Polonia hanno portato al Consiglio europeo una critica indiretta alla regolarizzazione straordinaria decisa dalla Spagna per circa 600 mila migranti. La tesi è che misure nazionali di questo tipo possano creare incentivi agli ingressi irregolari e produrre effetti sugli altri Paesi dell’area Schengen. Madrid replica con i dati sul calo degli arrivi e ricorda che i permessi restano competenza nazionale.
Il compromesso finale non consegna a Bruxelles un veto sulle sanatorie: chiede più coordinamento quando una scelta interna può avere conseguenze sugli altri Stati membri. È una formula prudente, ma scopre la contraddizione permanente dell’Unione: frontiere interne aperte, politiche migratorie ancora nazionali e governi pronti a europeizzare solo le decisioni prese dagli altri.
Una regolarizzazione può essere discussa per efficacia, lavoro nero e capacità amministrativa. Trasformarla in un processo alle intenzioni serve meno. Se Schengen rende davvero comuni gli effetti, allora occorrono criteri comuni e responsabilità condivise; se la competenza resta nazionale, non può diventare sovranità a geometria variabile, intoccabile quando chiude e sospetta quando regolarizza.
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