La guerra ombra arriva a Washington (justice.gov)
0Il Dipartimento di Giustizia americano ha incriminato cinque persone che, secondo l’accusa, avrebbero lavorato per i servizi russi in una rete di sorveglianza, omicidi su commissione e sabotaggi. Nell’episodio più recente, un residente negli Stati Uniti sarebbe stato reclutato per pedinare un dissidente russo e poi avrebbe rifiutato 40 mila dollari per farlo «sparire». Gli imputati restano latitanti e le contestazioni, è bene ricordarlo, devono ancora essere provate in tribunale.
La novità politica non è la scoperta dello spionaggio, ma il salto di scala attribuito alla rete: eliminare oppositori e colpire infrastrutture nei Paesi schierati con l’Ucraina. Se l’impianto accusatorio reggerà, la distinzione rassicurante tra guerra al fronte e normalità nelle capitali occidentali sarà sempre più una finzione amministrativa.
Washington presenta il caso come una minaccia sventata; Mosca non ha risposto nell’immediato e in passato ha negato operazioni analoghe all’estero. Tra propaganda e contropropaganda resta però un dato concreto: l’accusa è depositata, i cinque sono fuori portata e la guerra ibrida continua a prosperare proprio nello spazio dove tutti possono negare tutto.
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