De Pasquale lascia la toga, la giustizia resta al banco
0Fabio De Pasquale, pm milanese entrato in magistratura nel 1987 e protagonista di inchieste su Craxi, Berlusconi e sul caso Eni-Nigeria, ha lasciato la toga in anticipo. Le dimissioni risalgono al 9 luglio; ai conoscenti avrebbe spiegato di non riconoscersi più nella magistratura e di non vedere ragioni per continuare.
La tentazione è trasformare l’addio in un referendum sul singolo magistrato: eroe per alcuni, simbolo della giustizia politicizzata per altri. È il modo più comodo per evitare la questione vera. Dopo assoluzioni, procedimenti disciplinari e decenni di scontro permanente tra politica e toghe, un magistrato così esposto se ne va denunciando una frattura con l’istituzione.
Non prova che avesse sempre ragione; prova però che il sistema continua a consumare credibilità mentre ciascuna fazione assolve i propri e processa gli avversari in televisione. La giustizia italiana non ha bisogno dell’ennesimo santino o capro espiatorio: ha bisogno di regole credibili anche quando il nome sul fascicolo non piace.
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