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Cento perquisizioni, metà sono minorenni (adnkronos.com)

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La Digos ha eseguito perquisizioni personali e domiciliari in 18 città nei confronti di circa cento persone identificate durante i disordini del 17 e 18 ottobre. Cinquantuno sono minorenni. Gli accertamenti, disposti in parte dall’autorità giudiziaria e in parte avviati dalla polizia, servono a raccogliere elementi sulle responsabilità individuali: una perquisizione non equivale a una condanna.

Il dato politico, però, è già evidente. Dopo le devastazioni arriva una risposta nazionale di polizia, mentre più della metà dei soggetti coinvolti nell’operazione non ha ancora diciotto anni. Le istituzioni hanno il dovere di perseguire i reati, ma non possono presentare il catalogo delle misure repressive come una politica per i giovani.

Se il dibattito si ferma a droni, militari e nuove fattispecie penali, resta senza risposta la domanda più scomoda: come si è prodotta una mobilitazione violenta tanto giovane e diffusa? Perquisire può chiarire chi ha fatto cosa. Non spiega perché così tanti adolescenti abbiano scelto la piazza come terreno di distruzione.

https://www.adnkronos.com/cronaca/milano-manifestazione-scontri-proteste-news_Z8btKRH2qcnpD2v80IyXB

Tag: Digos disordini giovani minorenni ordine pubblico

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